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Gus G.: “I Am The Fire” – Intervista all’artista

Chitarrista di fama mondiale, Gus G. è conosciuto dai più per essere il frontman dei Firewind e per essere il “braccio” destro in sede live di Ozzy Osbourne, ma in pochi sono a conoscenza dei progetti nascosti di questo strabiliante artista che, dopo anni di attività, di tour e di mille impegni, è riuscito a realizzare un sogno: avviare una sua carriera solista. “I Am The Fire” è, infatti, il nome della sua prima fatica discografica che vede la luce proprio quest’anno. In occasione dell’imminente release, Metallus.it ha avuto l’occasione di parlare con il mastermind greco che ci racconta nei dettagli la nascita di questa creatura.

Fotografia di Patric Ullaeus. / revolver.se

“I Am The Fire” è il titolo del tuo primo album solista. Si è molto parlato in passato di questo tuo progetto, di questo disco, tant’è che poco prima dell’uscita del dvd live dei Firewind avevi incuriosito i fans annunciando di essere già in fase di scrittura/registrazione del materiale. Come e da dove è nata la scelta, l’idea di un disco solista?

È un progetto che avevo già in mente da un po’ di tempo, ma non è stata una cosa che ho fatto in un’unica volta. L’ho costruita pezza per pezzo, ovvero ho realizzato un brano alla volta, ho lavorato alla realizzazione delle tracce durante il mio tempo libero in occasione del tour con i Firewind. Come ben sai, il nostro cantante ha lasciato la band e noi ci siamo presi un periodo di pausa e ho pensato che fosse una grande opportunità per me per lavorare a questo progetto in maniera più seria. Certo, mi ci è voluto un po’ per trovare tutta la gente necessaria al completamento, non è una cosa che si fa in un paio di mesi…

Seppur non sia “metal” quanto i dischi proposti dai tuoi Firewind, è un disco piuttosto variegato, ricco. Sembra quasi che tu abbia voluto esplorare altri lati musicali, altre sfaccettature, se così possiamo dire…

Sì, l’idea principale era quella di non fare nulla che si avvicinasse ai Firewind. Mi ero reso conto di non voler fare un album strumentale, questa roba non è metal ma volevo improntare lo stile sul rock n roll, fare qualcosa che si potesse riconnettere al filone modern rock o rock classico, questo genere di cose. Ho cercato di creare qualcosa, vedere le più diverse sfumature, ci sono un sacco di chitarre acustiche e cose molto differenti.

Parliamo un attimo del titolo dell’album. In un primo momento l’ho collegato immediatamente ai Firewind, perché appunto il termine “fire” (fuoco) compare in almeno una traccia di ogni album. C’è qualche strana correlazione?

Sì, quello che dici è vero, tant’è che non possiamo più farci una fottuta scaletta perché appare continuamente la parola “fire”. Fire qui, fire là (ride. ndA). Non sai più di quale canzone parli o meno, talmente ci sono tanti “fire”. (ride di nuovo, ndA). A dirti la verità, il brano in questione, la titletrack, è stata scritta dai ragazzi dei Devour The Day, quando mi hanno mandato il testo della canzone l’ho trovata veramente interessante. Non sapevo se conoscessero la mia band, forse mi conoscevano a causa del lavoro che ho svolto per Ozzy, ma credo l’abbiano fatto di proposito, voglio dire: quando ho letto il testo, ho trovato una sorta di connessione, dato che si tratta del mio disco solista avrebbe richiamato in maniera molto carina i Firewind, la mia band, e di conseguenza ho pensato fosse un titolo figo per l’album… Questa è stata la scelta!

Dicevo prima che quest’album è molto ricco tant’è che vanta un sacco di guest di tutto rispetto. Cosa ci puoi dire sulla scelta dei musicisti? Su quale base hai deciso di prenderli? Ce ne è uno in particolare che ti ha colpito di più?

Oltre al fatto di aver chiamato a raccolta un paio di amici, tra cui Tom Englund per dirne uno, posso dire che gli altri ospiti mi sono stati suggeriti da Jay Ruston, il produttore, e anche dalla mia etichetta, la Century Media. Nessuno di loro mi ha colpito in particolar modo, perché li reputo tutti speciali e ognuno di loro ha tirato fuori qualcosa. Non è un disco che ha un particolar sound o un colore particolare, ci sono vari “colori” (stili) in questo album, ci sono elementi differenti in ciascuna canzone e credo che questa diversità dipenda molto dalle varie voci che abbiamo selezionato. Sono molto contento di tutto questo. È la descrizione dell’album, non si tratta di un solo sound, parliamo di vari guests, ognuno di loro ha dato qualcosa alla propria maniera.

