Geoff Tate – Recensione: Geoff Tate

“Un aggettivo per definire la mia produzione solista è ‘eclettica’, penso che sia un termine elegante e contemporaneo” Questa dichiarazione rilasciata alla stampa da Geoff Tate non potrebbe essere più chiara e rispondente alla musica contenuta nel suo primo, omonimo, album solista: eclettismo, eleganza e contemporaneità sono i costanti punti di riferimento del cantante, con la componente metal volutamente tralasciata in favore della raffinata sperimentazione rock-pop. In una tavolozza sonora assemblata con abilità, ritmi e timbri elettronici si sovrappongono a violini e chitarre acustiche, distorsioni avvolgono il pulsare di un contrabbasso, un pianoforte jazzato ricama su groove e cori soul rivelatori sul cuore ‘classico’ di un musicista che vive nel terzo millennio ma non dimentica le potenzialità espressive della tradizione ‘nera’ americana e del rock settantiano. A volte l’omaggio è palese ed appena ‘sporcato’ di attualità come in ‘This Moment’ (uno slow da ballo di primavera nell’ingenua America anni ’50), molto più spesso i riff di chitarra e le soluzioni classiche sono calati in contesti sonicamente attuali e dondolanti come nell’ottima ‘Grain Of Faith’ (immaginate i King’s X meno beatlesiani che decidono di costruire un brano di rock moderno e iperprodotto intorno al giro di accordi di ‘Hey Joe’). Altrove il tentativo di proporsi come interprete pop (ancorchè atipico nei complessi arrangiamenti) produce output dal valore disomogeneo, passando dalle pulsazioni sensuali e suadenti di ‘Flood’ e ‘Helpless’ (un ammaliante numero da dance-floor di classe, al ritmo del quale sedurre una splendida sconosciuta. O qualcosa del genere, insomma…) al manierismo troppo rilassato e piacione ‘Touch’ ed ‘Every Move We Make’. La prestazione vocale è all’altezza di un simile turbinio stilistico e, coerentemente al contesto musicale, Tate sceglie di non andare quasi mai sopra le righe prediligendo toni caldi ed interpretazione ad acuti e virtuosismi, anche se una maggiore teatralità avrebbe potuto donare all’album quel quid di energia che separa un ‘buon lavoro’ da uno che verrà ricordato a lungo. Non è infatti un caso che la notturna ‘In Other Words’, con i suoi drammatici intrecci di piano e violino, l’imprevista carica (tra schitarrate quasi ‘alternative’ e synth saltellanti) di ‘Off The TV’ e la conclusiva ‘Over Me’, altro slalom fra melodia e impatto rock, si distinguano in positivo proprio grazie al maggior piglio ‘recitativo’ riversato in esse dal cantante. Con questo esordio ‘in proprio’ Tate ha sicuramente cercato di svincolarsi dallo scomodo (per il mercato mainstream) e limitativo (per un artista che desideri andare oltre certe barriere) ruolo di ‘cantante heavy metal’, mettendo sul tavolo una notevole quantità di spunti musicali e di razionalità nell’assemblarli. Il risultato è degno di nota ed attenzione, anche se la sua non facile collocazione stilistica potrebbe lasciare interdette parecchie categorie di pubblico, ma il prossimo passo dovrà probabilmente trasudare più passione ed un pizzico di calcolo in meno, per convincerci del tutto. Siamo fiduciosi, in ogni caso…

Voto recensore
7
Etichetta: Sanctury / Edel

Anno: 2002

Tracklist: Flood / Forever / Helpless / Touch / Every Move We Make / This Moment / In Other Words / Passenger / Off The TV / Grain Of Faith / Over Me

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