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Heaven Shall Burn: “Ormai il mondo della musica metal guarda più le vendite dei dischi rispetto all’importanza storica” – Intervista a Maik Weichert

Per me e Giorgio è stato un onore poter intervistare una delle band che ascoltiamo sin da adolescenti, di cui possediamo ogni album in diverse edizioni e che abbiamo seguito in passato anche in Germania. E per chi conosce gli Heaven Shall Burn oltre alla sfera musicale sa bene che impostare un’intervista adeguata non è cosa facile. Noi però siamo contenti di aver messo alla prova il fondatore e chitarrista Maik con le nostre domande e di averlo punzecchiato su tanti aspetti che circondando la sua band.

Ciao Maik e grazie per l’opportunità, come stai? 
Sto bene, grazie mille per averlo chiesto!

Quest’intervista è per noi molto sentita, in quanto se siamo amici è proprio grazie alla vostra band, infatti il primo concerto al quale abbiamo partecipato insieme è stato quello a Monaco per il vostro “The Final March Tour”
Veramente? Questa cosa mi fa molto piacere, anche se purtroppo per quella data non ero presente in quanto malato (sostituito da Bobo degli Alestorm, nda), con chi eravamo in tour? Gli Hypocrisy?

 
No, c’erano Whitechapel, August Burns Red e In Hearts Wake.
Ah si vero, bellissimo tour quello!

Finalmente tornate in Italia dopo diverso tempo, l’ultima volta risale infatti a sei anni fa!
Si, è davvero molto tempo ed eravamo di supporto ai Korn. Ma è sempre bello tornare nel vostro paese, si mangia bene, si sta bene e a febbraio c’è un clima più bello che in Germania (ride nda). Oltre al fatto che ogni volta che torno qui ne approfitto per visitare musei e città, che sia Milano, Bologna o qualsiasi altro posto, siete un paese ricco di storia.

Sono passati poco meno di tre anni dal vostro album “Of Truth & Sacrifice”, avete in progetto di rilasciare qualcosa a breve?
No, non penso rilasceremo un nuovo album quest’anno, anche se la nostra voglia di scrivere non si ferma mai. Abbiamo sempre qualche idea in testa e ogni occasione è buona per delle nuove canzoni, considera inoltre che il nostro ultimo album è un doppio disco quindi dovrete attendere il doppio del tempo (ride nda).

Nel corso della vostra carriera siete sempre rimasti fedeli al vostro sound e nonostante ciò sono sempre usciti album convincenti. Come affronti la stesura delle canzoni e come ti confronti con la musica di nuova generazione?
Noi non abbiamo mai mutato il nostro modo di comporre, anche se ci siamo presi qualche piccolo azzardo negli ultimi dischi. Il nostro stile non è mutato più di tanto col passare del tempo, anche se certamente i primi lavori avevano uno stampo diverso, credo però che sia bello aggiungere alla musica elementi nuovi, rendendola in qualche senso più interessante o diversa anche se in piccola parte. Non mi piace l’idea di rivoluzionare completamente il nostro sound e il nostro modo di scrivere. Riguardo alla musica attuale, ti dirò che ascolto un sacco di band nuove come i Malevolence che personalmente adoro tantissimo. Poi l’ultimo degli In Flames devo essere sincero mi sta piacendo più di quanto mi aspettassi. 

Siete una band molto attiva nella politica e nell’ambiente, tu in quale di questi due aspetti trai maggiore ispirazione per scrivere musica?
Nessuna delle due in particolare, tanto basta aprire un giornale o guardare la TV per rendersi conto di come l’uomo sta distruggendo tutto quello che ci circonda e quindi le idee non mancano mai, è proprio una cosa sulla quale gli HSB non saranno mai a corto!

