Gonga – Recensione: Gonga

Black Sabbath.

Blue Cheer.

Sleep.

Un gruppo a scelta fra tutta quelle serie di band che tiene la testa nello stoner e i piedi nel doom.

Ecco i quattro punti cardinali che servono per orientarsi nella proposta di questo gruppo britannico, figlio dei conterranei Black Sabbath per quanto riguarda la passione per i riff ma amante delle proposte d’oltreoceano per i suoni, la produzione e la passione per la psichedelia. Tutto questo per produrre un mix che non sarà nuovo, esplosivo o micidiale. Semplicemente è affascinante.

Questo debutto omonimo rappresenta un viaggio attraverso trent’anni di musica e di droghe: dal continuo sovrapporsi e inseguirsi di chitarra e batteria, al costante pulsare ritmico del basso fino alla polvere che sporca la voce del singer Joseph, mai troppo presente ma sempre perfettamente aderente al contesto. Tutto suona già sentito, eppure non perde un oncia del proprio fascino. Fanno anche la loro comparsa intermezzi acustici, i due ‘Untitled’: se il primo è poco più di un fraseggio, il secondo è decisamente più interessante, anche in chiave futura.

Sebbene sia difficile individuare un “must listen” in questo lavoro, dove ogni elemento si incastra alla perfezione nell’altro, la seconda parte del disco, più sporca e ruvida pur virando verso ritmi piu’ dilatati, quasi doom appunto, rappresenta quella più affascinante: non una nota sprecata, non una in più. Un incastro perfetto che potrebbe appassionare anche chi, dei favolosi anni ’70, non è già follemente innamorato.

Voto recensore
8
Etichetta: Invada /Goodfellas

Anno: 2004

Tracklist: 01. Pocket Scientist
02. Burnt Honey
03. Hermes
04. Untitled No.2
05. Stratofortress
06. The Pomp
07. Manali Summer
08. Untitled No.3
09. Fellow Man
10. Octane Bud

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