Planethard: Hard rock da Milano – Intervista

Realtà emergente e concreta del panorama hard rock italiano, i Planethard si stanno facendo strada grazie ad un ottimo disco e a una buona attività live.

Ciao ragazzi, grazie prima di tutto per questa opportunità. Vorrei che cominciaste presentandovi a chi ancora non vi conosce, con una descrizione delle tappe principali della band.

(Marco D’Andrea) “Ciao Anna e ciao a tutte le persone che leggeranno questa nostra intervista, noi siamo i Planethard, suoniamo Hard Rock con varie influenze e ovviamente cerchiamo di farlo a modo nostro, secondo i nostri criteri e secondo i nostri gusti. Abbiamo all’attivo un disco che è distribuito sia In Italia che in Giappone e molti live più o meno importanti con artisti del calibro di: Gods of metal 2007 con Motley Crue, Scorpions, Thin Lizzy, poi con Europe, White Lion, Y&T, Backyard babyes, Mad Max, Soul Doctor e tanti altri ancora.”

Che riscontri state avendo dopo i primi mesi di pubblicazione di “Crashed On Planet Hard”?

(Marco D’Andrea) “Le recensioni che sono apparse sia sul web che sulle riviste in tutta Europa ed in Giappone sono state positive, e siamo soddisfatti del fatto che il nostro cd piaccia a molte persone”.

(Alex Furia) “Decisamente positivo considerando che è l’album d’esordio, soprattutto sul fronte giapponese”.

A proposito del titolo del disco, e naturalmente del vostro nome, qual è questo “planet hard” a cui fate sempre riferimento?

(Marco D’Andrea) “Qualche anno addietro, quando cercavamo il nome per la band, a Marco Sivo è venuto fuori questo gioco di parole che devo dire non è affatto male. Chi legge Plaenthard scritto sulle locandine, capisce subito che è una band che suona Rock”.

(Alex Furia) “Ma il riferimento al titolo dell’album è più uno grido alla nostra entrata in scena nella sfera discografica, assume poi uno doppio significato visto che Planet Hard è il nome della band , questo nome deriva dal testo di una vecchia canzone dei DURAN DURAN alterato poi da Marco Sivo.”.

I vostri testi narrano esperienze di vita vissuta o sono più che altro riflessioni astratte?

(Marco D’Andrea) “Abbiamo deciso di parlare dell’amore in tutte le sue forme e in tutte le sue sfaccettature, visto che è il sentimento più forte che abbiamo noi esseri umani. I testi sono a carattere introspettivo, sono esperienze di vita vissute”.

(Alex Furia) “Per lo più esperienze di storie vissute”.

“Crashed On Planet Hard” è uscito anche in edizione giapponese, con una bonus track. Questo vuol dire che il mercato giapponese è più fiorente e offre più possibilità rispetto all’Italia per una band hard rock come la vostra?

(Marco D’Andrea) “A mio avviso credo che in Giappone ci sia tutta un’altra mentalità e sicuramente il loro mercato è adatto a quello che facciamo e che proponiamo noi come band. Devo dire che sta andando bene il nostro disco ed ha avuto come ho detto prima, ottime recensioni in merito”.

(Alex Furia) “Perché, in Italia c’è mai stato un mercato?? Qui regna la musica di plastica usa e getta, e che di certo non si ricicla”.

Che ricordo avete della vostra esibizione di apertura all’edizione 2007 del Gods of Metal?

(Marco D’Andrea) “Un sogno che diventa realtà, per me è stato realizzare un sogno. Sin dalla prima edizione del Gods, mi sono sempre detto che prima o poi ci sarei riuscito, che sarei entrato anche io nel tempio del metal. Magia, l’anno scorso abbiamo aperto l’edizione più hard Rock della storia, è stato un gran bel successo a mio avviso. Il pubblico era soddisfatto, noi abbiamo dato il massimo, ed i video che trovi su youtube lo dimostrano; sicuramente un ricordo che porterò per sempre nel mio cuore”.

(Alex Furia) “Venti minuti di fuoco, suoni da paura, e un pubblico caricato dal nostro Hard Rock. Ricorderò l’adrenalina provata in quel momento, di certo un’esperienza importante. Se solo penso a tutte le volte che ci sono andato come spettatore…il 2007 è stato un anno formidabile per noi”.

A parte questo, qual è il concerto che di cui conservate il ricordo migliore?

(Marco D’Andrea) “Il concerto di supporto agli Europe, non mi aspettavo di suonare davanti a 3000 persone! Credevo che la gente sarebbe arrivata dopo, invece usciamo sul palco e appena si accendono le luci, mi trovo l’Alcatraz completamente pieno! Bellissimo! ho anche scambiato due chiacchiere con John Norum, che prima di salire sul palco mi ha dato un "in bocca al lupo".

