Aborted – Recensione: Global Flatline

Nuova creatura per i deathster belgi Aborted. Questo “Global Fatline” più che instaurarsi in linea consequenziale con l’ultimo lavoro “Strychnine.213” ci fa assaporare un parziale ritorno a quello che abbiamo sentito per esempio in un album come “Goremageddon”.
La band si muove da sempre sotto l’influenza grind, gore e core, ma quest’ultima componente si fa più discreta nella attuale proposta del combo. Trascurando il mediocre intro “Omega Mortis”, ci troviamo ad ascoltare “Global Flatline”: batteria tiratissima, growl bello corposo ma che a dire il vero sembra un po’ filtrato, alternato ad un screaming molto edulcorato e comprensibile che fa molto core. Strutturalmente la song è sorretta da riff piuttosto essenziali e con rifermenti al suono old school sul finale, in cui trova anche spazio un’apertura melodica che fa molto Carcass. In pratica un condensato di quello che da sempre sono gli Aborted con tutte le loro influenze.
Inizia all’assalto “The Origin Of Disease” con il riff di apertura che viene ripreso sul finire, semplice ma in grado di rimanere in testa, un momento di distensione dopo la metà e uno sprizzo carcassiano che non guasta. Gli addendi non cambiano con “Coronary Reconstruction”, ritmicamente più tranquilla “Fecal Forgery” dove un riff catchy di scuola nordica si imprime nella memoria come punto focale.
Con “Of Scabs And Boils”, arriva forse l’episodio più metal/hardcoreggiante del set, si riprende però subito con le velocità vertiginose all’inizio di “Vermicular, Oscene, Obese” (che ha però un finale quasi ipnotico). Scorrendo via via le tracce troviamo forse l’episodio più riuscito: “Grime”. Una song che mescola sapientemente modern e old school. Episodio curioso è invece “Endstille”, lunga oltre i sei minuti e per lo più strumentale, ma con una parte in cui viene utilizzato un brano parlato con mr Hoppenheimer che giusto qualche mese fa i Vile utilizzarono in una loro canzone del nuovo album, “I Become Death” per l’esattezza. Non saprei cosa pensarne, ma l’amarezza per la poca fantasia è innegabile.
Va poi segnalato che diverse ugole si sono date da fare per supportare Sven nella sua brutale missione, tra le quali quella di  Jason dei Misery Index, di Trevor dei Black Dahlia Murder, di Julien dei Benighted e di Keiijo dei Rotten Sound. Alla fine delle quindici canzoni resta l’idea di aver ascoltato un album coerente nel suo complesso, piuttosto corposo, vista la lunghezza, ma si ha anche la sensazione che il quintetto avrebbe potuto dare di più.
Gli Aborted hanno certo  confezionato un buon prodotto, hanno svolto il compitino, ma si sono fermati li, nulla di più nulla di meno. Anche se il ritorno, per quanto non esagerato, verso il vecchio stile potrebbe da solo essere un ottimo richiamo per i fan di vecchia data.

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Century Media

Anno: 2012

Tracklist:

01. Omega Mortis
02. Global Flatline
03. The Origin Of Disease
04. Coronary Reconstruction
05. Fecal Forgery
06. Of Scabs And Boils
07. Vermicular, Obscene, Obese
08. Expurgation Euphoria
09. From A Tepid Whiff
10. The Kallinger Theory
11. Our Father, Who Art Of Feces
12. Grime
13. Endstille
14. Eructations Of Carnal Artistry
15. Nailed Through Her Cunt


Sito Web: www.myspace.com/abortedmetal

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