Golden Earring – Recensione: Moontan

Al giorno d’oggi sembra quasi naturale che i protagonisti del grande rock non siano esclusivamente anglo americani, pur avendo questi da sempre il predominio. Che però, più di cinquant’anni fa un gruppo proveniente dall’Olanda potesse arrivare ad avere una hit internazionale, non era per nulla scontato. La band in questione si chiama Golden Earring, formata L’Aia nei primi anni ‘60 dal chitarrista George Kooymans e dal bassista Rinus Gerristen (anche alle tastiere). A loro si uniranno nel 1967 lo straordinario cantante Barry Hay (spesso anche a chitarra ritmica e flauto) e dal 1969 Cesar Zuiderwijk alla batteria. Autori nei primi dischi (il primo singolo risale al 1965) di un rock ancora fortemente influenzato dal beat, si evolvono man mano verso un sound sempre più vicino all’hard rock, arrivando a pubblicare nel ‘69 “Eight Miles High”, coverizzando il celebre brano dei Byrds, che sarà il loro primo successo al di fuori dei confini olandesi. Il seguente tour toccherà anche gli States e vedrà i nostri esibirsi assieme a grandi nomi quali Who, Hendrix, Led Zeppelin, Eric Clapton e Procol Harum. Il disco della consacrazione, contenente il loro maggior successo di sempre, verrà però pubblicato nel 1973, e si intitolerà “Moontan”. Pubblicato per Polydor con copertine e scaletta diverse sulle due sponde dell’Atlantico (noi prendiamo in esame la versione europea), è stato registrato nei Phonogram Studios Holland e mixato a Londra per la produzione della band stessa.

Il giro hard r’n’r che apre il disco col brano “Candy’s Going Bad”, con quella linea vocale immediata e melodica, che sfocia in un ritornello perfetto, impossibile da non cantare, coi suoi interventi di chitarra solista di gran gusto e la coda più dilatata e riflessiva, è uno dei grandi brani della band, inizialmente pensato come singolo principale, anche se poi i fatti prenderanno un’altra piega. “Are You Receiving Me” è un brano di oltre 9 minuti, in cui si rincorrono vari colori e atmosfere, dal giro iniziale con una ritmica alla The Who e un cantato sognante, un ritornello arioso, quasi progressivo, sostenuto anche dal sax (suonato su questo disco dall’ospite Bertus Borgers), momenti di autentica psichedelia e un grande assolo di chitarra in crescendo; per contro “Suzy Lunacy (Mental Rock)” è un divertente rock blues, diretto ma di classe nell’esecuzione. Un discorso a parte merita la più grande hit non solo di questo disco, ma in generale dei Golden Earring: stiamo parlando di “Radar Love”, brano che diventerà uno dei grandi classici del rock. Dopo una drammatica sequenza di accordi, ecco arrivare quel tempo di basso e batteria (che gli Iron Maiden hanno imparato a memoria ai tempi di “Running Free”), quella linea vocale dalla perfetta melodia in crescendo, che esplode in un ritornello in cui tutti gli strumenti (fiati inclusi) offrono un tappeto straordinario, e le divagazioni soliste sempre sostenute da quella ritmica incalzante, gli scambi fra voce e chitarra… un pezzo praticamente perfetto, dal piglio immediato, pur essendo molto articolato in varie parti, che entrerà in posizioni importanti nelle classifiche internazionali e sarà coverizzato da tantissimi artisti successivi (dagli U2 ai White Lion, dai REM agli Omen, dai Ministry ai Def Leppard e moltissimi altri), verrà usato in colonne sonore di film e telefilm, e verrà considerato una delle migliori driving song di sempre. La successiva “Just Like Vince Taylor” è un omaggio al grande rocker inglese, un r’n’r in chiave hard al solito estremamente trascinante, e la conclusiva “Vanilla Queen” è un altro lungo ed articolato brano con la splendida vocalità di Hay sugli scudi, una parte centrale di chitarra acustica, e un crescendo strumentale di enorme classe ed eleganza. Moontan è il disco definitivo della band, in perfetto equilibrio fra le sue componenti, con i musicisti al meglio, la voce calda ed espressiva di Hay, il gusto e la classe di  Kooymans, il grande sound e il virtuosismo di Gerristen (le sue influenze su di un certo Steve Harris sono palesi), il drumming preciso e fantasioso di  Zuiderwijk, ma soprattutto dei brani ispirati e originali, dove emerge la classe e la personalità unica degli olandesi.

Il disco, trainato dal celebre singolo, sarà un grande successo, arrivando ai primi posti delle classifiche in vari paesi. Seguiranno importanti tour che negli USA vedranno la band olandese aprire per nomi quali Rush, Santana, Dobbie Brothers, 38 Special e avendo come opener degli allora debuttanti Kiss e Aerosmith. La band proseguirà a proporre la propria musica senza più bissare un successo a quel livello, non mancando tuttavia dei momenti di riscontri importanti, sempre all’insegna di un rock raffinato e di grande qualità. Consigliatissimo il doppio live del 1977. La notizia di fine attività è arrivata nel 2021 per gravi problemi di salute di Kooymans. Resta l’eredità di una band con una discografia nutrita e di qualità, che pur provenendo da un paese “periferico” è riuscita a scolpire il proprio nome nell’album del grande rock degli anni migliori.

Piccolo ricordo personale: nel Monster of Rock del 1992, a cui era presente chi vi scrive, headliner gli Iron Maiden, Steve Harris indossava la maglietta di uno dei suoi gruppi preferiti di sempre: si trattava di una band olandese dal nome Golden Earring.

Etichetta: Polydor

Anno: 1973

Tracklist: 01. Candy’s Going Bad 02. Are You Receiving Me 03. Suzy Lunacy (Mental Rock) 04. Radar Love 05. Just Like Vince Taylor 06. Vanilla Queen
Sito Web: https://www.facebook.com/goldenearring

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