Guns N’ Roses – Use Your Illusion 25th Anniversary – Il nostro track by track

17 Settembre 1991. I Guns N’ Roses si trovano al primo e al secondo posto della chart di Billboard con due album nuovi di zecca usciti proprio quel giorno. 30 canzoni suddivise nei due ormai mitici volumi di “Use Your Illusion“, la prova discografica più ambiziosa della band di Axl Rose. Oltre cinque milioni di copie vendute per ognuno dei due album, 7 dischi di platino, un successo commerciale solo inizialmente sotto le aspettative, poi divenuto clamoroso. I due album rappresentano in toto le mille sfaccettature dell’Axl pensiero. Se “Appetitie For Destruction” dipingeva la pericolosità, l’unione e gli intenti di 5 sbandati, con il fuoco negli occhi (e una buona dose di eroina nelle vene), i due Use Your Illusion mostrano al mondo l’altra faccia dei Guns N’ Roses, quella di sopraffini compositori, con un range di influenze e stili molteplici che spesso rimandano all’estro di Beatles e Queen.

Ci sono i riff taglienti, l’hard rock assassino, ma c’è anche (e molto) il piano di Axl Rose insieme al fidato Dizzy Reed, alternando schegge impazzite da tre minuti a numerosi episodi ben più complessi e strutturati, con un minutaggio sopra la media. Accostare brani com Estranged, Coma o Locomotive al primo irripetibile album può far pensare a due band radicalmente differenti. Alcuni dei brani (come Back Off Bitch) risalgono addirittura al periodo pre-Appetite, e sono i brani più diretti e veloci, presenti soprattutto nel primo volume; altri nascono nel periodo Appetite o immediatamente successivo.

Il sound dei Guns si evolve in qualcosa di diverso che risente senza dubbio maggiormente della volontà espressiva del suo leader. Contestualmente però nella band qualcosa inizia a rompersi. Steven Adler viene cacciato dalla band all’inizio delle registrazioni a causa delle sue dipendenze da eroina e cocaina e conseguente impossibilità di suonare adeguatamente sull’album. Al suo posto ci sarà Matt Sorum. Pochi mesi dopo, durante lo Use Your Illusion Tour, sarà Izzy Stradlin ad andarsene, ripulito e sobrio non riuscirà più a vagabondare con il resto della band, ancora preda delle proprie dipendenze.

Use Your Illusion resta l’ultima grande prova in studio dei Guns. Seguiranno The Spaghetti Incident due anni dopo e qualche apparizione sporadica. Il resto è storia, con l’abbandono di gran parte della band e la successiva gestione Axl Rose. A 25 anni di distanza dalla sua uscita, abbiamo voluto ripercorrere Use Your Illusion, andando a sviscerare tutti i 30 brani di questo mastodontico lavoro, forse troppo spesso oscurato dall’esplosivo debutto.


USE YOUR ILLUSION I

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Right Next Door To Hell

Right Next Door To Hell” è il brano che dà il via a “Use Your Illusion I”. Un pezzo energico e veloce, hard rock stradaiolo ed arrogante che paga pegno alle sonorità di “Appetite For Destruction”, l’inizio ideale per non stordire i fan già dalle prime battute con un disco tanto ricco di innovazione per i losangelini. Tre minuti di pura adrenalina, con cascate di riff di chitarra e un refrain ficcante declamato dalla voce al vetriolo di Axl Rose. L’irresistibile assolo arriva da un’idea del chitarrista finlandese Timo Caltia (che già aveva lavorato con gli Hanoi Rocks), all’epoca vicino di casa di Izzy Stradlin. Vuole la leggenda che Timo suonò il riff di fronte a Izzy durante un incontro tra i due (magari un aperitivo a base di alcol e pupe, ma la musica ebbe la meglio!) e il chitarrista dei Guns glielo chiese immediatamente in prestito per una canzone che aveva in mente. Timo accettò e il resto…è “Right Next Door To Hell”! (Andrea Sacchi)


Dust N’ Bones

Il secondo pezzo presente su “Use Your Illusion I” è “Dust N’ Bones”, un brano dove troviamo alla voce Izzy Stradlin affiancato da Axl Rose ai cori. La traccia è stata anche composta dal secondo chitarrista della band assieme a McKagan e Slash e ci fa vedere il lato più stradaiolo e ruffiano delle pistole e delle rose, song di chiara matrice Aerosmithiana che si allontana un po’ dagli altri pezzi più elaborati e maestosi partoriti dalla mente dell’istrionico cantante. (Eva Cociani)


