Un viaggio di piacere nella città dove nacque il Gothenburg Death Metal mi ha portato a conoscere di persona uno dei produttori più influenti della scena metal della metà degli anni ’90. Si tratta di Fredrik Nordström, chitarrista, compositore ma soprattutto produttore svedese, che ha contribuito al successo di band di fama mondiale come In Flames, Dark Tranquillity e At The Gates. Classe 1967, Fredrik fondò lo Studio Fredman dopo la sua prima produzione nel 1989, ovvero “The Book of Truth” dei Ceremonial Oath. Da quel momento, la storia di Fredrik e quella del metal cambiarono per sempre, crescendo progressivamente in notorietà fino ad arrivare alle registrazioni di “Slaughter of the Soul”, l’album che – come lui stesso dirà – fece davvero decollare lo Studio Fredman. Ma non solo “vecchi” classici: Fredrik ha prodotto anche band come Architects, Bring Me The Horizon e Sabaton, portando avanti la storia dello studio e dimostrando di sapersi muovere magnificamente anche in generi musicali differenti da quelli che lo hanno reso famoso. Di seguito l’intervista
Che tipo di esperienza è stata produrre il tuo primo album?
Oh, in realtà era una band punk rock chiamata Anti Cimex. Quello è stato il mio primo album, erano piuttosto selvaggi. A dire la verità, bevevano davvero tanto, ma erano ragazzi simpatici (ride ndr)
Qual’è stato invece il primo album che hai prodotto e che ha avuto successo a livello globale?
Credo che l’album che mi ha dato davvero il successo internazionale sia stato “Slaughter of the Soul”. Ho capito da subito che stava succedendo qualcosa di diverso. Avevano iniziato a chiamarmi anche dall’Inghilterra dopo quel disco e diciamo che questo ti fa capire come le cose stavano andando.
Com’è cambiata la tua vita dopo quello?
C’era moltissimo lavoro. Avevo una lunga lista per entrare in studio che arrivava anche a due anni. Non ho riflettuto molto su ciò che era successo, ma ci sono dei ricordi sparsi, per esempio ricordo che i ragazzi degli In Flames vennero da me dicendomi che volevano suonare come quell album mi dicevano “vogliamo suonare come quell’album” e come loro altri, piacque molto, la band era davvero valida.
Quanto ti senti responsabile del come suona il metal oggigiorno?
Oh, è una domanda complicata. Ma non saprei rispondere (ride ndr).
Hai contribuito a plasmare il suono di quella scena. Come hai detto, c’è Slaughter of the Soul degli At The Gates, ma vanno anche menzionati i Dark Tranquillity e gli In Flames, poco fa citati da te. La tua personalità ha definito il Gothenburg sound.
Ricordo il primo album degli In Flames che abbiamo fatto. Sono arrivati con un disco, penso fosse dei Cannibal Corpse, per farmi sentire come volevano suonare. Abbiamo iniziato a registrare, e ho detto: “Ragazzi, ma suonate molto meglio di così!”. Penso che il mio background pop, da grande fan delle melodie, mi abbia portato a metterle sempre in primo piano. Credo che questo abbia contribuito a creare il suono del death metal melodico di Göteborg
Melodie e cattiveria!
Esattamente.
Puoi nominare tre album di cui sei particolarmente orgoglioso e dirci perché?
Uno è sicuramente Spirit of Beggars – Ad Astra, lo trovo un album davvero bello. Poi Dimmu Borgir – Death Cult Armageddon, è stato fantastico andare a Praga a registrare con l’orchestra. E ovviamente Slaughter of the Soul.
Come produttore, qual è la cosa più importante da tenere a mente quando si registra un album?
Avere pazienza (ride ndr). E cercare di mantenere una buona atmosfera in studio, divertirsi, ridere un po’ e cose così. Questo si riflette poi anche nella musica.
Ti è mai capitato di arrabbiarti con qualcuno in studio?
Sì certo. Penso che io e Jesper Strömblad non siamo mai stati grandi amici, eravamo, diversi. Ma oggigiorno ci siamo tutti calmati.
Era una differenza di visione musicale o qualcos’altro?
Forse erano più problemi a livello personale. Non puoi andare d’accordo con tutti al 100%, a volte semplicemente si è diversi. Ovviamente non dico che non mi piaccia, però siamo tutti differenti.
Personalità diverse, ci sta.
Tornando al tema delle produzioni, è meglio una produzione eccellente con canzoni deboli, o ottime canzoni con una produzione debole?
Preferisco avere buona musica piuttosto che una buona produzione. Ovviamente, l’ideale sarebbe avere entrambe.
Pensi che, insomma, una buona musica con una produzione debole possa comunque essere apprezzata a livello globale?
Assolutamente.
