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Aquilus – Recensione: Griseus

Gli Aquilus sono una one man band australiana personificata dal polistrumentista Waldorf, impegnato in questo progetto in una sorta di complesso elaborato che mischia sonorità classiche e folcloristiche a una lugubre matrice depressive black metal. Le note promozionali sparano piuttosto in alto facendo il nome di Angelo Badalamenti, Ennio Morricone, Emperor e citando influenze che si rifanno alla musica popolare italiana del Rinascimento. In realtà troveremo poco o nulla di tutto questo. “Griseus” è piuttosto un onesto platter composto da episodi lunghi ed elaborati in cui l’ingrediente estremo interviene di quando in quando a tessere delle cupe parentesi molto old-school oriented, mentre la grande parte del lavoro è data dalle melodie create dai synth, che invece fanno leva sull’enfasi e l’emozionalità, regalando ampie parti strumentali che sanno di soundtrack. Il lavoro è dunque gradevole e realizzato con professionalità, tuttavia si scontra con la sua lunghezza (ottanta minuti di musica atmosferica sono tanti per chiunque) e in effetti notiamo come i brani siano più scorrevoli e intriganti laddove Waldorf li snellisce da troppi orpelli, come nel caso di “Smokefall” e “The Fawn”. Nel complesso però, l’ascolto è scorrevole e i pezzi sono sufficientemente dinamici per mantenere viva l’attenzione. Speriamo che il prossimo passo sia quello di rendere la proposta più diretta ed essenziale.

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