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AAVV – Recensione: Guitars That Ate My Brain

La stessa casa discografica, la Magna Carta, nel parlare di questo disco lo descrive come un’idra a dodici teste, e probabilmente non si sarebbe potuta trovare un’espressione più calzante. In particolare, questo disco è rivolto a tutti coloro che ancora vedono la chitarra come uno strumento adatto a sperimentare, arrivando quasi al fastidio e al limite del rumore, con l’uso dei distorsori portato all’estremo e l’intenzione di stupire più che di esprimere vere e proprie sensazioni. Dodici brani per dodici artisti, il nome più famoso è probabilmente quello di Devin Townsend, che dà sfogo a tutta la sua vena di follia nella delirante “Nerd Alert”, ma anche Chris Poland e James Murphy sfogano la parte più malata di loro stessi, e soltanto Dave Martone sembra avere mantenuto una parvenza di lucidità, anche se la sua “Hybrid Angels” ha un titolo che si addice perfettamente allo stile del brano. Ciononostante, un esperimento del genere, interamente strumentale, con l’evidente intento di portare tutto all’eccesso, accompagnato tra l’altro da una copertina che sembra disegnata da un bambino dell’asilo con disturbi di personalità, difficilmente potrà interessare, a meno che non capiti nelle mani di qualche serial killer delle chitarre in cerca di ispirazione per trovare altri modi con cui divorare i cervelli altrui, insieme al proprio, naturalmente.

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