Gillan – Recensione: Glory Road

Se si pensa alle band generate dallo scioglimento dei Deep Purple nel 1976, quelle che vengono in mente immediatamente sono senz’altro i Rainbow di Ritchie Blackmore e i Whitesnake di David Coverdale, e in effetti sono senz’altro quelle che hanno avuto più notorietà e riscontro commerciale. Relativamente meno conosciuta è l’avventura musicale di Ian Gillan post Purple, che a nostro giudizio nulla aveva da temere dal confronto con le altre due formazioni cugine. Dopo la sua uscita dalla band nel 1973 e un periodo di stacco dalla musica, lo straordinario vocalist inglese aveva ripreso le attività musicali nel 1975 con la Ian Gillan Band, formazione di indubbio interesse (prima o poi ci torneremo), che però non era improntata al classico hard rock che ci si sarebbe aspettati, bensì a una commistione fra jazz rock, funky, qualche elemento prog e l’hard solamente sfiorato. Complice lo scarso riscontro commerciale e la voglia del leader di tornare a sonorità più rock, la IGB viene sciolta e ne viene formata una nuova denominata semplicemente Gillan. Nella band, della formazione precedente era stato riconfermato solo il bravissimo tastierista Colin Towns. Dopo un album omonimo pubblicato però solo in Giappone, Australia e Nuova Zelanda, la formazione si assesta con l’aggiunta del bassista Andy Mc Coy, del batterista ex Quatermass Mick Underwood, e soprattutto con il chitarrista irlandese Bernie Tormé, un autentico talento della sei corde. Con questa formazione, incideranno nel ‘79 l’eccellente “Mr Universe”, che segnava un deciso ritorno all’hard rock, e l’anno successivo, per Virgin Records, quello che può essere considerato uno dei dei loro vertici, intitolato “Glory Road”. Uscito in piena N.W.O.B.H.M. il disco ne era in qualche modo influenzato e al tempo stesso ne diventava un traino, per un genere i cui musicisti dei Gillan avevano contribuito a creare.

L’album inizia con l’assalto frontale di “Unchain Your Brain”, brano tiratissimo e frenetico, che sancisce il collegamento col nascente heavy metal inglese, in cui Ian sa essere aggressivo e melodico. Il basso distorto di Mc Coy introduce e sostiene “Are You Sure?”, con il suo riff di chitarra e tastiere all’unisono e una linea vocale quasi declamata e un lancinante assolo di moog da parte di Towns. Ben più rilassata “Time And Again”, dalle atmosfere a tratti quasi southern, segno della grande apertura mentale e versatilità della formazione, anche se con “No Easy Way”, introdotta da un solo di Tormé che cita Hendrix e Blackmore, si riprende a rock’n’rolleggiare a tutto spiano, con la chitarra protagonista e un ritornello che resta stampato in testa. L’ironico titolo “Sleeping On The Job” (a chi è che non è mai capitato, almeno nelle intenzioni?) è uno dei brani più purpleiani di tutto il lotto sia nella struttura musicale che nella linea vocale, mentre “On The Rocks”, con il suo intro solenne di tastiere e la sua articolazione strutturale, complice la sublime, drammatica interpretazione vocale di Ian Gillan, è il brano con la maggior vocazione “progressiva”. Un deciso cambio d’atmosfera arriva col blues “If You Believe Me”, magnificamente cantato (beh, stiamo parlando di Ian Gillan, d’altronde…) e dallo scambio di clamorosi assoli fra Tormé e Towns. Seguito dalla spettacolare “Running, Wite Face, City Boy”, un autentico treno in corsa. Conclude l’album la cadenzata e atmosferica “Nervous.

La band proseguirà la sua attività con lo splendido “Future Shock” dell’81 (saranno headliner della seconda giornata del festival di Reading dopo gli show di gente quale Trust, Rose Tattoo, Samson, Alex Harvey Band ecc.) e, con l’avvicendamento alla chitarra di Tormé con l’ex White Spirit e futuro Iron Maiden Janick Gers, col quale verranno prodotti “Double Trouble” e “Magic”. Le buone vendite complessive non corrisponderanno però, complice una cattiva gestione finanziaria, a un adeguato riscontro economico. Il resto della storia è noto: Ian Gillan entrerà nei Black Sabbath di “Born Again” sancendo il definitivo scioglimento del suo gruppo, e nel 1984 parteciperà alla riformazione dei Deep Purple, storia che con varie vicende continua tutt’oggi. Colin Towns si dedicherà principalmente alla composizione di colonne sonore, Mc Coy suonerà in varie situazioni (i più noti i corpulenti Mammoth con Nicky Moore dei Samson) per poi darsi alla produzione, Mick Underwood, continuerà a suonare in varie altre esperienze e Bernie Tormé, pensato come sostituto di Randy Rhoads dopo il tragico incidente, avrà una carriera discontinua che non valorizzerà il suo talento, per poi concludere la sua vita nel 2019.

Glory Road, che finirà al 3° posto della classifica britannica, resta uno splendido esempio della creatività di una band e di un cantante che è riuscito a rimettersi in gioco senza scimmiottare il suo enorme passato, cercando anzi, pur nell’ambito di un genere musicale che ha contribuito in modo determinante a creare, strade nuove e personali.

Etichetta: Virgin Records

Anno: 1980

Tracklist: 01. Unchain Your Brain 02. Are You Sure? 03. Time And Again 04. No Easy Way 05. Sleeping On The Job 06. On The Rocks 07. If You Believe Me 08. Running, Wite Face, City Boy 09. Nevrous
Sito Web: https://www.facebook.com/iangillanofficial

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