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Tommy Bolin – Recensione: Great Gipsy Soul

Tommy Bolin è uno di quei personaggi che sfortunatamente è entrato nella leggenda del rock per la sua prematura scomparsa, nonchè per i suoi meriti musicali. Famoso per essere stato il “sostituto” di Richie Blackmore in “Come Taste The Band” dei Deep Purple, il chitarrista in realtà suonò con molte altre band come Zephyr e James Gang, ma soprattutto diede alle stampe “Teaser” nel 1975, capolavoro assoluto del rock, doppiato l’anno successivo da “Private Eyes”.

Dopo la fatale overdose di eroina si sono susseguiti una serie di uscite postume tra numerosi live album e tributi, ultimo della serie è questo “Great Gipsy Soul”, uscito sotto il monicker Tommy Bolin & Friends. L’album, prodotto da Warren Haynes e Greg Hampton, ripropone gran parte del già citato “Teaser” con l’aggiunta delle b-sides “Crazed Fandango” e “Smooth Fandango” e dell’outtake “Sugar Shack”. La particolarità della release sta nel fatto che le canzoni sono in realtà dei mix multitraccia composti dalle tracce originali dei brani con l’aggiunta, brano per brano, del contributo di vari musicisti e cantanti. Descritta così sembrerebbe una mera operazione commerciale per lucrare sul povero Bolin, in realtà, nonostante l’album si indirizzi ai collezionisti e completisti dell’artista, il risultato lascia inaspettatamente soddisfatti.

In realtà i brani non ricalcano sempre pedissequamente le tracce originali. Abbiamo quindi episodi più fedeli come la mitica “Teaser”, con un mix leggermente meno potente rispetto all’ultima edizione restaurata, arricchita dagli interventi di chitarra dello stesso Haynes, o la magnifica “Dreamer” in cui alla voce non troviamo più Bolin ma il noto Myles Kennedy. Scorrendo i brani qualche sorpresa arriva da “People People” che diventa ancora più reggae e funky rispetto alla versione originale mentre “Wild Dogs” viene accorciata dai 14 minuti originari a soli 5 minuti abbondanti, rendendo il brano decisamente più diretto con un guest d’eccezione che risponde al nome di Brad Withford. Imperdibile inoltre anche la prestazione di Glenn Hughes, alla voce e al basso sulla già citata outtake “Sugar Shack” e sulla finale “Lotus”, qui in una versione più asciutta e soft, nonchè monca del finale elettrico.

Se non avete mai incontrato nel vostro percorso musicale il talento di Bolin sicuramente diventa preferibile iniziare dai seminali “Teaser” e dal funkeggiante “Come Taste The Band”. Per gli appassionati invece “Great Gispy Soul” è senza dubbio consigliato, una compilation ben fatta, ancora più ricca nell’edizione deluxe che vede un secondo cd che ospita il brano “Marching Bag” diviso in quattro movimenti con una lunga jam dei vari partecipanti al tributo.

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