(Alex Furia) “Per quello che mi riguarda, anche se il Gods of Metal è stata un’esperienza indimenticabile, il ricordo più bello è quello di supporto a Joe Tempest & company: 40 minuti bellissimi ( mi ero fatto male ad una caviglia, che dolore…) in cui veramente ho assaporato tutta l’atmosfera di un pubblico che non si aspetta di incontrare un gruppo come il nostro, ma che nonostante tutto dopo 2 canzoni ha apprezzato la nostra esibizione e gli applausi ricevuti sono di gran lunga la soddisfazione più bella che un gruppo ” sconosciuto” può ricevere.. E poi avevamo gli Europe gomito a gomito, bellissimo e indimenticabile”.

Marco (Sivo), quali sono stati, o sono tuttora, i tuoi punti di riferimento a livello canoro?

(Marco Sivo) “Direi: Axl Rose, Glen Hughes, ce ne sono talmente tanti….”

Marco (D’Andrea), oltre a trovare eccezionali certi tuoi assoli, hai un chitarrista preferito? Perché?

(Marco D’Andrea) “Grazie per il complimento! Sono contento ti piaccia il mio playing. Tra tutti, quello che preferisco è Steve Stevens, il perché è molto semplice: mette sempre la nota giusta al posto giusto, non è uno di quelli che tende a fare sfoggio della sua tecnica, nonostante ne abbia da vendere. Adoro anche Van Halen, Sambora, Hendrix ovviamente, Kotzen, Timmons e di Italiani Andrea Braido”.

Immagino già la risposta, perché ho notato che alcuni di voi hanno dei titoli tatuati sull’avambraccio, ma quali sono le canzoni più significative dell’album per voi?

(Marco D’Andrea) “Le più significative, cioè quelle che sento di più in maniera particolare, sono “Unchain My Heart” e “Fairy Tale”.

(Alex Furia) “Kill Me”, “You Know Who You Are”, “You Got That Fire”, queste sono le mie preferite e naturalmente l’ultima nata, “Rock Forever”, che qui in Italia avrete la possibilità di ascoltare solo dal vivo (è la bonus track dell’edizione giapponese del disco, ndr)”.

Com’è avvenuto l’incontro con Bologna Rock City, associazione culturale grazie alla quale vi siete esibiti prima delle date italiane di Y&T e Backyard Babies nel 2008?

(Marco D’Andrea) “Abbiamo conosciuto Gherda Cataldo (fonico ufficiale di Bologna Rock City, ndr) che ci ha seguito come fonico durante il concerto degli Europe, la quale collabora con BRC, quindi, chiuso il capitolo con il vecchio management, abbiamo deciso di affidarci ad Emiliano per quanto riguarda il booking. Ad Emiliano piace molto quello che offriamo, quindi da qui è nata la collaborazione”.

(Alex Furia) “Direi che è stato cercato da entrambe le parti, dopo le nostre vicissitudini passate con il vecchio management abbiamo cercato qualcosa di altrettanto valido. Bologna Rock City, appunto”.

Oltre ad aprire le prossime date dei White Lion e dei Tygers of Pan Tang, quali progetti sono in cantiere per il futuro?

(Marco D’Andrea) “Il nostro primo videoclip, il tour con i Tygers of Pan tang, il secondo disco, il tour Europeo con I Silent Rage verso la primavera. Direi che di carne sul fuoco ne abbiamo eccome”.

(Alex Furia) “Pensiamo al 2009, ad un anno pieno di impegni per noi, sicuramente, un mini tour tutto italiano di supporto ai Tygers of Pan Tang un video clip (ti chiederai di quale pezzo…beh, voglio che sia una sorpresa.) e al secondo lavoro Planet, di cui stiamo già mettendo in cantiere qualche brano”.

Terminate pure come volete, e grazie ancora per la vostra disponibilità!

(Marco D’Andrea) “Grazie Anna per lo spazio che ci hai concesso e ovviamente grazie a tutto lo staff.

(Alex Furia) “Ringrazio te per questa intervista ricordo che potete trovarci sul Myspace e sul nostro sito HYPERLINK "http://www.myspace.com/planethard" http://www.myspace.com/planethard e HYPERLINK "http://www.planethard.net" http://www.planethard.net, venite a farci visita e speriamo di vedervi numerosi nei prossimi appuntamenti. E ricordatevi sempre ROCK FOREVER!!!”.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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