Haken: Affinity – Intervista a Richard Henshall

Se si parla di progressive metal, uno dei nomi più “caldi” degli ultimi anni è sicuramente quello degli Haken, ensemble inglese che a suon di album convincenti ha fatto breccia nei cuori dei fan della musica più tecnica e melodica sublimando una carriera ancora in divenire con un lavoro maturo come “Affinity”.

Abbiamo raggiunto il chitarrista Richard Henshall, musicista preparatissimo (nonché endorser di Strandberg e Korg) proprio alla vigilia del tour che porterà i nostri sui palchi di mezza Europa.

Ciao Rich, “Affinity” è un altro centro pieno di una discografia di altissimo livello, soprattutto perché decisamente eterogenea; vorresti introdurre il nuovo album ai lettori di Metallus?

Ti ringrazio per i complimenti, è sempre un piacere verificare quanto il tuo lavoro sia apprezzato. “Affinity” è il nostro quarto album ed è stato descritto da qualche parte come “un’odissea in pieno stile anni ’80”.

“The Mountain” è stato il vostro più grosso successo commerciale; pensi che “Affinity” possa raggiungere gli stessi risultati?

Siamo stati letteralmente tramortiti da come è stato accolto “The Mountain”. Per il momento possiamo solo sperare che “Affinity” possa raggiungere gli stessi risultati. Stilisticamente abbiamo esplorato nuovi territori, quindi speriamo di raggiungere nuovi fan, magari non strettamente legati solo al progressive metal. Abbiamo cercato di tradurre in musica le influenze più disparate da Vince DiCola a Squarepusher, dai Sigur Rós ai Meshuggah tra i tanti ed il risultato è un mix, credo abbastanza eclettico, di tracce. Questo è il riflesso dellla vasta quantità di generi che ascoltiamo all’interno della band.

Sappiamo che avevate come obiettivo quello di omaggiare il periodo in cui il progressive rock traslò nella cultura pop durante gli anni ’80 e ciò è riconducibile all’artwork, ai suoni e ad alcune soluzioni melodiche. È corretto?

Certo, la maggior parte di noi è cresciuta proprio “dentro” agli anni ’80 quindi il tutto ha un posto speciale tra i nostri ricordi. Gli eighties ebbero certamente un’abbondante quantità di musica, moda e tagli di capelli orribili. Ma per noi quella decade furono anche “Rocky 4”, “The Transformers: The Movie”. Per essere più precisi, la musica di Vince DiCola! Lui è il maestro assoluto di tutta la musica basata sui synth. Infatti a mio parer la maggior parte delle colonne sonore dei film anni ’80 erano eccezionali. Un’altra accoppiata di gemme anni ’80 furono certamente “90125” degli Yes e “Discipline” dei King Crimson. Li abbiamo consumati entrambi sul tour bus quindi automaticamente hanno avuto un’influenza importante su “Affinity”.

Crediamo che la traccia “1985” possa essere molto rappresentativa del nuovo corso, giusto?

Assolutamente! Tra tutte le canzoni dell’album “1985” è probabilmente quella in cui le influenze anni ’80 spiccano di più. Mi ripeto: ascoltando assiduamente la produzione Yes, King Crimson e Toto di quegli anni credo che questa traccia debba molto a loro. Così come la sezione centrale è un tributo assoluto a Vince DiCola. Per anni abbiamo discusso di realizzare qualcosa di simile quindi siamo contenti alla fine di esserci riusciti. Non vedo l’ora di suonarla live.

E cosa ci puoi dire dei testi? C’è qualche sorta di tema ricorrente o ogni canzone ha un tema a sé?

Uno dei temi di quest’album è quello di porsi delle domande: la tecnologia e l’intelligenza artificiale sono il prossimo stadio dell’evoluzione umana? Sta realmente succedendo davanti ai nostri occhi? Cosa significa essere vivi? La comunicazione è solo un aspetto di questa equazione. C’è molto di più per cui essere eccitati oppure terrorizzati. Stiamo “scivolando nell’ignoto” come cantiamo in “Initiate”. Ci sarebbe anche altro ma ci piace lasciare una sorta d’ambiguità per permettere all’ascoltatore la propria interpretazione.

Non vediamo l’ora di vedervi live in Italia il mese prossimo; il tour è bello strutturato, corposo ed include altre interessanti band di supporto. Avreste mai pesato di arrivare a questo livello di notorietà?

Non vediamo l’ora di tornare in Italia! C’è sempre un pubblico particolarmente energetico da voi e di conseguenza è un piacere suonare davanti ad esso. Ci seguiranno nel tour Special Providence, Rendezvous Point e Arkentype. Sono tutte band incredibili e ognuna ha qualcosa di diverso da offrire, quindi il pacchetto complete risulterà molto interessante. È un onore avere il privilegio di andare on the road e suonare la propria musica a gente che ha il desiderio di ascoltarla!

L’anno scorso ho avuto la fortuna di vedervi live a Barcellona, al Be Prog! My Friend festival: cosa ricordate del vostro particolare concerto sul palchetto a colonne?

È una location incredibile per suonare dal vivo, la ricordo benissimo. Era un palchetto non esattamente confortevole però fortunatamente ombreggiato, in una giornata caratterizzata da un sole cocente. La maggior parte di noi proviene dalla Gran Bretagna e non siamo abituati ad un caldo del genere quindi credo che se avessimo suonato sul palco principale avremmo quasi certamente avuto un’insolazione! Siamo poi rimasti in quella particolare location dopo il nostro show fino alle tre di notte per vedere lo show dei Meshuggah, attesa assolutamente ripagata. Quei tizi non smettono mai di stupirmi!

Mi ha sempre incuriosito il vostro modo di comporre dato che nella vostra formazione più musicisti si dedicano a chitarra e tastiere; il vostro è un lavoro d’insieme?

Per quanto riguarda la musica, io mi sono occupato della maggior parte del songwriting dei primi tre album. Mi aiutavo con un MIDI programming per creare gli arrangiamenti iniziali, uno strumento importante per mappare gli strumenti. Dopo qualche settimana per prendere familiarità con la musica prodotta, ci trasferivamo in sala prove dove ognuno poteva aggiungere il proprio tocco al’insieme. Con “Affinity” invece abbiamo cambiato approccio. Abbiamo reso il processo molto più collaborativo e ognuno ha messo sin dall’inizio in campo le proprie idee. In questo album c’è un pezzo di tutte le nostre personalità, il che credo dia al lavoro un aspetto più fresco.

Come mai avete deciso di coinvolgere Einar Solberg dei Leprous sulla canzone “The Architect”?

L’anno scorso siamo stati in tour coi Leprous e siamo rimasti colpiti dalla potenza vocale di Einar nonché dall’incredibile preparazione tecnica della band. Lui ha davvero una voce unica quindi è stato un onore poter collaborare per una nostra composizione. È anche un ragazzo simpaticissimo e veramente umile. Mentre scrivevamo “The Architect” abbiamo subito capito che la sua voce si sarebbe adattata perfettamente e il risultato finale gli rende giustizia.

Quindi, a presto e vuoi lasciare qualche messaggio al pubblico italiano?

Grazie per il supporto riservatoci in questi anni! Ci vediamo a Milano il 6 giugno. Ciao!

Haken-band-2016

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