L’anno prossimo sarete per la prima volta headliner a Wacken, coronamento di una carriera di successo. Hai qualche rimpianto?
A me sembra inverosimile, mi ricordo ancora quando suonammo nel palco più piccolo sotto al tendone e man mano che passavano gli anni riuscivamo a guadagnare spazi sempre più importanti. Ora finalmente ci sarà la nostra prima data da headliner nel festival più famoso al mondo. Oltre a essere estremamente orgogliosi di questo, siamo tutti nervosi nel dover affrontare un evento simile. Non vediamo l’ora di suonarci, ovviamente. Sui rimpianti invece non ne ho, anche se avremmo voluto entrare più a fondo nel mercato americano, siamo consci che non siamo famosi come qui in Europa, e questo è dovuto soprattutto al fatto che ognuno di noi ha un secondo lavoro oltre a quello degli Heaven Shall Burn. Per esempio Marcus lavora in ospedale, Chris è un insegnante e io un avvocato. Di conseguenza organizzare tour in USA non è facile, perché dobbiamo sempre e comunque orchestrare il tutto in base ai nostri permessi lavorativi, però questo è l’unico vero rimpianto se così si può chiamare. Sembra un paradosso, ma organizzare un tour da gruppo spalla è molto più complicato, devi attenerti al calendario della band principale e questo ha reso spesso impossibile per noi unirci a tour oltreoceano.
Ci stai quindi dicendo che più una band è grande e meno stress c’è nell’organizzazione del tour e via dicendo?
Esattamente! Ora che abbiamo raggiunto un livello sufficiente per gestire le nostre date è tutto molto più semplice e decidi tu dove, come e quando andare. 

Siete una delle band metal tedesche di maggior successo insieme a Helloween, Rammstein, Kreator e Accept, per fare qualche esempio. Nel 1995 quando hai creato la band sotto il moniker “Before The Fall” con che approccio ti sei messo nei confronti della musica? Voleva essere la tua vita o è stato il classico esempio di essere al posto giusto nel momento giusto?
Nella lista ti sei dimenticato i Powerwolf (ride nda), poi sicuri che fosse il ‘95?


Si poi sono entrati i cugini Bischoff nel ‘97!
Ah sì giusto, vedo che siete preparati (ride nda). Innanzitutto, per fare successo nel mondo della musica metal bisogna avere molta fortuna, ed è inutile negarlo. L’altro fattore che ha inciso tantissimo, come detto poco prima, è che tutti noi abbiamo un secondo lavoro, quindi non dipendiamo solamente della musica ma sono una parte delle nostre entrate. Questo ci ha permesso di vivere la band non come un impegno logorante, ma anzi ci ha reso molto più amici del previsto, riuscendo a essere molto più rilassati nella stesura dei vari dischi. Soprattutto nel periodo covid, la nostra fortuna è stata proprio questa! 

Sappiamo bene che l’Italia non è tra i vostri paesi preferiti in cui suonare, però ci sono tantissimi ragazzi che sono cresciuti con la vostra musica. Secondo te c’è una motivazione in più oltre ai problemi organizzativi che non hanno decretato il vostro successo anche qui?
Non è vero che non è uno dei nostri posti preferiti in cui suonare, anche se purtroppo i problemi logistici legati alla conformazione geografica dell’Italia incidono molto su come affrontare un tour. Venire al Nord non è mai stato un grosso problema, l’affluenza c’è, ma se ti sposti più a sud, come a Roma o in Sicilia, non solo aumentano i costi, ma diminuiscono in modo drastico anche le presenze. Aggiungiamo anche che d’estate il nostro manager ci chiama e ci dice: “farete il Dynamo in Olanda, poi il Summer Breeze e poi andate in Francia”, qui invece purtroppo manca un festival stabile metal, ogni anno cambia nome, location, promoter e non è sinonimo di affidabilità per le band estere.

Avete mantenuto la colonna portante della band senza cambi, parlo di te con i cugini Bischoff, consideri questa solidità un punto essenziale per la crescita nel tempo degli HSB?
È il punto fondamentale di questa band, non voglio ripetermi ma non vivendo attaccati al mondo della musica grazie ai nostri secondi lavori, noi siamo prima di tutto migliori amici condividendo tanto della nostra vita privata. Questo tipo di rapporto ci ha permesso di perseguire senza alcun problema nella storia degli Heaven Shall Burn

Ci avviciniamo ai 30 anni di HSB, avete già in mente qualcosa per tale data?
Non abbiamo organizzato nulla per ora, ma siamo già a 30 anni sicuri?