Live and Let Die

Tra le tante doti dei Guns N’ Roses, diciamoci la verità, c’è sempre stata quella di riuscire a creare cover che sono poi rimaste nella storia della musica, di un livello tale da far dimenticare la presenza di un originale.
Questo vale anche per “Live And Let Die”, brano composto addirittura da Paul e Linda McCartney nel 1973. L’occasione è da sogno: la canzone, infatti, era stata scritta per la colonna sonora del film “Agente 007 – Vivi e Lascia Morire” e suonata dai Wings, l’allora gruppo di McCartney.
I Guns N’ Roses hanno preso questa traccia, già di culto di per sé per i succitati motivi, e ne hanno fatto un viaggio sulle montagne russe della musica. Il brano si apre con il cantato melodicissimo di Axl Rose, accompagnato dal piano, ed esplode poi in una parte musicale che porta alla breve strofa, in un crescendo di adrenalina. Di nuovo il ritornello riabbassa i toni e conduce poi alla scoppiettante conclusione. Breve, ma intenso, esattamente come un giro di giostra.
Una curiosità: il video del brano, realizzato nel Novembre 1991, contiene alcune scene della band che esegue “Live And Let Die” dal vivo ed è l’ultimo a vedere la partecipazione del chitarrista Izzy Stradlin. (Ilaria Marra)


Don’t Cry (Original version)

Dolce ballatona fatta apposta per piacere proprio a tutti, non solo agli appassionati di hard rock e del lato più ruvido dei Guns N’ Roses, “Don’t Cry” (nella sua versione originale) è uno dei brani simbolo e più di successo di “Use Your Illusion”. Avere appeal radiofonico ed essere pensata per il grande pubblico non significa però non rappresentare una composizione di qualità, e questo bel pezzo romantico pare fatto apposta per smentire tale assioma. L’indimenticabile arpeggio iniziale del brano ha fatto la storia da solo, l’andamento delicato della traccia e il cantato sussurrato di Axl creano poi il quadro perfetto per una grande canzone d’amore. Ogni tanto anche i rocker puri e duri possono quindi lasciarsi andare a sonorità più morbide e ammettere che questa ballad è davvero un signor pezzo! (Matteo Roversi)


Perfect Crime

Canzone secca, netta, veloce e decisamente sopra dalle righe. Canzone che sembra un reale inseguimento di polizia, una caccia ad un malvivente braccato e disperato (Axl?) “Vuoi lasciarmi stare? Pezzo di merda lasciami stare” urla disperato Axl prima di concludere una scheggia impazzita che non avrebbe stonato su “Appetite For Destruction”. Una band che pesta come se già conoscesse il proprio destino, una volata verso l’oblio spezzato da “Chinese Democracy” e dalla reunion oggi. Il crimine perfetto non s’è compiuto, ed abbiamo ancora una volta i colpevoli (beh, quasi tutti via) sul palco. (Saverio Spadavecchia)


You Ain’t the First

Ci troviamo di fronte ad un altro brano anomalo, che forse sarebbe stato bene in “Lies”, associato magari alla ben più famosa “Patience”. “You Ain’t The First” è infatti un pezzo interamente acustico, scritto da una mano diversa da quella di molti brani dell’album, cioè quella del chitarrista Izzy Stradlin, e non a casa la struttura del pezzo si appoggia quasi interamente sulla chitarra acustica, aiutata in certi momenti dallo slide e dal tamburello a segnare le ritmiche. Un ritmo lento che non è blues ma lo richiama da vicino accompagna un cantato quasi strascicato, con i cori in sottofondo, e un testo malinconico che parla dell’inevitabilità dello scorrere del tempo. Una parentesi gradevole e inattesa in mezzo a un album quasi interamente basato su strumenti in elettrico (Anna Minguzzi).


