Rain – Recensione: Headshaker

A cosa serve il passato? A crogiolarsi in ricordi che ti consolino da un presente (ed un futuro) tutt’altro che esaltante, a far finta che le cose non siano cambiate, oppure a costruire un futuro ancora migliore del suddetto passato? I Rain, che di ricordi e memorie da raccontare ne hanno a bizzeffe (23 anni di carriere e 15 tonnellate di sfiga alle spalle!), hanno scelto: hanno scelto di non sedersi a ricordare o a fare rimpatriate, ma di ‘affrontare la buffera’, come dicono in uno dei brani del nuovo lavoro ‘Headshaker’, vale a dire costruire il nuovo con quello che si sono portati dal passato. Per questo quello che troverete in queste 11 nuove, brucianti ed infuocate tracce di hard ‘n’ heavy metal, sarà il suono degli ’80, il loro humus di nascita, nutrito da Riot, Judas Priest, W.A.S.P., Motley Crue, Iron Maiden, Van Halen, ma anche Rainbow, Whitesnake e pure qualcosa di Rage, Running Wild e Grave Digger. Tutto questo, però, viene suonato da una band del 2003, con suoni del 2003 e che vive in questo 2003. Pertanto, già dalla title-track che apre il disco, o dopo l’ascolto di pezzi come ‘Wings’ o ‘Face the Blizzard’, la batteria di Andrea Baldi sarà sì veloce come nella tradizione metal americana di due decadi fa, ma possente e varia, sempre alla ricerca della maniera più fluida per il cambio d’inerzia di brani come ‘Yellow Putrefaction’, spina dorsale, assieme al basso di Gianni Zenari, per le trame chitarristiche dirette ma tutt’altro che semplici della coppia Alessio Amorati/Luciano Tattini, i quali tessono riff e disegnano assoli fregandosene altamente del genere di metal che vanno a toccare. Ora power, ora hard melodico, un’altra volta speed quasi tedesco per poi passare a cavalcate maideniane o attacchi alla Judas ed alla fine, quando meno te l’aspetti, a mid-tempo di natura power-blues degna dei migliori Whitesnake. Fanno tutto questo perché i Rain di musica (e di strada) ne hanno macinata, ma invece di apparire stanchi e disorientati come molti loro colleghi ben più blasonati, sembrano decisi e carichi di entusiasmo, con la voglia e la consapevolezza di poter ribaltare il mondo futuro, partendo dal più tradizionale dei sound: heavy metal, punto e basta! Ed a suggello di un album che, se messo sullo stereo della vostra macchina, potrebbe farle guadagnare almeno 20 cavalli in più, la voce del ‘Tronco’, alias Alessandro Tronconi, tagliente, incisiva, alta e squillante quando si deve colpire ai vertici, ma ruvida e sanguigna nel momento in cui si mira alle parti basse, un po’ Mike Reale, un po’ Paul Di Anno (ma molto più tecnico). Soprattutto, in questo ‘Headshaker’ ed in brani come ‘Serial Killer’ o la dedica conclusiva a chi, in questi 23 ha sempre creduto in loro, ‘Only for the Rain Crew’, c’è il carisma, la freschezza, la ‘novità’ di ha il talento per questa musica, che la ama a dispetto di tutto quello che gli è successo e che ha il coraggio di accogliere il futuro scegliendo da esso ciò che gli interessa (sentitevi la produzione dei Fear Studios di Alfonsine – Ravenna -), senza perdere di vista l’identità. La strada per il domani è a senso unico, ma con i Rain a guidarci a tutta velocità…beh, non sarà di certo un vicolo cieco. Da avere e far sentire a tutti quelli che oggi blaterano d’innovazione o true metal.

Voto recensore
8
Etichetta: Deadsun Records/Rising Work/SELF

Anno: 2003

Tracklist: Headshaker
Rocker Ram
Wings
Face The Blizzard
Viking
Blood Sport
Yellow Putrefaction
Energy
Only Your Dreams
Serial Killer
Only For The Rain Crew


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