The Gaslight Anthem – Recensione: Handwritten

Quattro album in cinque anni. Sto parlando della prolificità dei Gaslight Anthem. Non servono introduzioni e prefazioni quando si parla di loro. E non contano nemmeno i numeri ma soprattutto la sostanza, sempre genuina e sensata. Fallon e soci arrivano al quarto lavoro, “Handwritten”, facendo il salto di qualità, passando alla major Mercury Records, e affidandosi alla produzione del grande Brendan O’Brien. Si sa, c’è chi perde tanto della propria personalità, delle proprie radici, abbandonando la propria indipendenza e affidandosi ai giganti mainstream. Per fortuna esistono ancora le eccezioni. Per fortuna, nell’era dello “svendersi” esiste chi ancora riesce a mantenere i piedi ben saldi per terra, chi riesce ad affidarsi, a fidarsi  e a trarne qualcosa di buono. È il caso dei Gaslight Anthem e di Brendan O’Brien, che insieme hanno dato vita a “Handwritten”, un album che conferma il sound che caratterizza da sempre la band, ma che allo stesso tempo migliora, smussa, perfeziona, pulisce quei leggeri difetti che c’erano prima. Un colosso come O’Brien ha il merito di non sradicare nulla della band, ha il merito di aver pulito il sound, portando la meravigliosa voce di Fallon in alto, su quel gradino in più che merita. Sono sicura che tra qualche anno la riconoscerete inconfondibile tra mille, come si fa solo con i grandi vocalist. Non è cambiato nulla, “Handwritten” scorre fluido, energico, a tratti malinconico, per le strade di provincia del New Jersey. I Gaslight Anthem dimostrano ancora di saper raccontare le emozioni, la vita, i ricordi, le esperienze, genuini, reali, che non hanno bisogno di effetti speciali. Per cantare la verità bastano due chitarre, una batteria, un basso, qualche nota di piano, una voce speciale, grintosa o avvolgente nei momenti giusti, e lasciarsi attraversare da quest’onda classic-rock (“Mullholland Drive”, “Too Much Blood”, “Desire”, “Blue Dahlia”), che a volte si impenna in un lieve punk-rock (“45”, “Handwritten”, “Howl”), e altre volte si calma in ballad introspettive (“Mae”, “National Anthem”, “Teenage Rebellion”). E nella deluxe edition di “Handwritten”, i Gaslight Anthem possono permettersi anche di suonare “Sliver” dei Nirvana e “You Got Lucky” di Tom Petty, senza clamorosi stravolgimenti, ma con quel timbro vocale e sonoro che appartiene solo a loro. E allora vi dico, prendete la vostra auto, partite, accendete lo stereo e viaggiate con il sole in faccia, il vento che vi scompiglia i capelli e Fallon che vi dice “”And if you’re gonna break my heart/ It might as well be tonight”. Vi garantisco che sono album come questo, semplice e vero, che vi riportano in vita.

Voto recensore
7
Etichetta: Mercury Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. 45
02. Handwritten
03. Here Comes My Man
04. Mulholland Drive
05. Keepsake
06. Too Much Blood
07. Howl
08. Biloxi Parish
09. Desire
10. Mae
11. National Anthem

Bonus Tracks
12. Blue Dahlia
13. Sliver
14. You Got Lucky

15. Teenage Rebellion

 


Sito Web: http://www.thegaslightanthem.com/#!All

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi