Naglfar – Recensione: Harvest

Fondalmentali prime mover della scena swedish black i Naglfar sembravano destinati ad una lenta discesa creativa che li allontanasse dai picchi creativi dei primi lavori, ma fortunatamente con questo ‘Harvest’ si intravede un’inversione di tendenza rassicurante.

Con i piedi sempre ben piantati nei classici elementi del genere la band trova l’ispirazione giusta per comporre brani di grande respiro melodrammatico che accerchiano l’ascoltatore con melodie macabre e passaggi più violenti e gelidi.

Straordinaria la prova del vocalist, bravissimo nel mantenere un timbro oscuro e gracidante, ma assolutamente discernibile e perfetto per sottolineare le armonie raccapriccianti che disegnano le chitarre. Precise e quadrate si rivelano le parti ritmiche, ben supportate da un suono più rotondo rispetto a quello standard del black metal.

Ne risulta nel complesso una nitidezza straordinaria che lascia trasparire i particolari di un lavoro di songwriting e rifinitura tecnica davvero notevole.

Ed alla fine sono proprio i singoli brani ad avvantaggiarsene nell’esposizione drammatica. ‘Into The Black’ colpisce con una miscela di velocità e melodia come solo i migliori Dissection sapevano accostare. ‘The Mirrors Of My Soul’ è una marcia avvolgente verso la depressione più oscura (le liriche sono di un’intensità straordinaria). ‘The Darkest Road’ è un mid tempo dall’intensa melodia e dal testo misantropico. Non da meno ‘Odium Generis Humani, una song dalla struttura variegata che mette in mostra le capacità sopra la media dei musicisti coinvolti: probabilmente il migliore dei brani in scaletta. All’opposto ‘Way Of The Rope’ ricorda fin troppo i passaggi più lenti dei Dark Funeral., ma resta comunque brano di certa presa, ancora avvolto in un testo traspirante odio e desiderio di morte.

Poco altro da aggiungere, ‘Harvest’ è un’opera da scoprire lentamente e in grado di suscitare forti emozioni. Restando all’interno dei canoni di genere è quasi impossibile fare meglio di così.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 2007

Tracklist: 01. Into The Black
02. Breathe Through Me
03. The Mirrors Of My Soul
04. Odium Generis Humani
05. The Darkest Road
06. Way Of The Rope
07. Plutonium Reveries
08. Feeding Moloch
09. Harvest

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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