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Gosta Berlings Saga – Recensione: Et Ex

Praticamente sconosciuti dalle nostre parti (tranne che per gli addetti ai lavori più a contatto con l’underground) fino alla firma del contratto con Inside Out i Gösta Berlings Saga sono un entità a sè stante; gli svedesi infatti propongono in maniera spiccatamente “cinematografica” la propria visione di post rock e progressive strumentale ampiamente imbevuto di elettronica.

“Et Ex” è addirittura il quinto album della band di Vällingby e sin dal suo inizio le tastiere elettroniche alla Tangerine Dream di “Veras Tema” creano un’atmosfera spettrale da colonna sonora; in “The Shortcomings Of Efficiency” sono invece chiaramente i King Crimson dell’era Belew ad essere chiamati in causa per quelle dissonanze di chitarra appoggiate a ritmi dispari (che però mantengono una loro regolarità) e con un crescendo davvero imponente non tanto lontano dagli Oceansize degli esordi.

I loop elettronici dei sintetizzatori (suonati da due elementi della band) la fanno da padrone un po’ ovunque (“Over And Out”) catapultandoci in pieni anni ‘80. “Artefacts” al contrario è decisamente settantiana con quegli accordi di organo in odore di Yes mentre “Capercaillie Lammergeyer Cassowary & Repeat” ha carattere orrorifico, sulla falsariga dei Goblin.

Ammettiamo di non sapere come questo “Et Ex” si ponga in relazione ai sui predecessori, soprattutto gli incensati dalla critica “Sersophane” e “Glue Works” però si rimane davvero soddisfatti nel percepire come una band voglia ancora nel 2018 poter uscire dal seminato cercando di percorrere vie già battute nel periodo d’oro tra i ’60 e i ’70 ma stravolgendole con un approccio assolutamente moderno e non convenzionale; questa musica strumentale dei Gösta Berlings Saga di fatto non appartiene ad alcun genere definito ma è un compendio tra minimalismo sonoro ed epica quasi a voler restituire al termine “progressivo” il significato che gli compete.

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