Minuetum – Recensione: Haunted Spirit

Si discuteva alcuni giorni or sono con il nostro Riccardo Manazza sulle nuove tendenze discografiche. Il businnes delle label negli ultimi tempi non sembra più essere quello di vendere i dischi, ma è diventato quello di pubblicarli, ovviamente obbligando le band a scucire moneta sonante per vedere i propri lavori sugli scaffali dei negozi. E’ per questo motivo che recentemente hanno esordito sulla lunga distanza una schiera di gruppi assolutamente privi di talento, che, se non si fossero inseriti in questo trend, mai si sarebbero sognati di strappare un contratto. Ed i Minuetum di soldi da spendere devono averne avuti parecchi se, per questo “Haunted Spirit”, sono riusciti ad avvalersi della produzione di Bob Katsionis dei Firewind, oltre all’apporto in fase di mix e mastering da parte di Timo Tolkki. I greci propongono un power metal sinfonico, che fa largo uso di tastiere, richiamando il sound degli Stratovarius ed un tipico modo di suonare questo genere della fine degli anni ’90. Aspettatevi quindi doppia cassa a go go, keys sempre lanciate in assolo e ritmiche di chitarra serrate. Ma i limiti dei Minuetum si evincono fin dal primo ascolto. Un cantante indecente, melodie tutt’altro che accattivanti, arrangiamenti confusi, queste le principali carenze di “Haunted Spirit”. Ho apprezzato alcune parti di chitarra, per poi scoprire che i soli più azzeccati erano stati scritti e suonati proprio dal chitarrista dei Firewind, tanto per confermare le carenze dei nostri. “Haunted Spirit” si rivela un fallimento sotto tutti i punti di vista ed i Minuetum, per vedersi appioppare qualche bel voto in sede di recensione, devono sperare di aver avanzato qualche soldino per comparare anche il redattore di turno.

Voto recensore
4
Etichetta: 7 Hard

Anno: 2010

Tracklist:
01. Sky Minuet (intro)
02. The Dark Half
03. The Tribe Is Calling
04. Follow Us
05. Key To Glory
06. Hero Divine
07. Time To Fly
08. Ghost King
09. Into The Night
10. Eternal Twilight

alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

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