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General Stratocuster and The Marshals – Recensione: Dirty Boulevard

Più o meno un mese e mezzo fa abbiamo avuto la possibilità di rivedere dal vivo i General Stratocuster And The Marshals , band dal nome altisonante originaria dalla Toscana; anche se “Dirty Boulevard” non era stato ancora pubblicato ufficialmente, i Generali avevano omaggiato il (poco, ma questa è un’altra storia) pubblico presente con alcuni estratti da questo lavoro, il terzo nella loro discografia, ed era bastato un primo approccio in sede live pere capire che anche questo sarebbe stato un ottimo album. E’ vero che la presenza nella formazione di Iacopo Meille dei Tygers Of pan Tang potrebbe trarre in inganno per quanto riguarda il genere proposto, che è sicuramente contaminato in modo forte da uno stile classico, ma che si dirige con forza verso un hard rock classico dalle forti venature blues. Anche i brani di questo full length scivolano in bilico tra ironia e malinconia, ed è facile percepire il calore del sole del deserto e l’appiccicarsi della polvere nel fondo della gola, proprio come se si stesse percorrendo quel viale sporco di cui parla il titolo.

I General Stratocuster padroneggiano alla perfezione il genere, eseguendo i brani con uno stile classico e oscillando tra momenti che tendono al gioioso e altri dal tono crepuscolare. Qua è là c’è il sentore di qualcosa di già sentito (l’opener “Shock To The System“, ad esempio, ha una linea vocale che ricorda molto da vicino quella di “Diavolo in me” di Zucchero), ma in generale la conoscenza del genere fa in modo che i Generali non cadano mai nel banale. Si passa quindi da pezzi adatti agli animi sensibili, come “Staring At My Face” e “Velvet Underground“, che sembrano quasi delle invocazioni disperate che terminano con un nulla di fatto, a un brano come “Guts And Pride”, dallo spirito quasi soul e dalle ottime dinamiche di chitarra. Voce e strumenti hanno la stessa importanza e viaggiano come su binari paralleli, intrecciandosi di tanto in tanto e concedendosi ampi spazi di respiro in autonomia. Si ha quindi la possibilità di scegliere la sfumatura che più cii aggrada, tenendo conto che la prima parte dell’album contiene i brani più dinamici mentre la seconda cerca di rallentare un po’ il ritmo. L’impressione è quella di un lavoro maturo, come sono poi stati tutti gli album dei Generali, fin dalla loro apparizione sulle scene, neanche cinque anni fa.  Un altro aspetto positivo di questo lavoro è l’efficacia dei brani sia su disco che in sede live, un impatto molto importante soprattutto su parliamo di brani influenzati fortemente dal blues, che deve conservare questo forte impatto emotivo in sede live per risultare efficace. Emozioni a volontà, quindi, mentre si percorre questa strada sporca e polverosa insieme a una delle band italiane più promettenti degli ultimi anni (almeno per quanto riguarda i generi più classici).

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