Nel corso degli anni, molte band hanno deciso di rimasterizzare i propri album, a volte cambiandone completamente il valore originale. Cosa ne pensi di questa pratica del remastering?
Oh, ne ho fatti diversi in realtà. Il più difficile credo sia stato Puritanical Euphoric Misanthropia con i Dimmu Borgir. Ho remixato quell’album. Come dire, sono gli stessi colori ma disposti in modo diverso. Ai tempi facevo le cose in un altro modo, e risentendo i brani ho trovato dettagli che avevamo completamente dimenticato di valorizzare. Ho cercato di mettere in evidenza quei particolari. Mi aspettavo molte critiche, ma in realtà non ho visto nulla in internet. Anche Eyal Levi, se lo conosci, mi ha detto che forse preferiva il nuovo mix. Di solito non mi piace rifare i miei vecchi lavori, preferisco remixare album registrati da altri, è molto meglio per me.
E come ti senti quando band che hai prodotto in passato fanno remix o remake dei loro album? L’unico che mi viene in mente è “Clayman” degli In Flames. Personalmente, io l’ho odiato: la produzione è debole e pastosa, sebbene forse la voce esca fuori meglio.
Sì, ho ricevuto un sacco di messaggi quando è uscita quella versione. Ho ascoltato alcune canzoni, e ho pensato che lo sviluppo della voce di Anders fosse buono, ma per il resto… no.
Il fatto che sia stato riregistrato o che possano remixare altri tuoi lavori non ti interessa quindi molto?
No, non particolarmente. A parte questo speciale sui 20 anni di Clayman, non conosco altri dischi fatti da me che siano stati poi ritoccati.
Secondo te, come sta cambiando il mondo della produzione musicale?
Be’, una volta avevamo registratori a 24 tracce su nastro, ora lavoro quasi solo al computer. Uso pochissimo hardware esterno. Le registrazioni oggi sono molto più orientate ai plugin. A livello tecnico, sono successe molte cose, forse i ragazzi di oggi sono anche più bravi, onestamente.
Oggigiorno forse è anche più diciamo normale avere un proprio home made studio a casa, cosa che negli anni ’90 forse non era così semplice. È una grande differenza.
Sì, assolutamente.
Con gli home studio di oggi, pensi che i tuoi lavori del passato sarebbero stati diversi?
Uh. Domanda difficile. Il modo di lavorare è cambiato molto. Oggi si fanno soprattutto mixaggi: non tante band vengono più in studio a registrare. Molti preferiscono registrare a casa per risparmiare, e lo capisco, quello sicuramente sarebbe stato diverso.
Riesci a sentire la differenza tra un lavoro registrato nel tuo studio e uno fatto non in uno studio professionale
Sì, assolutamente. Sicuramente è molto più facile lavorare su cose che ho registrato io stesso e di cui ho il pieno controllo. A volte, ad esempio con band sudamericane, senti in sottofondo i cani che abbaiano o quando registrano chitarre acustiche si sentono rumori vari, di macchine o altro… quindi sì, la qualità può variare parecchio.
Dopo aver lavorato nella scena metal per oltre 20 anni, ti senti ancora profondamente legato al genere o semplicemente affascinato da esso?
Oh, non saprei come rispondere.
Abbiamo parlato di “Slaughter Of The Soul”, come purtroppo sappiamo, Tompa è recentemente venuto a mancare. Vorresti condividere con noi un ricordo che hai di lui?
Sì, ricordo quando stavamo registrando “Slaughter of the Soul”. Aveva appena conosciuto una nuova ragazza e si era fatto le dreadlocks, mettendo delle piccole perline di plastica nei capelli. Ogni volta che si girava, i capelli volavano ovunque e ti colpivano in faccia. Alla fine c’erano perline rotte sparse per tutto il pavimento! Era super entusiasta, sempre pieno di energia.
Com’è stato lavorare su Slaughter of the Soul, il tuo primo grande lavoro, considerando il successo e l’influenza che ha avuto sull’evoluzione di At the Gates?
Sì, è vero. I fratelli Björler, i riffmakers, avevano un sacco di riff incredibili, e registrare con loro è stato fantastico. Pensavo sempre, mutiamo la batteria, il basso, la voce e ascoltiamo appieno quanto sono fottutamente fighi questi riff di chitarra. Tra l’altro c’erano anche degli ospiti speciali, è stato davvero bello. Qui ho anche registrato “At War With Reality”.
Sì, ogni canzone lì è incredibile. Hai qualche progetto futuro che non vedi l’ora di far ascoltare al pubblico?
Sì, sto lavorando al prossimo disco dei Dimmu Borgir, è davvero un ottimo album, non c’è nessuna canzone debole, e ci abbiamo dedicato molto tempo!

