Kip Winger – Recensione: From The Moon To The Sun

Non sono passati che pochi mesi dalla celebrazione del ritorno di quella grande e sottovalutata band che sono gli Winger, ed ecco che quasi inaspettatamente il cantante e bassista che dà il proprio nome agli stessi riprende il filo di un’interessantissima carriera solista. Lo fa con l’aiuto del compagno di sempre Rod Morgenstein e di quel Cenk Eroglu che è diventato parte della band madre e che è responsabile dell’arricchimento di un sound sempre più intrigante, sia per quanto riguarda gli Winger che per questo “From The Moon To The Sun”, terzo album solista di Kip.

Non a caso uno dei pezzi più convincenti dell’album è l’arabeggiante “Nothing”, piccolo capolavoro di contaminazione fra culture musicali. Ma non è che un episodio della nuova testimonianza di maturità artistica di Kip Winger. Un sound sempre più personale, in bilico fra malinconia ed aperture melodiche da urlo, continua ad aprirsi a nuovi territori musicali: i richiami all’oriente musicale e le voci filtrate di “Every Story Sold” non sono che un paio di esempi di un lavoro che si muove a 180 gradi, e che per questo è delittuoso etichettare o confinare ad un genere. La delicatissima “Pages And Pages” è un concentrato di emozioni nostalgiche e completa quella parte iniziale dell’album che ci prende per mano e ci abbandona in un sogno musicale, prima della strumentale “Ghosts”, dove a farla da padrone sono violino e violoncello. Ci sono, poi, nel corso dell’album, echi beatlesiani in “Where Will You Go” e “What We Are”, ma anche gli interessantissimi gli esperimenti low-fi di “One Big Game”, in contrappunto alla successiva “Why”, classico grande pezzo in stile Winger. Irresistible il crescendo emotivo di “Reason To Believe”, prima della bonus track europea “Monster”.

Notevoli e tutti preziosi i nomi coinvolti in “From The Moon To The Sun”: fra gli altri, Alan Pasqua (Giant), Andy Timmons (Danger Danger), Ken Mary (House Of Lords). Tuttavia, oltre al valore squisitamente musicale, c’è la passione di un Kip Winger che regala una performance da brividi, ispirato ancor più che in “IV”, a confermare la statura assoluta dell’artista. E’ un vero peccato che, da qualche parte, questo nuovo capolavoro sia stato accolto male per il semplice fatto di proporre un suono più leggero: se fosse questo il parametro in base al quale si misura il valore artistico di un album, staremmo freschi. Il difetto, se ce n’è uno, è quello di non discostarsi quasi mai da ritmi blandi, cosa che rende l’album adatto soprattutto a stati d’animo nostalgici e malinconici. Ma è forse una colpa?

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers

Anno: 2008

Tracklist: 01. Every Story Told
02. Nothing
03. Where Will You Go
04. Pages And Pages
05. Ghosts
06. In Your Eyes Another Life
07. Runaway
08. California
09. What We Are
10. One Big Game
11. Why
12. Reason To Believe
13. Monster (European Bonus Track)

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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