Ghost: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda

Con colpevole ritardo del sottoscritto, siamo a raccontarvi della calata italica dei Ghost, dopo il successo del terzo e convincente album “Meliora“. C’è un filo di tensione in questo lunedì 23 novembre, dopo gli annullamenti di Five Finger Death Punch e Lamb Of God, ma l’affluenza in quel di Trezzo è consistente. 

Un po’ in sordina la serata viene aperta dai Dead Soul, interessante duo svedese, da poco usciti con “The Sheltering Sky“, secondo album per Century Media. E’ oggettivamente difficile descrivere la proposta musicale della band, descritta da loro stessi come un incontro tra Johnny Cash e i Nine Inch Nails. Sul palco sono in tre: due chitarre e la voce. Il resto è proposto con drum machine ed effetti a completare il tutto. Non stiamo parlando di metal nel senso tradizionale del termine ma, l’atmosfera creata sul palco è senza dubbio dark, alienante a momenti, drammatica in altri, ma senza dubbio interessante. La setlist si concentra sull’ultimo album, più convincente del più incerto debutto. Interessanti e notevole la finale “Inbetween“.

Il break è abbastanza lungo e tra una birra e una sigaretta inizia il lungo intro che ci introduce alla performance dei Nameless Ghouls capitanati da Papa Emeritus III. Le luci calano e i 5 musicisti salgono sul palco, dando il via ad un’esibizione sorprendete. Il frontman appare sul palco in un bagliore di luce, avvolto nella sua veste papale ci introduce a “Meliora” con l’opener “Spirit” che viene doppiata immediatamente da “From The Pinnacle To The Pit“.

Fin dalle prime battute, l’impressione è di avere di fronte una band che finalmente ha trovato la sua dimensione anche on stage. Non più curiosi personaggi misteriosi, ma sei musicisti in grado di dare vita a un concerto da band navigata. Le maschere e i travestimenti passano in secondo piano perché la performance dei Ghost è di primissimo livello. Ce ne accorgiamo chiaramente con la doppietta successiva, con gli unici due estratti da “Opus Eponymous“, composta da “Con Clavi Con Dio” e “Ritual“, quest’ultima da brividi. La band si muove sul palco e interagisce con il pubblico, soprattutto Papa Emeritus III che finalmente non è più solo oscuro cerimoniere, ma frontman a tutto tondo.

La setlist scorre via alternando pezzi da “Meliora”, che verrà eseguito quasi interamente, e il precedente “Infestissumam“. Da quest’ultimo album è tratta “Body And Blood“, prima della quale saliranno sul palco le Sisters Of Sin, due ragazze reclutate dalla band in ogni città che andranno a interagire con le prime file. Papa si raccomanda di guardare… ma non toccare! Quello che sorprende forse di più è proprio l’autoironia sul palco di Papa Emeritus che, probabilmente più sicuro dei propri mezzi, non perde tempo per scherzare e lanciare battute al pubblico, giocando sui doppi sensi senza prendersi mai troppo sul serio.

Novità della serata è il cambio d’abito del frontman che, dopo l’esecuzione di “Devil Church” pezzo strumentale, si ripresenta senza veste papale, con l’outfit proposto durante il tour acustico americano, vestiario che lo rende più agile e mobile sul palco. Fantastica a questo punto è “Year Zero“, singolone tratto dal secondo lavoro, seguita da “He Is” che viene accolta con un vero boato da parte del pubblico calorosissimo. Da citare anche l’esecuzione acustica di “Jigolo Har Megiddo” a cui segue “Ghuleh / Zombie Queen“. Chiusura del set ufficiale con la cover di “If You Have Ghosts“. C’è tempo per il classico bis. “Monstrance Clock” chiude in modo egregio una scaletta impeccabile e perfettamente bilanciata.

Alla fine l’impressione generale è quella di grande soddisfazione, nessuno deluso. Le voci del pubblico parlano di “sorpresa”, sorpresa nel constatare come i Ghost siano finalmente diventati una band convincente a 360°, in grado di proporre uno show che, al netto delle trovate teatrali sempre divertenti, convince sotto ogni punto di vista. Papa Emeritus III e i suoi Nameless Ghouls sono diventati “grandi” e il concerto di Trezzo avrebbe convinto anche i più scettici.

Ci si rivede a Pordenone perché “if you have ghosts, you have everything“.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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