Halestorm: “Into The Wild Life” – Intervista a Lzzy Hale e Joe Hottinger

Si è soliti indicare il terzo album come il punto cruciale per la carriera di una band. Gli Halestorm non mancano l’appuntamento e vincono la sfida, pubblicando “Into The Wild Life“, un album che non cambierà le sorti della musica ma che ci mostra una band finalmente al 100%, più genuina e con un songwriting più variegato e convincente che in passato. Un album “giusto” e completo. Abbiamo intervistato Lzzy Hale (voce/chitarra) e Joe Hottinger (chitarra) in occasione della data della band al Fabrique di Milano. 

Ciao ragazzi iniziamo prima di tutto con una veloce introduzione del vostro nuovo album per i fan italiani.

Lzzy: Ok, ciao a tutti qui Joe e Lzzy degli Halestorm. Abbiamo un nuovo album in uscita dal titolo “Into The Wild Life”. Abbiamo lavorato su questo album in un modo molto diverso rispetto ai precedenti. Volevamo catturare la performance, l’elemento umano che ci rende una vera band.
Joe: E ci siamo riusciti!
Lzzy: Spero che possa piacere a tutti; un piccolo consiglio: quando ascolterete l’album, fatelo dall’inizio alla fine, senza salti… e ovviamente al massimo volume!

Ok, so che avete già suonato alcuni dei nuovi brani durante le prime date del tour. Che tipo di feedback avete ricevuto?

Joe: Un feedback fantastico. Quando vedi che la gente tra il pubblico inizia a ad alzare i pugni al cielo, allora capisci che quello è un buon brano, ed è stato così finora. Ad esempio quando suoniamo “Amen” è fantastica la risposta che riceviamo dall’audience.

La mia opinione è che questo nuovo “Into The Wild Life” sia più variegato rispetto alle vostre precedenti uscite, con una maggiore varietà di stili. Secondo voi quali sono le principali differenze tra i primi due album e questo?

Joe: Potrei dirti che praticamente ogni cosa è differente. Abbiamo un nuovo team, un nuovo produttore Jay Joyce, con cui abbiamo lavorato a Nashville. Però fondamentalmente abbiamo intrapreso i lavori sul nuovo album in modo totalmente diverso, abbiamo registrato live ad esempio, come Lzzy anticipava prima. Questa volta abbiamo iniziato a registrare l’album solo con pochissime linee già pronte ma tutto il resto è stato molto spontaneo. Al contrario per il secondo album registrammo ogni strumento in modo separato: una settimana la batteria, una settimana le chitarre ecc ecc. Come diceva Lzzy c’è un più forte elemento umano: siamo noi che suoniamo e basta.
Lzzy: La cosa bella è che abbiamo registrato tutti i brani dall’inizio alla fine, come se fosse una performance live, quindi ad ogni take risuonavamo tutti il brano per intero. L’obiettivo era quello di cogliere il momento. Sicuramente questo album è anche più variegato rispetto ai precedenti, soprattutto perché non avevamo stabilito nessun sound o stile da seguire. Abbiamo seguito solo quello che ci eccitava in quel momento. Molto di quello che senti sull’album e soprattutto gli intermezzi che senti in coda o all’inizio dei brani, sono frutto del momento, praticamente cose improvvisate. Siamo entrati con otto brani e siamo uscito dallo studio con 15 canzoni fatte e finite.

Quindi una parte dei brani è stata scritta in studio?

Lzzy: Sì, anche se un bel po’ di materiale è stato composto durante l’ultimo tour, siamo entrati in studio con alcuni brani già scritti completamente. Ma poi siamo entrati in studio e praticamente li abbiamo stravolti.
Joe: Avevamo un bel po’ di demo quando siamo entrati in studio ma poi, insieme anche al nostro produttore, abbiamo aggiunto e modificato tantissimi pezzi e molto di quello che è presente sull’album è stato suonato per la prima volta e registrato direttamente. Jay è stato veramente il quinto membro della band per “Into The Wild Life”.

I due brani che preferisco dal vostro nuovo album sono “I Am The Fire” e “Dear Daughter”. Cosa potete raccontarmi di questi due pezzi?

Joe: “I Am The Fire” è fondamentalmente un pezzo figo. E’ stato difficile assemblarlo, avevamo questa idea iniziale legata al fuoco, ma come rappresentarla al meglio?
Lzzy: Per me contiene il verso che preferisco dall’intero album, ovvero “I am the one I’ve been waiting for”. E’ qualcosa di leggermente biografico perché rappresenta la storia della mia intera vita: l’unica persona su cui posso fare affidamento sono io. “Perchè mi sto lamentando di questa cosa? Perché sto aspettando che succeda qualcosa?”… fondamentalmente si può contare solo su stessi. Mi sono ispirata anche ad alcune conversazioni che ho avuto con dei fan, i quali fondamentalmente parlavano dei loro problemi nel realizzare i propri sogni.

