Gov’t Mule: Live Report e foto della data di Bologna

Un concerto dei Gov’t Mule è sempre un evento a sé stante, vuoi per il fatto che non suonano mai la stessa scaletta da una sera all’altra, vuoi perché i brani vengono sempre concepiti come (eccellenti) punti di partenza da stravolgere con improvvisazioni e jam a oltranza. La data bolognese al Teatro delle Celebrazioni, prossimo al sold out, non ha fatto eccezione a questa regola, con l’ulteriore motivo d’interesse nel vedere alla prova il nuovo bassista Kevin Scott, che ha sostituito Jorgen Carlsson dopo anni di militanza di quest’ultimo nella band. E puntualmente il concerto si è rivelato per quello che sono in sede live i Gov’t Mule: una band strepitosa, che suona come pochi al mondo. Con un repertorio tratto dal loro ultimo, bellissimo, “Peace Like a River” (grandi versioni di “Same As It Ever Was”, “Dreaming Out Loud” e di “Made My Peace”) e un po’ da altri vari episodi della loro oramai nutrita discografia, fin dall’apertura con “Mr Man”, hanno iniziato ad avvolgere il pubblico nella loro musica, partendo in jam al momento degli assoli. Ed è continuato così, con i continui scambi del leader Warren Haynes, cantante magnifico e chitarrista di un’altra categoria, e il tastierista Danny Louis, a cui è dedicato un ampio spazio per i suoi interventi. Il tutto seguito a meraviglia da Matt Abs, un batterista padrone di dinamiche pazzesche, che segue il flusso musicale accompagnando e intervenendo ad accentuare e sottolineare gli estremamente vari momenti del concerto, e, dicevamo, il lavoro enorme di Kevin Scott, bassista potentissimo ed estremamente fantasioso. Con il basso sempre in movimento, scuola Jack Bruce o Tim Bogert, e un grande istinto nel seguire le trame dei solisti anche nelle improvvisazioni, è probabilmente quello che più si avvicina al compianto Allen Woody, il bassista originario morto nel 2000. Le dinamiche, dicevamo: sono capaci, in un brano suonato a tutta potenza, di calare l’intensità all’unisono e su questa base “ovattata”, prodigarsi in grandi improvvisazioni, per poi riprendersi e andare a parare in altri territori musicali, come nell’esecuzione del blues “Wake Up Dead“. Non sono mancati neanche omaggi a grandi artisti con le loro versioni di “Doing It To Death“di James Brown, “Street Corner Talking” dei Savoy Brown (contenuta in “Heavy Load Blues” dell’anno scorso) e una strepitosa “Freeway Jam“, brano interamente strumentale di Jeff Beck, a dimostrazione di come sappiano passare da generi anche ben differenti fra loro mantenendo però sempre un’identità musicale precisa. Ci si rende conto che i Gov’t Mule dal vivo sono una sorta di organismo vivente, i cui organi funzionano a meraviglia da soli, ma sempre in funzione dell’insieme, in un perfetto equilibrio delle parti. È quasi inutile poi citare tutti i brani eseguiti, tanto è che almeno metà del concerto si può considerare inedito, visto che è costituito da quegli intermezzi jammati che portano i pezzi in nuovi, inediti territori, come, tanto per citare un esempio, nella finale “Mule”, brano bandiera della band, che nella sua parte centrale ha preso altre strade, diversissime ma coerenti, per poi tornare al pezzo e concludersi. In un concerto di circa due ore e mezza, diviso in due parti con pausa in mezzo, il finale è stato affidato al classico del blues ”Send You Back To Georgia” di Timmy Shaw e Johnnie Mae Matthews in una travolgente versione con ospite alla chitarra il bravissimo Gennaro Porcelli, che oltre a essere il chitarrista di Bennato, è un grande bluesman, perfettamente all’altezza della situazione.

Un concerto dei Gov’t Mule, in conclusione, è un’esperienza che ci sentiamo di consigliare a chiunque ami la grande musica, dove capacità, insieme, cultura musicale, fantasia e intelligenza si fondono nel creare qualcosa di inedito di volta in volta. L’unico rimpianto di questo tour italiano, è per chi vi scrive, il non poterne seguire tutte le date, che, ne siamo certi, sono un discorso nuovo ogni volta.

Setlist:

Prima parte: 01. Mr. Man 02. World Boss 03. Wake Up Dead 04. Banks of The Deep End 05. Doing It To Death 06. Same As It Ever Was 07. Street Corner Talking 08. Dreaming Out Loud 09. Slackjaw Jezbel

Seconda parte: 10. Stone Cold Rage 11. Larger Than Life 12. Thorns Of Life 13. Made My Peace 14. Freeway Jam 15. Fallen Down 16. Mule

Encore: Send You Back To Georgia

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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