Bad Obsession

Scritta insieme al collaboratore di lunga data West Arkeen (morto nel 1997 per overdose), “Bad Obsession” (e sappiamo tutti qual era l’ossessione a cui si faceva riferimento) rappresenta qualcosa di nuovo per i Guns N’ Roses dell’epoca rispetto agli esordi più “grezzi”.
Il pianoforte di Dizzy Reed ci proietta in un ipotetico saloon accompagnato dalla slide di Slash, dalla sezione ritmica a singhiozzo e le percussioni suonate da Izzy Stradlin per non parlare poi dell’armonica ed il sassofono a cura dell’ospite (iconico per chiunque si cimenti in sleazy rock) Michael Monroe; il pezzo è easy, sorta d’intermezzo prima della tirata “Back Off Bitch”… una novità che negli anni è stata comunque assimilata dai fan della band che si moltiplicarono in scala mondiale grazie ai due “Use Your Illusion”. (Alberto Capettini)


Back Off Bitch

“Back Off Bitch” non conquista la palma di pezzo più famoso dei Guns, ma sicuramente è al primo posto per il torpiloquio utilizzato nelle lyrics. Scritto ai tempi di “Appetite …”, ma mai pubblicato prima di allora, presenta un testo rabbioso, in cui Axl si scaglia contro l’universo femminile, con epiteti insistiti, in una sorta di autobiografia, come confidò in più di un’intervista. La song è un perfetto esempio di hard rock, dotato di un ritornello possente, sostenuto da un riffing che cola energia ed un cantato adrenalinico e spontaneo. Slash lascia il palcoscenico al proprio dirimpettaio, permettendo a Izzy Stradlin di occuparsi del guitar solo, in ogni caso davvero azzeccato al pezzo. I Guns suonarono “Back Off Bitch” tante volte in concerto anche alla fine degli anni ’80 e ancora prima che uscisse “Use Your Illusion”, a conferma che si trattava di una song che piaceva molto alla band. (Alessandro Battini)


Double Talkin’ Jive

Uno dei due brani interamente composto da Izzy Stradlin’ contenuto in Use Your Illusion I & II, “Double Talkin’ Jive” è il brano più grezzo, diretto e sporco dell’intero lotto. Il mood dark e malato incontra l’attitudine punk della band e sorreggono un testo criptico e cinico, una provocazione che lo stesso Stradlin’ inserisce tra i solchi di questo disco. La chiusura è affidata a due assoli, il primo di chitarra elettrica di Izzy, il secondo acustico di Slash. In alcune occasioni live la band ha eseguito una versione del brano più lunga, dilatando oltremodo le intense e suggestive trame chitarristiche dei Guns N’ Roses. (Pasquale Gennarelli)


November Rain

Se “Don’t Cry” rappresenta il lato più commerciale di “Use Your Illusion” in fatto di ballad, “November Rain” ne è l’altra faccia della medaglia, quella più pomposa e sperimentale. Nonostante i quasi nove minuti di durata, questa intensa composizione dall’incedere pianistico, scritta interamente da Axl (qui anche ai tasti d’avorio), ha fatto sfracelli scalando le classifiche di tutto il mondo ed è rimasta nella storia del rock. Il brano è concepito quasi come un’ opera teatrale: l’orchestra ci prende per mano e ci conduce alle parti vocali, alternate da momenti solisti di chitarra, fino al crescendo finale, che esplode in un corale alla Queen. Sarà per i passaggi sinfonici della parte strumentale, sarà per gli assoli di Slash, mai così taglienti e sarà per il videoclip, dotato di uno storyboard accattivante e strappalacrime che regala un paio di momenti memorabili, ma “November Rain” colpisce dritto al cuore. Oggi come allora. (Alessandro Battini)


The Garden

“The Garden” è uno dei brani più particolari di “Use Your Illusion I” nonchè quarto singolo estratto, sebbene non ebbe la fortuna degli altri. Un po’ dimenticato dai fan negli anni a venire e anche dalla band (il pezzo fu eseguito raramente dal vivo), “The Garden” è in realtà un’ottima canzone dove abbondano le chitarre acustiche e le parentesi psichedeliche, a mostrare alcune influenze seventies che i Guns’N’Roses certo non nascondevano. Pezzo molto orecchiabile, suggerisce nelle sue chitarre cullanti e non aggressive, un senso di stordimento e un che di onirico, tutto perfettamente rappresentato dall’ottimo video di accompagnamento e dagli scenari urbani che propone. Una strana sensazione, come la lenta risalita da una sbronza seria o dagli effetti di una droga, accentuata dalla mefistofelica voce di Alice Cooper, special guest della canzone. (Andrea Sacchi)


