Destiny – Recensione: Future Of The Past

Vecchia gloria del metal classico nordico i Destiny riaprono le danze dopo qualche anno di stallo e lo fanno con una formazione rivoluzionata per 4/5 (da segnalare la presenza in formazione del vocalist Kristoffer Göbel, attualmente in forza ai Falconer) in cui il solo Stefan Björnshög resta a testimonianza del passato. Se i loro primi tre lavori restano dei piccoli gioielli che il tempo non ha scalfito, ascoltando questa nuova opera si ha l’impressione che la magia sia rimasta relegata a quei momento, mentre ‘Future Of The Past’ (come d’altronde il precedente album datato 1998) non riesce nell’impresa di rinnovare il mito. Quello che poco convince è il profilo musicale assolutamente accademico che non solo non aggiunge nulla a quanto già detto, ma toglie spontaneità e feeling, armi vincenti di una volta che oggi vengono sostituite da una forma assolutamente granitica che manca però di una sostanza coinvolgente. Buonissime sono infatti registrazione, confezione ed esecuzione, ma non si riesce ad apprezzare più di tanto brani poco personali come ‘Holy Man’, ‘Magic Forest’ e ‘Sabotage’, tre mid tempo a metà tra Iron Maiden e primissimi Helstar con qualche passaggio di voce growl assolutamente fuori contesto, oppure la banale dark ballad ‘In The Shadow Of The Rainbow’. Anche le atmosfere cupe e progressive che un tempo tanto abbiamo amato in questo caso suonano solamente un inutile appesentimento, mancando di fatto il contesto ideale per poterle valorizzare (ovvero un songwriting brillante e variegato). La classe dei musicisti salva la baracca in più di un’occasione riportando il risultato finale a livelli di quasi sufficienza (che potrebbe essere piena per chi non vede la produzione in questione con gli occhi delle nostalgia). Non un disastro totale quindi, ma comunque una bella delusione per chi dai propri eroi di gioventù si aspetta sempre il massimo.

Voto recensore
5
Etichetta: GMR - Frontiers

Anno: 2004

Tracklist: 01. Holy Man
02. Sabotage
03. In The Shadow Of The Rainbow
04. Magic Forest
05. Angels
06. Flying Dutchman
07. On The Outside
08. Ghost Train
09. Future Of The Past

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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