Puya – Recensione: Fundamental

‘Fundamental’ è uno dei pochi album “bilingue” (castellano in maggioranza e l’immancabile inglese) presenti nella storia del metal nonché uno dei lavori più eterogenei mai prodotti per un gruppo “elettrico” sotto major (MCA). Secondo album dopo il misconosciuto album eponimo, il lavoro in questione è un riuscito crogiuolo di ritmi latino-percussivi alla Santana (ricordiamo che i nostri provengono da Puerto Rico), fiati che scomodano addirittura un certo Miles Davis (‘Solo’), un’aggressività primordiale retaggio della scuola hardcore nordamericana (e anche dei “padri putativi” Sepultura) e cenni hip hop (‘Fake’). La cosa intrigante è che questo mix (proposto anche da altre valide band come ad esempio i venezuelani Laberinto) funziona notevolmente e ci sarebbero altre sottili sfumature da evidenziare che però solo un ascolto accurato può far emergere con decisione. Gli improvvisi passaggi dal metal core “in your face” alla salsa (‘Oasis’, ‘Montate’) potrebbero far storcere il naso a qualche purista ipercritico ma è indubbio che ogni traccia riesce a spaziare tra i vari generi e sottogeneri sopraccitati rendendo l’ascolto veramente piacevole per l’intera durata del CD. Non da meno sono le qualità individuali dei quattro musicisti coinvolti, coadiuvati da un notevole numero di guest che riempiono il suono in maniera fondamentale. Purtroppo il successivo ‘Union’ (decisamente più aggressivo) fece perdere loro il contratto col colosso americano ed ancora oggi a distanza di qualche anno non sappiamo quale sia lo status della band: inevitabilmente sciolta dopo aver generato alcuni side project come Ankla e Pinhead o semplicemente in posizione di stand by? Speriamo sia valida la seconda ipotesi.

Etichetta: MCA Records

Anno: 1999

Tracklist: 01. Oasis
02. Fake
03. Fundamental
04. Montate
05. Whatever
06. Retro
07. Keep It Simple
08. Sal Pa' Fuera
09. Remora
10. Trinidad
11. Solo
12. No Inventes

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Alex

    Questo disco lo amo! a farmelo amare è proprio la sua varietà, il passare continuamente dal metal piu pesante, alla salsa, o anche all’hip hop. per amare i Puya secondo me ci vuole una mentalità molto, molto aperta, perche altrimenti ti fermi dopo due canzoni, e sarebbe un peccato.

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