Hatebreed: “American Disease” – Intervista a Frank Novinec

Hatebreed: da sempre un nome e una garanzia per chi ascolta l’ibrido hardcore/metal, di cui il gruppo è stato uno dei prime mover in assoluto. L’uscita del nuovo “The Concrete Confessional” è un evento, dunque Metallus ha raggiunto telefonicamente il chitarrista Frank Novinec per chiacchierare amabilmente della scena HC (diventando anche noi gli intervistati!), del nuovo album molto in generale e di ciò che bolle in pentola in casa del dinamitardo quintetto.

Ciao Frank! Come va?

Ciao! Tutto bene, dai! E’ una bella giornata di sole qui in Florida e sono le tre di pomeriggio, quindi non posso di certo lamentarmi! Mi sto rilassando e va tutto bene.

Benissimo. “The Concrete Confessional” è il vostro nuovo album, dopo tre anni di pausa dal precedente “The Divinity Of Purpose”: cosa avete fatto in questo lasso di tempo?

Guarda, ne stavo parlando giusto durante l’intervista precedente! Negli anni ’60 e nelle due decadi successive le band pubblicavano un disco all’anno ma ora è diverso perché comunque si spendono più tempo e soldi in tour quindi sarebbe molto difficile fare come in precedenza: ecco perché, per esempio, band come la nostra sono in giro da 21 anni ma han fatto solo 7 dischi, quindi se fai la media è un album ogni tre anni, ma questo anche perché a ogni nuova prova ci piace andare ovunque a suonare… Sud Africa, Australia, Messico… Ecco perché ci mettiamo tanto: adesso devo dire che abbiamo avuto un lungo break, il tour australiano è stato annullato e pensa che abbiamo suonato solo in 4 show negli ultimi 8 mesi e non è normale per gli Hatebreed: gli Hatebreed fanno 300 concerti all’anno!

Cosa puoi dirci del nuovo “The Concrete Confessional” e del suo titolo?

Beh, penso che sia un po’ il sequel dell’album precedente: musicalmente prende la stessa strada ma penso che se lo analizzi bene troverai che è qualcosa diverso dal resto della nostra produzione, accontenta gli amanti del rock, del metal, dell’hardcore… Siamo cresciuti e “The Concrete Confessional” è la rappresentazione di ciò che siamo adesso. Per quanto riguarda il titolo siamo arrivati a questa scelta e la decisione più lunga è stata se mettere l’articolo o no: per i testi dovresti chiedere meglio a Jamey (Jasta, il cantante), l’autore di tutte le parole, ma penso che se ascolti “A.D.” trovi un po’ un manifesto di ciò che c’ nei nostri brani. Rispetto ad altre band metal penso che gli Hatebreed abbiano testi più positivi, che ti caricano e quando la gente ti dice che la tua musica li ha aiutati nei brutti momenti, specie i testi, e vedi che hanno le parole del tuo gruppo tatuate addosso è gratificante. Il titolo è forte, come il cemento, come l’artwork e tutto l’album in generale: sono contento che “A.D.” sia stata la prima traccia uscita e abbia avuto un feedback molto positivo, non solo per quanto riguarda la musica ma anche per i testi… L’America, le elezioni… La gente si è sentita chiamata in causa, anche più del solito, grazie a questo testo di Jamey.

La situazione del mondo e dell’America (vista dai vostri occhi) è sempre disastrosa, vero? Cosa pensi delle prossime elezioni?

Noi siamo pro-America e non volevamo assolutamente distruggere l’America a parole! Ma il mondo è cambiato, non solo gli USA, e i tempi pure: è un mondo in cui si può decidere di più rispetto a prima e se leggi i nostri testi è un invito a scegliere, specie per le persone giovani che magari possono prendere ispirazione. Ma se vuoi solo ascoltare la nostra musica ad alto volume nella tua macchina sei comunque il benvenuto.

I vostri testi riflettono sempre esperienze di vita vissuta ma con un occhio sempre anche a ciò che i kids provano ogni giorno

Sì, e penso che siamo sempre stati benvoluti dalla scena metal perché rispetto ad altri gruppi i nostri testi, ideologicamente di base hardcore, riescono ad abbracciare un bacino più vasto. Noi vogliamo che la gente che ci ascolta riesca a stare bene con la nostra musica!

Cosa è cambiato da un punto di vista comunicativo –e dunque anche per voi come musicisti- la scena, da quando avete iniziato ad ora?