Garden of Eden

È un Axl luciferino quello che arringa la folla nel video di questa canzone. Una canzone senza sosta, chitarre che inseguono la voce e viceversa. Una corsa tra le montagne russe, un po’ a ricordare il periodo complesso vissuto da Izzy. La canzone fu composta a Chicago, dove proprio Izzy stava cercando di ripulirsi dalla droga. Una canzone che dovrebbe essere ripresa da chi vuole suonare rock , perché il rock è fatto precisamente in questa maniera. Cattiveria, attitudine e Dizzy Reed e Teddy “Zig Zag” Andreadis. Per chi scrive una gemma da riscoprire. (Saverio Spadavecchia)


Don’t Damn Me

Don’t Damn Me arriva come un pugno in faccia e porta la firma ancora una volta di Axl e Slash insieme a Dave Lank. Uno di quei brani che avrebbe potuto far parte di Appetite, sembra quasi una lunga filastrocca in cui Axl inananella una serie di strofe memorabili, in cui si scaglia contro tutto e tutti: “That your satisfaction lies in your ILLUSIONS”. E’ la sorella minore di “You Could Be Mine”, senza però raggiungere il successo del brano gemello. Memorabile l’assolo di Slash che si apre all’improvviso facendo rifiatare sia Axl che l’ascoltatore, storidito dal fiume di strofe incazzate. Un brano sottovalutato, semplice ma efficace. (Tommaso Dainese)


Bad Apples

Axl, Slash, Izzy e Duff uniscono le forze (unico brano con questa caratteristica, per la “illusoria” doppietta) per scrivere questo torrido rock blues dall’inizio funkeggiante che viene poi sommerso da uno tsunami di carica che comprende un pianoforte mefistofelico come da miglior tradizione della musica del Diavolo, quel signore ben vestito che si incontra dove le vie formano una croce. Quel signore che tentò l’uomo attraverso la mela e proprio di mele, guarda caso, si parla nel titolo della canzone: si parla della vita da rock star, fra i suoi alti e i suoi bassi, di tutto ciò che può dare e dei piccoli inconvenienti e che forse non tutti possono essere adatti a farla, quindi è meglio lasciare che la mela marcia stia da parte, senza contaminare le altre sue simili… (Fabio Meschiari)


Dead Horse

Quasi in chiusura del primo capitolo degli Illusion troviamo per chi scrive una perla assoluta composta da Axl Rose intitolata “Dead Horse”. Il brano in questione vede Rose alla chitarra acustica nell’incedere iniziale che poi si trasforma ed esplode in un’anthem energico e che live ha sempre avuto una resa strepitosa. La canzone esce anche come singolo e video nel 1993 e i più attenti fan italiani sicuramente avranno notato che ci sono delle riprese provenienti dal mitico concerto di Torino allo stadio Delle Alpi del 1992, come l’arrivo di una banana sul palco che Axl raccoglie divertito e quando mangia una gustoso snack lanciato dal pubblico. Brevi momenti che rendono un po’ nostro questo video. (Eva Cociani)


Coma

Per la statistica è l’ultima traccia del Volume I di questo “Use Your Illusion” ed è anche la canzone più lunga composta dal gruppo. Un battito di cuore e un giro di basso (quel suono di Duff, una garanzia al di là dei gusti personali) che saranno il fil rouge di questo brano veramente ben riuscito: cambi di ritmo, un viaggio fra liquido amniotico, paradiso, inferno e limbo, in una condizione di pre-morte (droga?), con il neanche tanto malcelato desiderio di non voler tornare indietro fra i vivi. Suoni di monitor cardiaci, voci di medici e rianimazioni cardiache fanno da corollario a un pezzo che entra nel vivo quando il corpo del malcapitato si sospende su corde di chitarra per poi essere strappato bruscamente e tornare alla realtà, accolto dal freddo asettico circostante e da un assolo che scioglie col proprio calor bianco tutto ciò che c’è intorno, prima di finire con un’ispiratissima invettiva finale, cantata in maniera egregia e supportata da una base musicale ficcante e che si armonizza al 100% in uno dei momenti più riusciti della carriera del gruppo, che dimostra di saper scrivere pezzi lunghi ed articolati senza perdere in freschezza. (Fabio Meschiari)