Sì, se consideri il primissimo album del 1995.
Vero, però non abbiamo pensato a nulla. Forse in futuro chi lo sa, ma siamo tutti convinti che chi organizza tour celebrativi per un disco o per il raggiungimento di 25-30 anni di carriera è perché non ha niente da dire e per racimolare qualche euro in più tra merch e live. A noi questo approccio assolutamente non piace, oltre al fatto che siamo pieni di argomenti da trattare 

Ti senti più un fan oppure più un musicista visti i tuoi continui outfit di maglie anche oldschool?
Io mi sento assolutamente un fan ed in secondo momento un chitarrista. In fondo la mia tecnica nel corso del tempo non è migliorata, guarda ad esempio Matt Heafy (Trivium nda), lui è proprio un mostro sullo strumento. Sono consapevole anche che gli Heaven Shall Burn non propongono qualcosa di così originale, ma a noi va benissimo così. Sono fan e continuo ad esserlo, a casa sono circondato di maglie e poster di vecchie band come Napalm Death, Carcass e gli stessi Obituary. Non si smette mai di essere fan.

Allora mi collego subito alla domanda successiva: sappiamo che sei un accanito ascoltatore dell’old school death metal, che emozioni ti suscita sapere che in questo tour una leggenda del death metal americano come gli Obituary è in apertura per la tua band?
Lo trovo assolutamente ingiusto e irrispettoso, ma ormai il mondo della musica metal guarda più le vendite dei dischi rispetto all’importanza storica. In questo tour avremo fatto una trentina di date, e minimo ventotto volte mi sono messo a guardare il loro show con gli stessi occhi da ragazzo di quando li scoprii. Mi sembra assurdo pensare di avere un loro poster in camera con il quale sono cresciuto e ora trovarmeli a suonare prima della mia band. Ma questo vale anche nelle date estive che facciamo nei vari festival. Mi ricordo a luglio che abbiamo suonato dopo i Kreator, assolutamente ingiusto.
Oppure al Summer Breeze dopo i Blind Guardian
Hai ragione! Non capirò mai il senso di queste scelte, lo trovo ingiusto.

Alle volte è difficile separare la musica dall’artista, diverse band propongono musica di livello ma idee contrarie al proprio credo. Secondo te: è accettabile mettere da parte le proprie ideologie politiche e non in favore del piacere musicale?
Nel senso se una band nazi fa musica interessante e quindi sorpassare il fatto che sono nazi?


Può essere un esempio calzante
No mai, per me chi ha un orientamento politico di quel tipo deve solo andare a farsi fottere. Non vogliamo quella gente durante i nostri concerti e voglio che sappiano che parte dei ricavi della nostra musica è destinato alle organizzazioni di sinistra. Non me ne frega assolutamente nulla. Mi è capitato invece di incontrare in passato alcuni fan di destra, non estrema, che invece si complimentavano con noi per la nostra coerenza e sulla nostra visione delle cose e ci sostenevano. Questo l’ho sempre apprezzato e mi ha fatto molto piacere confrontarmi con loro. In questo momento c’è una paura assurda nel dire ciò che pensi, che sia in linea o meno con il pensiero comune e tantissime band, soprattutto nel mondo hardcore, hanno paura a prendere una posizione per non perdere quella fetta di ascoltatori, che incide massimo sul 25% delle loro entrate. Inoltre trovo assurdo che alcuni nostri ascoltatori non abbiano ancora capito il nostro pensiero politico, la nostra musica, il nostro atteggiamento. Penso che siamo stati sempre molto chiari (ride nda).


Mi ricordo questa estate al Gefle Metal Festival quando hai detto al microfono che non ti interessava avere sotto palco determinati tipologie di spettatori.
Uhm (pensa un attimo nda), al festival in Svezia? Sisi mi ricordo quel momento (ride nda).


Però ti sarà capitato in passato di ascoltare qualche artista che poi si è rivelato di estrema destra.
Certo quando ancora la mia visione politica era un po’ acerba, e ti parlo della seconda ondata black metal con band come Impaled Nazarene, Burzum o Immortal. Ho comprato i loro dischi e musicalmente parlando li reputo di un impatto devastante, ma poi sappiamo bene le dichiarazioni che hanno rilasciato, di conseguenza non sono più riuscito ad ascoltarli o a indossare le loro maglie. 

