Ozzy Osbourne – Recensione: God Bless Ozzy Osbourne

Il 2011 non sarà ricordato come un anno deludente dai fan del vecchio Ozzy: la reunion con i Sabbath, il suo nuovo libro “Chiedilo al Dr. Ozzy”, la lussuosissima ri-edizione degli album “Blizzard of Ozz” e “Diary of a Madman” ed infine questo nuovo documentario “God Bless Ozzy Osbourne”. Co-Prodotto dal figlio Jack, l’uscita in questione continua sulla strada tracciata dal primo libro del madman “Io sono Ozzy”, concentrandosi maggiormente sulla vita e le esperienze del cantante senza andare a ripercorrere ogni singola tappa della carriera musicale, accennandone solo i passaggi principali.

Anche qui si parte dagli albori, dalla cittadina natale, poi la carriera con i Sabbath quindi la fase solista, il tutto però visto attraverso quello che Ozzy Osbourne è adesso: non più l’ubriacone barcollante dei tempi degli “Osbourne”, tantomeno il pazzoide scatenato degli anni ’80, bensì l’uomo rinato, sobrio, il padre di famiglia. Attraverso l’ora e mezza di filmati e interviste incontriamo i commenti degli altri componenti dei Black Sabbath, della moglie e manager Sharon, dei figli e di molti altri musicisti tra cui anche l’amico Paul McCartney e Tommy Lee, inframezzati da molti spezzoni della vita attuale di Ozzy, passando dalle immagini del suo compleanno, ai momenti domestici, fino alla visita alla sua città natale Aston.

“God Bless Ozzy Osbourne” come già “Io sono Ozzy”, calca molto la mano sui problemi di dipendenza da alcohol e droghe che hanno segnato la vita di Ozzy ed evidenziando la sua ritrovata serenità e sobrietà, andando però spesso a calcare troppo la mano, quasi fino a distorcere il messaggio positivo che comunque si vuole trasmettere. Scene come quella in cui Ozzy si inginocchia a pregare prima di un concerto possono essere anche curiose ma arrivano ad essere stucchevoli ed esagerate. Sicuramente nessuno rimpiange l’immagine di un Ozzy distrutto dall’alcol e dalle droghe, ma resta pur sempre una rockstar che calca i palchi di tutto il mondo ogni anno cantando “Crazy Train”!

Il documentario comunque scorre via veloce e si fa guardare volentieri senza però dire molto più di quanto non si sia potuto leggere sulla biografia del madman. Sicuramente non indicato per chi vuole scoprire la storia di Ozzy Osbourne, resta un prodotto ben fatto che piacerà ai fan incalliti che potrebbero però restare leggermente delusi dalla mancanza di qualche chicca (ancora una volta nulla di nulla su “No Rest For the Wicked” ed il periodo di “Ozzmosis”). In ogni caso, lunga vita a Ozzy, una delle ultime grandi icone della nostra musica preferita: ora lo aspettiamo al varco per la calata italica dei ritrovati Black Sabbath….e che Dio lo benedica!

Voto recensore
n.d.
Etichetta: Next Entertainment

Anno: 2011


Sito Web: http://www.ozzy.com/us/home

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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