USE YOUR ILLUSION II

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Civil War

Vallo a spiegar tu ai quindicenni che la “vera” “Civil War” è quella di Axl e soci e non quella tra Capitan America e Iron Man/Tony Stark. Una canzone dai toni western, che arringa duramente contro la guerra, mostrando l’anima “pacifista” della cricca di L.A. . Guerra che “serve solo a nutrire i ricchi e a far morire di fame i poveri” e poi ancora “Ma poi cosa c’è di civile in una guerra?”. Una canzone a tutto tondo, che tocca Kennedy ed il Vietnam, quasi a voler metter all’angolo il “sogno americano” fatto di armi vendute ad ogni angolo della strada. Una canzone che apre “Use Your Illusion II” e che fa sentire il peso di una band cresciuta a dismisura dopo gli eccessi di “Appetite For Destruction”. Eccessi che colpirono anche Steven Adler, al suo passo d’addio con la band: infatti questa è l’ultima “prova” della sua presenza in casa Gunners. Curiosità: la canzone è stata indicata come una delle più belle “power ballad” di tutti i tempi. Prima “Dream On” degli Aerosmith. C’è ben più di qualche milione di fan che avrebbe qualcosa da ridire a riguardo di questa classifica. (Saverio Spadavecchia)


14 Years

Brano composto di Izzy Stradlin è cantato quasi interamente dallo stesso chitarrista e Axl compare solo nel ritornello. A livello musicale è un puro ed irresistibile anthem rock’n’roll a metà strada fra Rolling Stones e Quireboys con chitarra e piano protagonisti ed una dose velata di malinconia che si mescola magicamente alla principale melodia sfrenata. Il testo racconta la fine di una lunga storia d’amore ed il tono scanzonato trasmette al lettore un gusto agrodolce. (Leonardo Cammi)


Yesterday

È veramente difficile rimanere fermi mentre si ascolta “Yesterdays”, semi ballad dei Guns N’ Roses che si apre con un intro quasi country. A farla da padrone è la timbrica particolarissima di Axl Rose, che domina un pezzo bellissimo nella sua semplicità.
Il testo ci parla del tempo che scorre, del processo di crescita che si lascia alle spalle dei giorni passati (i “ieri” del titolo) carichi di ricordi e immagini, sì, ma non sempre utili al nostro percorso di vita. Come ci ricorda il buon Axl, autore del brano insieme a West Arkeen, Del James e Billy McCloud, spesso il passato non ha conservato né ci ha consegnato nulla e non ci resta altro che andare avanti, dritti dritti verso ciò che ancora ci aspetta.
Il video del brano, girato in bianco e nero, mostra i Guns N’ Roses che si esibiscono in un magazzino abbandonato. In una seconda versione, alle scene della band che suona si alternano foto dei membri del gruppo durante il “Use Your Illusion Tour”: tra queste immagini compaiono anche Izzy Stradlin e Steven Adler, che però avevano già abbandonato i Guns all’epoca della seconda versione del video. (Ilaria Marra)


Knockin’ on Heaven’s Door

“Knockin’ On Heaven’s Door” è una canzone scritta da Bob Dylan e uscita originariamente per la colonna sonora del film “Pat Garrett & Billy The Kid”. In tanti hanno realizzato una cover di questo famoso brano, ma nessuno è riuscito a lasciare il segno come i Guns N’Roses: a parere di chi scrive, infatti, la band californiana ne fa una versione che può assolutamente rivaleggiare con la traccia autentica. Se il leggendario cantautore americano puntava tutto sull’impatto del proprio inconfondibile timbro e sulle sue emozionanti chitarre acustiche, i Guns possono beneficiare dell’estro di Slash, che allunga e arricchisce la canzone con trame chitarristiche da brividi, e di un’enfatica e sentita interpretazione da parte di Axl. Siamo in presenza di uno dei rari casi in cui il remake è davvero all’altezza dell’originale. (Matteo Roversi)