Wow, man, è cambiato tutto: le distanze che con una telefonata riusciamo a coprire, per esempio… La velocità con cui si può fare un upload, lo streaming di un album… Non importano le distanze, si è tutto azzerato da quel punto di vista. Sono contento che gli Hatebreed si siano radicati nell’industria discografica da anni, perché ora il declino di queta industria, con l’avvento e lo sviluppo di internet, rende più difficile per una band riuscire ad avere una carriera e stare in giro per 21 anni come noi. Avere il proprio logo riconosciuto alla prima occhiata è un traguardo più difficilmente raggiungibile per una band dei nostri giorni, quasi impossibile: le etichette non vogliono neanche più spendere soldi e penso che la Nuclear Blast sia perfetta per noi perché hanno un roster grande e solido di band… Sono una eccezione sia per numero che per varietà: band sempre in tour, cosa che per etichette più piccole è impossibile; è dura, anche per i ragazzini che magari non hanno soldi per comprare il tuo CD, lo scaricano ma vengono comunque al tuo show e ti supportano anche in questa maniera.

La scena è cambiata. Spero di poter continuare ad essere negli Hatebreed, girare il mondo e portare la mia musica: una cosa del genere è “one in a million” e mi considero fortunato , però è sempre più difficile. Anche per gli Hatebreed si tratta di fare le decisioni giuste adesso: siamo in questo mondo da tanto quindi per noi è più facile, Jamey è un manager, gestisce tutto, ha un podcast, prenota gli show. E’ smaliziato. E’ giusto e bello suonare con nuove band ma devi mantenere anche la vecchia fan base: è dura! Tu, personalmente, cosa ne pensi della scena di 20 anni fa rispetto a quella di adesso?

Guarda, seguendo sia la scena metal che quella hardcore da più di vent’anni, trovo che non ci siano tante differenze fra le due: rispetto a due decadi fa c’è più possibilità di essere conosciuti, grazie ai mezzi di comunicazione, di qualsiasi natura. Però, d’altra parte, per gli stessi motivi, c’è più concorrenza, c’è più offerta sia in termini discografici che di concerti e, fisiologicamente con l’abbondanza di prodotti, c’è anche un generale “appiattimento”: voglio dire, quanti CD effettivamente “che acchiappano” escono in un anno rispetto a 20 anni fa?

Hai perfettamente ragione, la penso proprio come te!

Grazie. Stilisticamente l’album inizia con una botta come “A.D.”(American Disease) e prosegue su vari binari: stilisticamente quest volta vi sentite più hardcore o più metal?

Sì, il primo brano è hardcore classico in stile Hatebreed ma poi ci sono pezzi più metal, pezzi in cui Jamey canta in modo diverso, magari anche una linea vocale melodica abbozzata… Siamo più vari ma penso che ogni persona a cui piacciano gli Hatebreed sia stata accontentata, stavolta, senza barriere. Non vorremmo mai non accontentare i fan di lunga data: mi dispiacerebbe andare a comprare un disco degli ACDC  trovare Axl che canta (per me è una tragedia…): la gente si aspetta che i gruppi progrediscano ma non siamo i Rush o un gruppo progressive che, volendo si può “snaturare”. I nostri fan non si aspettano questo: come fan io voglio uno “sforzo” dal gruppo che amo per ridarmi ciò che voglio!

Programmi per i tour, specialmente in Europa e in Italia?

Presto saremo in Europa dopo un tour in America di un mese. Suoneremo all’Impericon Festival e qualche data da soli: abbiamo suonato al Groezrock in Belgio con gli Youth Of Today in formazione originale e coi Rancid con tutto “…And Out Come The Wolves”. Grandi festival e piccoli show, in Svezia con gli Haunted, per esempio. Prima di fine anno torneremo in Europa ma al momento niente di ancora fissato in Italia: l’ultima volta sembrava che la gente impazzisse da voi! In Italia, Spagna e Portogallo io ci voglio venire per suonare il disco nuovo, perciò non preoccupatevi che ci si vedrà presto.

E che video avete intenzione di girare per questo nuovo album?

“A.D.” è già fuori, così come “Looking Down The Barrel Of Today”. Speriamo in un altro paio di canzoni, perché ci piace fare i video.

Grazie Frank, è stato un vero piacere. Puoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani.

Grazie a te, ho molto gradito l’intervista. Ragazzi, ci vedremo presto: grazie, perché siete l’unica ragione per cui gli Hatebreed vanno avanti. Ascoltate il nuovo album e spero che vi piaccia! Ciao!

Hatebreed - The Concrete Confessional

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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