A parer tuo, quale è la canzone che ti rappresenta di più di questo album?

Difficile dirlo, non è uno di quei album in cui puoi separare una traccia da un’altra. È quel tipo di disco che puoi giudicare in una certa maniera proprio a causa del suo stile, possiamo trovare del rock moderno, come ad esempio in “I Am The Fire” o “Long Way Down”, ci sono dei brani strumentali, c’è della roba più classica come “Eyes Wide Open”, poi ancora c’è della roba acustica come si può riscontrare in “Dreamkeeper”… È veramente difficile dirlo, è un album molto coesivo… Se devo pensare ad una canzone adatta alla radio, direi che la titletrack sarebbe la canzone più adeguata, ma come ti dicevo prima è un album che mette insieme vari elementi, che li tiene uniti.

Avevi giustamente menzionato le canzoni in strumentali. Cosa ci puoi dire in merito alla collaborazione degli artisti scelti per queste tracce?

Avevo già a portata di mano questi brani, anche se li consideravo troppo metal per questo album ed ero addirittura arrivato a pensare di non includerle proprio, poiché non volevo che il disco potesse risultare troppo heavy metal, poteva facilmente richiamare i Firewind e non volevo fare una cosa simile questa volta. Jay (Ruston), il tizio che ha mixato l’album, mi aveva suggerito di inserirle, affinché il disco risultasse scorrevole. Originariamente io mi ero occupato del basso e Jay mi aveva suggerito Billy Sheehan e così ha preso parte al brano “Terrified”, mentre per il brano “Vengeance”, mi son occupato sia del basso, sia della chitarra e in fase di mixaggio, Jay mi aveva chiesto se fossi interessato a realizzare un assolo per David Ellefson, per il suo progetto chiamato “Altitudes & Attitude” e la cosa mi interessava. Ho dato a Dave la traccia in questione e lui ha registrato il basso.

 “My Will Be Done” è il primo brano che apre il disco ed è il primo singolo scelto per promuovere l’album. Il cantante che ti affianca in questa occasione è Mats Levén. Se non erro, avevi già avuto modo di collaborare con questo, a mio parere, fantastico artista nel 2011, proprio in vista di una sostituzione fatta da quest’ultimo per il tour con i Firewind. Cosa ci puoi dire di questa collaborazione? Se non sbaglio avete avuto modo di lavorare al disco insieme, durante il song writing.

Sì, è vero. Originariamente siamo stati io e lui a scrivere i brani, avevamo già avuto modo di lavorare insieme durante il tour dei Firewind. A dire il vero, avevo intenzione di tenerlo nella band. Mi sono divertito insieme a lui in occasione di quel tour, siamo amici da circa 10 anni e spesso abbiamo parlato di questa possibilità di scrivere del materiale assieme, nel mentre che raccoglievo idee, le ho sottoposte a Mats per avere un suo giudizio. Le prime canzoni che abbiamo scritto insieme sono state “End Of The Line” e “Eyes Wide Open” e mi è piaciuto il risultato. Per questo motivo gli ho chiesto se volesse essere il cantante principale per questo disco e quindi se volesse seguirmi in tour laddove ce ne fosse stato uno.

Al momento stai già girando un secondo videoclip, il brano scelto è proprio la titletrack “I Am The Fire” che vede la partecipazione dei Devour The Day. Potresti anticiparci qualcosa? Ti vedremo di nuovo all’opera con Patric per la realizzazione del videoclip?

Sì, a dire il vero ho già girato il videoclip in Svezia assieme a Patric, i ragazzi dei Devour The Day hanno girato la loro parte in America. Credo che Patric al momento stia già lavorando all’editing del video stesso e credo che il video sarà già disponibile a partire dalla settimana prossima, se ho ragione. Non so esattamente quale è la data scelta per la pubblicazione, ma penso sia comunque programmata per la settimana prossima. Ad essere sinceri, girerò molti altri video per la promozione di questo album, quindi man mano che si andrà avanti, vedrete altre clip.

Potremmo dire che ti tieni bello occupato! Come riesci a gestirti gli impegni tra Firewind, Ozzy e il tuo progetto solista?

È difficile dare una risposta, perché la gente pensa che io abbia chissà quali piani con questo nuovo progetto, ma non è così. Vado comunque avanti. Solitamente, do la priorità quando si tratta di dover lavorare con Ozzy, attualmente siamo stati in pausa per due anni, per cui è normale che mi concentri sulla mia band, ma dato che con i Firewind si è stabilito di prendersi una pausa, mi sono concentrato su questo mio album solista. Bisognerà vedere come si evolverà la cosa, sarò in tour questa primavera e penso che andrò avanti con il tour… Vedremo. Sono cose che non posso pianificare, perché tutto cambia.

