Lock Up – Recensione: Hate Breeds Suffering

La seconda uscita del super-progetto parallelo Lock Up è finalmente tra noi per ribadirne la sostanziale validità. Shane Embury e Jesse Pintado dei Napalm Death, Nick Barker dei Dimmu Borgir e -ora- Tomas Lindberg di At The Gates e The Crown: questi, lo ricordiamo, i nomi coinvolti nell’esplosione grindcore di ‘Hate Breeds Suffering’. Sicuramente un livello sopra l’esordio, questo nuovo album convince appieno soprattutto grazie ad un Barker sempre più devastante, agile sui tamburi e veloce, snello nei passaggi: la scuola è quella americana, il tiro quello di Phobia, Nausea e simili, ma il retrogusto è sottilmente Dischargiano. Quindici microeruzioni di violenza controllatissima, malefica, debordante, quindici esempi di come si possa guardare al grind di ieri suonandolo oggi, ma anche quindici situazioni in cui il genere non va oltre e non raggiunge nemmeno i livelli di recente evoluzione. Nulla di male, intendiamoci: ‘Feeding On The Opiate’, ‘Slaghterous Ways’ e ‘Fake Somebody / Real Nobody’ sono pezzi letteralmente devastanti e sicuramente questo era l’intento dei Lock Up. Un ottimo side-project dunque, sicuramente nostalgico ma in ogni caso ben più che interessante.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist: Feeling On The piate / Castrate The Wreckage / Violent Reprisal / Detestation / Retrogression / Slaughterous Ways / Dead Sea Scroll Deception / Hate Breeds Suffering / Catharsis / The Jesus Virus / Broken World / Horns Of Venus / High Tide In A Sea Of Blood / Cascade Leviathan / Fake Somebody – Real Nobody / The Sixth Extinction

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi