Favez – Recensione: From Lausanne, Switzerland

Dopo il sottovalutato ‘Gentlemen Start Your Engines’, gli svizzeri Favez tornano con un album “quasi omonimo” che li riposiziona nella scena emo/indie europea grazie ad un’azione in totale controtendenza che indurisce i suoni e ispessisce le chitarre: quantomeno inaspettato in un momento in cui tutti tirano all’acustico e al soffice! E’ un piacere sentire ‘Someday All This Will Be Mine’ o ‘Chasing Honesty’ ruggire da una parte e piegarsi al cantato iper-melodico e genuinamente emozionante dall’altra, si torna sulla solita contrapposizione distorsione/melodia, certo, ma lo si fa con la manualità di chi ha un perfetto controllo della materia e che può permettersi di mettere tutto al servizio dell’espressività: ‘Show Me How To Groove’ procede ad onde di suono, lasciandoci guardare fra le pieghe del rumore denso della chitarra per trovare momenti commoventi e intensi. Rock della specie “indie”, dunque, o forse emocore, come va più di moda: senza dubbio un disco di magnifiche canzoni fra rock e hardcore, in ogni caso, ideale per chi segue Rival Schools o The Get Up Kids ma vuole un disco più asciutto, aggressivo e malinconico in profondità. Uno sguardo intenso e rappresentativo di una realtà decentrata ma non per questo meno importante. In chiusura, ironico ma ben scritto la spiazzante ballate ‘Troubled Life Blues’. Complimenti.

Voto recensore
8
Etichetta: Stickman / Self

Anno: 2002

Tracklist: The Ages Of Wonders / Someday All This Will Be Mine / Show Me How To Groove / Don’t Let The Riot In / Chasing Honesty / And It Rains Like Hell / Son Of Steve McQueen / I Brake For No One / Come On Give Me A Smile / Live From The Kilby Court / Memories Of The Ones We Hate The Most / Troubled Life Blues

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