Qualche mese fa hai avuto modo di tenere alcune guitar clinic in Europa. Ti andrebbe di dirci qualcosa riguardo quest’esperienza?

Solitamente non mi piace tenere delle guitar clinic (ride)… ma per qualche strana ragione, ho pensato che potesse essere qualcosa di piacevole, poter incontrare le persone. A dire la verità, è stato bello, mi sono divertito più di quanto mi immaginassi. Ho tenuto quattro clinic lì in Italia, mi sono divertito, ho incontrato un sacco di bella gente. Sì, è stata una cosa bella, perché è comunque piacevole incontrare gente che suona e che in qualche modo ti chiede consigli su qualsiasi tipo di aiuto tu possa dare, su qualsiasi questione loro possano chiederti. In poche parole ho fatto questo, venire incontro alle persone e alle loro esigenze, dando a loro consigli pratici. Successivamente ho tenuto qualche clinic anche in Giappone ed in Svezia, non è una cosa che faccio spesso ma ogni tanto capita di doverne fare qualcuna qua e là.

Il mese prossimo in Grecia partirà il tour che ti vedrà a fianco di Mats Levén, Uli John Roth, Jorne Lande e Marty Friedman. Hai già annunciato le date di questo tour tramite il tuo profilo ufficiale Facebook. Posso chiederti perché hai denominato il tour “Unity 1” e “Guitar Universe 2”?

Il mio agente greco ha avuto questa idea di mettere insieme qualcosa e di chiamarlo “Unity” e di realizzare alcune versioni differenti di questo tour. attualmente ha fatto solo tour in Grecia, per cui il tour inizierà proprio da qui, lui si occupa dei miei shows e si occupa anche degli shows di Uli. È stata una sua idea quella di offrire questo “pacchetto”, questa era l’idea che c’era per gli shows greci. Per quel che riguarda il tour che mi vedrà partecipe con Marty, posso dirti che Marty sarà comunque in tour perché ha un album in uscita a Maggio. Voglio dire: siamo amici da moltissimo tempo, penso che sarà stupendo fare questa esperienza insieme. Stavamo cercando un nome adeguato per questa seconda parte del tour, qualche anno fa fece questo tour chiamato “Guitar Universe”, per cui abbiamo pensato di chiamarlo “Guitar Universe Tour 2014”.

A proposito, vi è già qualche novità in casa Firewind?

Non proprio. Al momento ci siamo presi una pausa, dobbiamo ancora vedere e valutare come sarà il cantante che abbiamo ingaggiato recentemente, ho già per le mani del lavoro che porterò comunque in studio. È la prima vera pausa che mi prendo da dieci anni a questa parte. Penso che non appena sarà passata l’estate, mi rimetterò a scrivere delle canzoni e vedremo come si svilupperà la cosa.

Sei uno dei chitarristi più apprezzati nel panorama musicale mondiale. A distanza di 15 anni, forse anche più, senti di dover fare ancora qualcosa? C’è qualcosa che vorresti ancora fare in ambito musicale o professionale o perché no, personale?

Sembra che io debba ritirarmi da un momento all’altro, ahahahah (Gus per un momento ci ha fatti esplodere in una grossa risata, ndr). Credo che ci siano ancora parecchie cose da fare, credo di poter fare ancora dei dischi, o perlomeno lo spero… Mi piacerebbe poter fare un altro album con Ozzy, laddove ci fosse ovviamente la possibilità di farlo, ancora non so come siano i piani, ma sarebbe bello poterne realizzare un altro. Sarebbe bello poter tornare in pista con lui, perchè l’ultima volta che l’ho fatto è stato nel 2010 e Ozzy aveva appena terminato le registrazioni di “Scream”, quindi sarebbe bello poter tornare a fare qualcosa dall’inizio. Come dicevo, c’è sempre un nuovo disco da fare!

In attesa di rivederti presto in Italia dopo la fantastica esibizione al Pegorock, ti auguro tutto il meglio e… come sempre, le parole finali spettano all’intervistato!

Oh sì, il Pegorock è stato un festival molto carino! Ad ogni modo, grazie mille a tutti, grazie per questa bella intervista, mi diverto sempre quando son lì e non vedo l’ora di tornare. Spero di avere la possibilità di poter suonare in Italia e di presentare il mio debutto solista, per cui incrociate le dita e ci vediamo presto!

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