Get In The Ring

Uno dei brani più controversi del secondo capitolo degli Illusion è “Get In The Ring” scritta originariamente da McKagan con il titolo di “Why Do You Look At Me When You Hate Me” lyric estrapolata dalla prima strofa del pezzo che poi lascerà il posto al nome più corto ed immediato che noi tutti conosciamo. La traccia in questione è un trascinante anthem punk rock e più precisamente un’accusa diretta e senza peli sulla lingua verso la stampa specializzata colpevole di pubblicare bugie sul gruppo e di creare rumour solo per vendere più copie. Ovviamente non ci sono filtri e nel testo si fanno spudoratamente i nomi e cognomi dei vari redattori dell’epoca di Hit Parader, Spin, Circus Magazine e in particolare quello di Mick Wall di Kerrang a causa di quanto pubblicato nel suo libro (Guns N’ Roses: The Most Dangerous Band In The World). Da segnalare che il pezzo non è stato mai suonato dal vivo, ma solo in studio a cui è stata aggiunta la parte live del pubblico registrata durante il concerto a Saratoga Spring a New York nel 1991. (Eva Cociani)


Shotgun Blues

Sovente l’anima più sfrontata e diretta del gruppo emerge prepotente tra brani ricchi di orchestrazioni o ballad dal forte sapore commerciale. Tra i brani in cui si avverte forte tutta l’energia degli esordi troviamo senza dubbio “Shotgun Blues”, brano partorito dalla penna di Axl Rose che ne riprende il piglio e l’atteggiamento rock n’ roll. Una sezione ritmica pulsante e saltellante accompagna il cantato di Rose e il suo attacco a ipocriti e leccaculo. I Guns N’ Roses sono così, senza peli sulla lingua, prendere o lasciare. (Pasquale Gennarelli)


Breakdown

Altra divertente ed irresistibile ballata aperta dall’irresistibile fischiettare di Axl, dal piano suonato da Dizzy e dal banjo imbracciato da Slash. Il brano evolve in un trascinante rock’n’roll più elaborato rispetto alla media della produzione della band e con interessanti evoluzioni dei ritornelli. Ottimo l’assolo di chitarra di Slash e immediatamente riconoscibili i vocalizzi di Axl nel finale. (Leonardo Cammi)


Pretty Tied Up

Bondage, dominatrici e sesso estremo. Questi sono i pericoli della decadenza del rock’n’roll. Il soggetto perfetto per uno dei migliori brani di Izzy Stradlin, che sotto una buona dose di eroina scrive il brano, ispirandosi a una donna di nome Margot, una mistress, conosciuta grazie a un amico messicano: “Well crack the whip / ‘Cause that bitch is just insane / I’m serious”. Nel brano Izzy inserisce anche delle parti di sitar elettrico, qualcosa che rimanda nell’immaginario ai Beatles, con cui questo album ha delle nette connessioni per la varietà compositiva ed esecutiva. (Tommaso Dainese)


Locomotive (Complicity)

Matt Sorum introduce il pezzo con un bel groove che evidenzia gli splendidi suoni generati da Mike Clink e che sfocia in uno dei migliori riff dell’intero “Use Your Illusion” ad opera di uno Slash davvero ispirato.
Axl declama le sue strofe destreggiandosi in cambi di ritmo particolari per un gruppo che fino all’epoca era stato decisamente più diretto; insieme ad “Estranged” e “Civil War” è uno dei pezzi più dilatati dell’album ed è caratterizzata da una trascinante parte centrale che profuma di musical e che scema in un lungo assolo che sembra quasi improvvisato mentre i suoni sfumano. (Alberto Capettini)


So Fine

Duff McKagan, il bassista dal passato ben ancorato al ’77, l’anima punk del gruppo che, come dimstrerà anche in seguito all’uscita dai Guns ‘n’ Roses, riesce a cimentarsi bene dietro al microfono come in questa “So Fine”, sgangherata canzone d’amore, serenata di un perdente che vorrebbe raccogliere una stella in cielo per darla a Lei, Lei che,cavolo,come è possibile che sia così bella? Così bella come una canzone semplice, con un assolo in slide che entra nel cuore e in un attimo fa scomparire tutto ciò di brutto che c’è al mondo e nella vita e fa pensare ai suoi occhi che, nonostante un uomo lavori duramente, ti riportano sempre lì. Amore, agrodolce, come d’altronde è la vita e come è a musica che accompagna le parole di questo brano, dedicato a un icona come Johnny Thunders. (Fabio Meschiari)