E riguardo a “Dear Daughter”?

Lzzy: E’ un brano molto interessante. Sapevamo che i fan o l’avrebbero amata o sarebbero rimasti spiazzati del tipo “Devi dirci qualcosa? (ride)”. Rappresenta la mia prospettiva riguardo a una conversazione che ebbi con mia madre. Sono stata una figlia veramente fortunata, i miei genitori mi hanno sempre supportato al 100%, specialmente quando abbiamo deciso di formare una rock band, loro erano entusiasti. Recentemente appunto ne ho riparlato con mia madre e il brano è un po’ la summa di tutto questo percorso, un modo per ringraziarla ma anche qualcosa che vorrei trasmettere nel momento in cui (se capiterà) avrò un figlio o una figlia…. e no, non ho un un bambino (ride).

Avete in programma di registrare altri EP di cover dopo l’uscita dell’album?

Joe: Mah chi lo sa, è qualcosa che facciamo sostanzialmente per divertirci tra un impegno e l’altro, ma non è sicuramente qualcosa di programmato al momento. Vedremo!

E invece per quanto riguarda un possibile album dal vivo o DVD?

Lzzy: Oh man, questo sarebbe fantastico!
Joe: E’ una cosa che vogliamo veramente fare, dobbiamo ancora parlarne con l’etichetta. Per il momento ci concentriamo sul nuovo album e soprattutto sui nuovi brani dal vivo. Poi vedremo anche in funzione del responso del pubblico.

La mia opinione è che si stia formando una sorta di nuova scena rock in America, con band come la vostra, Alter Bridge, Shinedown ecc ecc. Vi sentite in qualche modo parte di un nuovo movimento?

Lzzy: Onestamente non molto. E’ una domanda interessante. Sicuramente siamo fortunati ad essere circondati da una community di persone fantastiche, ma come band non abbiamo la necessità di agganciarci a un gruppo definito.
Joe: In America comunque la scena rock si sta risvegliando, c’è molto più supporto da parte delle radio e stanno nascendo e rinascendo molti festival, che è una gran cosa per il rock. Dopo il momento di magra dell’ultima decade, ora qualcosa si sta smuovendo.
Lzzy: Da fan, penso che la gente ultimamente sia più affamata di rock, della sensazione che è in grado di trasmettere.

E’ qual’è il vostro feeling nel suonare qui in Italia? Com’è il vostro rapporto con i fan italiani?

Joe: E’ semplicemente il pubblico più pazzo del Mondo.
Lzzy: Sì assolutamente, tra i più pazzi al mondo
Joe: In senso buono ovviamente.
Lzzy: Chiaramente. Le persone sono così splendide, tutti sono così carini qui: abbracci e baci ovunque.
Joe: Le persone sanno cosa significhi il rock, sono entusiaste e questo è fondamentale. E’ veramente divertente.

Una domanda per Lzzy. Hai cantato sull’ultimo tributo a Ronnie James Dio uscito per Roadrunner Records. Che sensazioni hai provato nel partecipare al ricordo di un tale cantante?

Lzzy: Da sempre sono stata una fan di Ronnie James Dio. E’ sempre stata una mia influenza. La parte incredibile di partecipare sia alle registrazioni dell’album che al live show organizzato successivamente, è stata quella di trovarsi circondati da una marea di persone con un’esperienza e dei sentimenti molto simili ai miei riguardo all’influenza di Ronnie James Dio come persona e artista. Era non solo uno dei cantanti più talentuosi della scena, ma anche una delle persone più belle. Aprimmo delle date per lui parecchi anni fa e fu incredibile vedere come interagiva con la gente, con i fan e anche con noi. E’ stato fantastico.

Ok ragazzi, tempo concluso. Potete chiudere l’intervista con un messaggio ai vostri fan italiani.

Lzzy: A tutti i nostri fan italiani…
Joe: …si proprio voi crazy fuckers
Lzzy: Vi amiamo tantissimo e grazie mille per averci permesso di suonare in Italia. Da quando eravamo bambini, abbiamo sempre voluto esibirci qui, abbiamo sempre sentito e ascoltato storie e leggende riguardanti la “follia” dei fan italiani, grazie mille a tutti, non ci stancheremo mai di tornare!
Joe: Assolutamente, ci vediamo in agosto!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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