Carcass – Recensione: Heartwork

Negli ultimi 20 anni il metal ha dato origine a innumerevoli sottogeneri, la sua variante estrema ha raggiungo vette di brutalità un tempo inimmaginabili e il mondo della musica ha subìto così tanti cambiamenti da risultare impossibile anche solo citarli in queste poche righe. Una costante ci ha però accompagnato dal 1993 al giorno d’oggi, ben salda e mai in discussione, ed è la capacità di un album come “Heartwork” di stupire e affascinare i propri ascoltatori. Il disco, che molti reputano il capolavoro dei Carcass, presenta infatti una caratteristica unica: la capacità di coniugare violenza esecutiva e ricercatezza al limite del prog, pura potenza e illimitata varietà compositiva, dando vita a un’alchimia che prende forma solamente in occasioni davvero speciali. “Heartwork” rappresenta proprio una di queste, regalandoci un’opera in cui rabbiose esplosioni ritmiche, improvvise aperture melodiche e riff di una precisione “chirurgica” (per citare il nuovo attesissimo lavoro della band in uscita proprio quest’anno) rendono impossibile anche solo immaginare come evolverà il flusso sonoro che si sta ascoltando.

La opener “Buried Dreams” rappresenta da subito la perfetta sintesi dell’intero album, con i suoi riff accattivanti, una ritmica non per forza spinta all’esagerazione, un cantato in growl roco e sporco e un assolo centrale tra l’indiavolato e l’iper-tecnico. “Carnal Forge” è la prima mazzata per potenza e velocità, mentre “No Love Lost” ritorna al midtempo e ci propone ancora una volta un riffing memorabile. La successiva title track costituisce quindi una gemma inestimabile: un attacco tiratissimo, un incedere ricco di variazioni e una melodia malinconica ed evocativa, che emerge poco dopo l’inizio e verso la fine, la rendono un brano perfetto.

L’album si mantiene su un livello qualitativo elevatissimo anche nella sua seconda parte. “This Mortal Coil” è l’ennesimo connubio di melodia e potenza, mentre “Arbeit Macht Fleisch” e “Blind Bleeding The Blind” colpiscono in maniera dura e diretta. La conclusiva “Death Certificate” ci delizia infine di nuovo con un riff indimenticabile e una struttura coinvolgente ed originale per velocità e varietà. In sole 10 tracce la band è insomma riuscita a concentrare infinite sensazioni e sfumature musicali.

La nostra opera per non dimenticare questo indiscusso capolavoro si conclude qui. Se era ormai un po’ di tempo che non riascoltavate “Heartwork”, l’imminente arrivo di “Surgical Steel”, primo album di inediti dei Carcass dopo un’interminabile attesa di 17 anni, rappresenta senza dubbio l’occasione per un bel “ripasso”. Se invece, per un motivo o per l’altro, non eravate ancora a conoscenza del caposaldo del metal in questione, ringraziate Metallus per averlo riportato alla luce e correte subito a rimediare!

Etichetta: Earache

Anno: 1993

Tracklist:

01. Buried Dreams
02. Carnal Forge
03. No Love Lost
04. Heartwork
05. Embodiment
06. This Mortal Coil
07. Arbeit Macht Fleisch
08. Blind Bleeding The Blind
09. Doctrinal Expletives
10. Death Certificate


Sito Web: https://www.facebook.com/OfficialCarcass

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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