Estranged

Nei due “Use Your Illusion” ci sono brani che vengono compresi immediatamente, di facile presa e di facile impatto indipendentemente dall’età di chi ascolta. “Estranged”, al contrario di questi, è uno di quei brani che si riescono a capire fino in fondo quando si è un po’ più adulti e si è visto un pochino più di mondo. Oltre ad essere il brano più lungo di tutto l’album e il secondo più lungo in assoluto registrato dai Guns, un’altra particolarità è la struttura del pezzo, che è intervallato da diversi assoli, affidati volta per volta al piano o alla chitarra, ma non ha una vera e propria struttura canonica strofa – ritornello – bridge, e così via. “Estranged” si muove quindi come un flusso di coscienza, in piena libertà come una serie di pensieri alienanti, in bilico fra normalità e follia e fra semplice malinconia e disperazione più profonda. Già dai primi versi si percepisce che si sta assistendo al declino di un uomo che si sente vecchio nonostante la sua giovane età, prosciugato dopo avere dato tutto se stesso alla persona amata, sentendosi al contempo rifiutato e svuotato di ogni energia. È quindi una sensazione da persona adulta, diversa da un abbandono adolescenziale, che riflette un senso di vuoto profondo che rischia di sconfinare nella pazzia. Al brano si accompagna anche un video, che essendo costato circa 4 milioni di dollari è uno dei più costosi di tutti i tempi, che inizia con un’azione di polizia degna dei migliori telefilm americani e si declina con una serie di visioni sempre più allucinate, che mostrano il distacco graduale dalla realtà. (Anna Minguzzi)


You Could Be Mine

L’edonismo sessuale dei testi ritorna in questo singolo concepito inizialmente per la colonna sonora di “Terminator 2 – Il Giorno del Giudizio”. E infatti il video contiene spezzoni del film oltre alla presenza di Arnold Schwarzenegger e della band stessa. Musicalmente il brano è una sferzata di puro rock con la sezione ritmica di Duff McKagan e Matt Sorum a sorreggere le chitarre taglianti di Slash e Izzy Stradlin’ e la voce al vetriolo di Axl Rose. Il testo è di Izzy e trae ispirazione dalla storia d’amore contorta e morbosa con Angela Nicoletti. Una delle hit più acclamate e di successo della band. (Pasquale Gennarelli)


Don’t Cry (Alternate lyrics)

Certo, la fama della super ballad per eccellenza dei Guns N’ Roses, “Don’t Cry”, è indubbiamente indiscussa: tutti conoscono il brano e tutti ci avranno pianto sopra almeno una volta. Molti sono a conoscenza della storia d’amore non corrisposto che si cela dietro il titolo della canzone, ispirato alle parole pronunciate dalla donna amata da Axl (che, però, pare avesse una relazione con Izzy Stradlin) nel dirgli addio: “non piangere”.
Non tutti, però, sanno che di “Don’t Cry” esiste una versione alternativa, musicalmente quasi uguale alla sorella più nota, a parte alcune piccole variazioni melodiche e metriche necessarie per l’adattamento del testo, ma completamente diversa nelle lyrics delle strofe.
Sebbene si discosti molto dalla prima versione di “Don’t Cry”, anche il testo alternativo parla di un amore non corrisposto, a metà tra amarezza, rassegnazione e parole di conforto. Il ritornello resta uguale a quello più noto e ricorda che, nonostante tutte le sofferenze che la vita può riservare, l’immensità del cielo sopra di noi rimarrà sempre la stessa. Cambiano le parole, dunque, ma la bellezza del brano si conserva immortale. (Ilaria Marra)


My World

“My World” è il final joke di Mr. Axl Rose. Giusto per far capire al mondo, ai fan e alla band chi comanda. Uno pseudo rap senza capo ne coda, oggettivamente brutto e inutile se preso come brano a se stante, ma fondamentale per comprendere la filosofia Rose. Non ci sono compromessi, Axl comanda e anche lo scherzo finale diventa una dichiarazione d’intenti di un leader e di una band che in troppi hanno identificato solo con il rock stradaiolo di Appetite, senza cogliere le mille sfaccettature e sfumature di questo doppio mastodontico lavoro. (Tommaso Dainese)

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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