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Gardner / James – Recensione: No Strings

A distanza di tre anni dalla pubblicazione di “Synergy”, il duo formato da Janet Gardner e Justin James torna con un nuovo lavoro che, nelle parole di Pavement Entertainment, promette di avere qualcosa per tutti. Cantante per un lungo periodo delle leggendarie Vixen la prima, esperto chitarrista e compositore il secondo (Staind, Collective Soul, Tyketto), Gardner e James hanno effettivamente tutte le carte in regola per offrire uno spettacolo godibile all’insegna di un hard rock che attinge a quattro decadi di esperienze ed avventure sui palchi – e negli studi – di mezzo mondo. E non c’è dubbio che questo lungo lavoro cominci con il piede giusto: il riff dell’openerI’m Living Free”, i suoi cori anthemici ed il suo drumming sprizzano primi anni novanta da tutti i pori, riportandomi alla mente quelle piccole gemme che furono “Saraya” dell’omonima band (1989) e “Neighbourhood Threat” di Johnny Crash (1990).

Gardner - James - "I'm Living Free" - Official Music Video

La presenza della Gardner (classe 1962), unita all’ottimo lavoro alle sei corde realizzato dal suo partner artistico e di vita, garantiscono già a queste prime note anche quel carico di autenticità e credibilità che spinge “No Strings” ben oltre gli spazi angusti dell’operazione nostalgia: basta proseguire nell’ascolto per lasciarsi trascinare dalla compattezza di “Turn The Page” o dall’apertura ariosa di una ballad come la title-track, alla ricerca di quel divertimento spensierato ed arpeggiato (“85”), a volte anche un po’ grezzo, che caratterizzava il rock (e lo street) di quegli anni. Un rock nel quale assoli e cori la facevano da padrone, e rispetto al quale su questo album nulla appare sostanzialmente cambiato: qualunque sia il segreto di questa chimica, è evidente che quando gli ingredienti sono buoni e l’esperienza autentica il risultato continua ad affascinare e convincere.

Nel caso dei coniugi James, il loro disco beneficia non solo dello spessore del trascorso professionale di entrambi, ma evidentemente anche di una sintonia personale che spesso si traduce in un momento di bella atmosfera, in un assolo di chitarra particolarmente musicale e gradevole, in un crescendo capace di distrarre l’ascoltatore dal presente per portarlo non necessariamente indietro nel tempo, ma comunque altrove. Se da un lato alcuni episodi di questo disco beneficiano di un impatto particolarmente hard ed incisivo (“Set Me Free”, “I’m Not Sorry”), non mancano dall’altro alcuni episodi di ascolto particolarmente facile (“Don’t Turn Me Away”, “She Floats Away”), ispirati al rock radiofonico americano delle interpreti più popolari, la cui presenza contribuisce a rendere ancora più fluido un ascolto che, generosamente spalmato su dodici tracce, si protrae morbido e fino a sfiorare i cinquanta minuti.

Pur senza spingersi in territori inesplorati, né aggiungere niente di nuovo rispetto a quanto in molti avranno già ascoltato in questi ultimi trenta o quarant’anni, “No Strings” rappresenta in ogni caso un biglietto per un divertente viaggio nel rock americano a cavallo tra presente e passato, interpretato con quel misto di passione e professionalità che, se anche alle orecchie diffidenti degli europei rischia di perdere qualcosa in termini di spontaneità, si dimostra sempre in grado di intrattenere e divertire. Nonostante dal punto di vista della produzione questo nuovo lavoro non offra nulla di particolarmente ricercato, con suoni che tendono a ripetersi e nessuna notizia riguardo ad altri musicisti eventualmente impiegati, la varietà degli spunti stilistici e quella dei timbri utilizzati dalla grintosa cantante originaria dell’Alaska sono più che sufficienti ad escludere ogni sensazione di ripetitività o realizzazione al risparmio: al contrario, la successione dei brani in scaletta aggiunge e sottrae ad ogni nuovo episodio, finendo col rappresentare un insieme scaltro e vibrante ma che al tempo stesso fa solido riferimento alle stesse coordinate. Sia che amiate canticchiare un bel ritornello (“Into The Night”, “You’ll See”), o immaginare voi stessi alle prese con un difficile assolo di chitarra, oppure ancora perdervi tra le note languide e notturne di un pianoforte, su “No Strings” troverete un po’ di tutto – proprio come la Gardner e James ci avevano promesso – e confezionato con rara, tangibile e moderatamente nostalgica cura.

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