Kamelot – Recensione: Ghost Opera

I Kamelot non sbagliano più un colpo e con il nuovo album “Ghost Opera” fanno ancora centro, sfornando l’ennesimo capolavoro. La scalata al successo delle creatura di Thomas Youngblood, partita nel 1999 con ‘Fourth Legacy’, è stata inarrestabile ed i responsi e le vendite ottenute dall’acclamatissimo dvd live ‘One Cold Winter’s Night’, uscito lo scorso anno, sono qui a dimostrarlo. Con ‘Ghost Opera’ i cinque musicisti (è stato ingaggiato in pianta stabile il tastierista Oliver Palotai) proseguono il proprio cammino, proponendo un metal colto e raffinato, ricco di spunti ed innovazioni, senza per questo stravolgere il Kamelot-style. L’abilità dei nostri sta proprio in questo: il sapersi evolvere, passo dopo passo, mescolando più generi, dal power al prog, passando per il gothic ed il sinfonico, evitando di risultare stucchevoli o prolissi. ‘Ghost Opera’ è un diamante prezioso dalle mille sfaccettature, che scoprirete ad ogni ascolto, emozionante e stupefacente opera (…appunto), interpretata magistralmente da un Khan mai così interpretativo. Gli echi orientaleggianti dell’opener ‘Rule The World’ disegnano eleganti arabeschi sonori, per una tematica ricorrente nel corso di tutto l’album. Ma i Kamelot non si fermano qui. Soluzioni più moderne, come l’utilizzo di filtri per le voci o suoni sintetizzati (sorprendente il Vocoder presente in ‘Blucher’), si mescolano alla perfezione a partiture orchestrali da brivido, degne della miglior colonna sonora, senza tralasciare un gusto per la melodia che rimane unico. L’intro di ‘Up Through The Ashes’ sembra uscito direttamente da ‘Death Cult Armageddon’ dei Dimmu Borgir” per la magniloquenza delle orchestrazioni, mentre la title track è una perla di metal melodico, che dal vivo farà sfracelli . Khan recita la propria parte, ora sofferto ed aggressivo, ora suadente ed arioso, accompagnato dalla dolce Amanda Sommerville (Aina), per un impatto sonoro finale che non può non impressionare l’ascoltatore. I pezzi si mantengono su velocità medie, evitando le scanzonate accelerazioni del power, con un Casey Grillo a tenere alta la tensione con ritmiche spezzate e nervose, supportato da un Youngblood alla chitarra mai così potente e tagliente. Non mancano comunque i pezzi più tirati, come la cavalcata ‘Mourning Star’, impreziosita dagli interventi dietro al microfono della bella Simone Simons degli Epica. La non eccessiva lunghezza del platter permette di apprezzare subito i dieci brani, salvo poi scoprirne a poco a poco le sfumature nascoste, che rendono l’atmosfera ora lugubre ed oscura, ora monolitica e solenne. La produzione a cura di Sascha Paeth è ancora una volta eccellente e conferisce a “Ghost Opera” un sound moderno e ricco, per un disco da standing ovation. I Kamelot restano saldamente seduti sul proprio trono e guardano tutti dall’alto. Giù il cappello, signori.

Voto recensore
8
Etichetta: SPV - Steamhammer / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist:

01. Solitaire
02. Rule The World
03. Ghost Opera
04. The Human Stain
05. Blücher
06. Love You to Death
07. Up Through the Ashes
08. Mourning Star
09. Silence of the Darkness
10. Anthem
11. EdenEcho
12. The Pendulous Fall (Limited Edition Bonus Track)


alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

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