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Headspace – Recensione: All That You Fear Is Gone

Forse nel caso degli Headspace non è così esagerato parlare di supergruppo visto il successo conseguito nelle rispettive attività principali dei musicisti coinvolti, tutti dagli “spiccati attributi” tecnici; se infatti questi signori hanno gravitato in realtà come Ozzy Osbourne, Black Sabbath, Threshold, Maiden United, It Bites, Rick Wakeman, Archive ma addirittura Take That, Babyshambles e Dido con “All That You Fear Is Gone” giungono alla seconda realizzazione di quello che è il loro divertissement personale fatto di un progressive metal al contempo maestoso quanto d’atmosfera. Proprio per i loro impegni lavorativi la composizione dell’album ha richiesto molto tempo e ogni membro si è occupato individualmente delle proprie parti (segno dei tempi).

“I Am Anonymous” era stato un lavoro bello ma non immediato che cresceva in maniera esponenziale con ascolti ripetuti; le canzoni infatti erano di ottima fattura e anche in questo comeback del 2016 le composizioni non brillano per immediatezza nonostante siano permeate da melodia. Un coro alla Yes viene spezzato da un riff metal in “Road To Supremacy” pezzo introduttivo di un lavoro lunghissimo e articolato; il cambio di batterista, con l’ingresso del notevole Adam Falkner non cambia la sostanza di pezzi scritti dagli altri membri della band anche se, ad esempio, in “Your Life Will Change” pezzo di cangiante progressive metal il nostro sciorina una serie di fill da non trascurare.

Musicalmente, molti passaggi dell’album sono entusiasmanti però è innegabile quanto la struttura dei pezzi sia poco chiara e fluente (sorta di collage di parti bellissime senza un adeguato lavoro di arrangiamento nonostante i tocchi finali della star del momento Jens Bogren); “Semaphore” ne é un esempio concreto perché mentre l’ascoltatore è intento ad esaltarsi per un super assolo di Pete Rinaldi o una trovata tasti eristica di Adam Wakeman il tutto cambia troppo repentinamente e, pur elogiando la voce di Damian Wilson, non ci si aspetterebbe una parte sussurrata assolutamente quieta.

Certo una caratteristica che non difetta a “All That You Fear Is Gone” è lo spiccato spirito progressivo presente in lunghe tracce come “Kill You With Kindness”, “The Science Within Us” e “Secular Souls”. Anche a livello lirico si tratta nuovamente di un concept; mentre il suo predecessore si focalizzava sull’individuo e la sua volontà di integrarsi al gruppo ora si cambia punto di vista sottolineando la difficoltà del gruppo (inteso come governo, società o religione) di controllare l’individuo.

Curiosi di vedere come questa entità possa muoversi in sede live ci congediamo da un lavoro difficile ma dai tanti substrati interessanti che difficilmente abbandoneremo…

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