Come giudichi il momento storico che la musica metal sta passando, non tanto dal punto di vista delle uscite discografiche, ma piuttosto rispetto ai costi di gestione che inesorabilmente dovete affrontare.
Ci sarà da ridere (il suo atteggiamento è diventato subito molto serio, nda). Sappiamo bene che a livello economico la musica metal è praticamente nata morta, se non per le grandi band come Iron Maiden o Metallica, ma non pensare che per loro sia tutto rosa e fiori. La mia idea è che con i prossimi anni probabilmente metà delle realtà medio-piccole svaniranno per sempre e ci rimarranno i grossi nomi e il sottobosco underground, perché quello non scomparirà mai. I costi sappiamo tutti come si sono gonfiati e come si sono riversati sull’ascoltatore finale. Anche gli organizzatori sono a un bivio e per me pure loro andranno a fallire, se non per quelli più famosi. I prezzi continueranno ad aumentare, sarà poi una scelta personale spendere 70 euro per un concerto o 50 euro per una maglia. Ti faccio l’esempio di Behemoth e Arch Enemy dello scorso anno, loro hanno dovuto unire le forze per riuscire a portare più spettatori possibili ed evitare perdite, questo a parer mio sarà il futuro dei tour che organizzeranno. Mentre questo è stato progettato più che altro per la forte amicizia che c’è tra noi e i Trivium. Insomma, chi vivrà vedrà.

Considerata la risposta che hai dato per un’altra rivista metal italiana nel 2020, siete dell’idea di poter affrontare in un futuro lavoro argomenti come la pandemia e la guerra in Ucraina?
Assolutamente si, non vedo il motivo per non inserire questi argomenti anzi saranno sicuramente affrontati nel prossimo disco. In fondo la guerra è parte del fascismo, Putin è fascista in una versione moderna.

Ci puoi raccontare dei dettagli riguardo la vostra collaborazione con Sea Shepherd? E come mai proprio loro? É dovuto al fatto che in qualche modo l’ente è sempre stato attivo con questa tipologia di musica, mi vengono in mente ad esempio collaborazioni con Parkway Drive e Architects
Essenzialmente per quel motivo, è una realtà molto vicina al mondo metal quindi i contatti che hanno instaurato con le altre band hanno sicuramente aiutato noi a far parte di questo ente. Poi a noi piace in modo particolare perché non sono persone che aprono la bocca e basta, tutto il contrario. Fanno le cose e te lo dimostrano, quindi portano a termine gli obiettivi che si prefiggono. Siamo contenti di farne parte.

Cosa stai ascoltando ultimamente, e dei consigli per i tuoi fan in generale.
Mi è piaciuto davvero molto il disco dei The Halo Effect, mi sta piacendo abbastanza l’ultimo degli In Flames che sembra in qualche modo tornare al sound del passato, e l’ultimo disco dei Memoriam (“Rise To Power“, nda)  lo trovo fantastico. In più voglio consigliare l’ultimo dei Frozen Soul, che ho ascoltato pochi giorni fa negli uffici di Century Media.

Vuoi suonate un particolare tipo di Melodeath con fortissime tendenze all’hardcore e al metalcore, ma nonostante ciò per i più siete considerati deathcore. Questa continua forzatura nell’etichettare la tua band personalmente crea fastidio?
Non mi sono mai interessato a quale tipo di metal suoniamo o come etichettarlo e anzi, a dirti la verità, se ci pensi bene noi abbiamo debuttato con un sound molto più metalcore rispetto ad oggi. Le band che ne hanno fatto parte sin dall’inizio poi si sono evolute denigrando quasi le loro origini, e la loro metamorfosi ha fatto sì che in qualche modo il sound del metalcore si allontanasse da noi. Poi ognuno ci può descrivere come vuole, non mi dà alcun fastidio, ma trovo senza senso continuare queste diatribe su chi suona cosa anche se negli ultimi anni ho visto finalmente la gente dimenticarsi queste discussioni (ma non secondo la redazione, ndr).

Una nostra curiosità: la canzone “If This Is A Man”, dedicata a Primo Levi come mai non l’avete mai suonata in italia?
Non penso sia una questione per il fatto che sia dedicata a Primo Levi e che quindi sia collegata all’Italia, è una canzone in pieno stile HSB, parla di guerra! Ma sono sicuro che in passato l’abbiamo suonata anche qui, considera che è una canzone molto vecchia, penso poco più di 20 anni. Ti faccio vedere cosa ho trovato oggi girando per Milano (prende il cellulare e ci mostra una targhetta riguardante Buchenwald, nda): questo campo di concentramento dista solo 2km da casa mia e trovo citazioni anche nella vostra città. Questo tipo di storia e di connessioni sono la linfa vitale della band. 

L’intervista è finita! Grazie mille per le tue risposte!
Grazie a voi! È stata una delle interviste più interessanti che abbia mai fatto! Davvero complimenti, ci vediamo sotto palco!

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