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Alan Morse – Recensione: Four O’Clock And Hysteria

È un Alan Morse sorprendentemente fresco e poliedrico quello che esordisce da solista con ‘Four O’Clock And Hysteria’ dopo una lunga carriera segnata dalla stretta collaborazione con il ben più famoso fratello Neal e, ancora oggi, come chitarrista (principale prima ed unico ora) dei seminali Spock’s Beard; e tutto questo accurato lavoro con l’aiuto dallo stesso fratello per la quasi totalità delle parti di tastiera, di Gary Lunn e Scott Williamson che formano un’affiatatissima sezione ritmica…oltre che dai Beard-compagni e da Jerry Goodman (Mahavishnu Orchestra, Dixie Dregs) al violino.

In tutta sincerità non ritenevamo capace il buon Alan di prodigarsi in composizioni tipo l’opener ‘Cold Fusion’…o forse sì per ciò che riguarda l’esecuzione tecnica ed originale dato che negli Spock’s Beard l’attenzione è comunque focalizzata sull’integrità del pezzo…ma non per le numerose svisate strumentali che, anche grazie ai musicisti citati in precedenza, danno una spinta propulsiva notevole all’album (‘Return To Whatever’). Per lo meno non ci troviamo di fronte al solito album di e per chitarristi, basato unicamente sul playing ma possiamo anzi deliziarci con un tourbillon di blues, rock e fusion molto piacevole nonostante i 63 min. di durata; anche Santana fa capolino tra le pieghe di questo disco (‘First Funk’, Spanish Steppes’) che non dimentica le grandi tradizioni e fa di Alan Morse un artista a tutto tondo che oltre ad usufruire dell’aiuto dei suoi compagni esprime il desiderio di evadere per non rendere ‘Four O’Clock And Hysteria’ il nuovo CD degli Spock’s Beard; unico punto di contatto innegabile l’hard rock di ‘The Rite Of Left’ con evidenti richiami all’iniziatore dello stile neoclassico, Ritchie Blackmore ma che non intacca minimamente quello che a tutti gli effetti è un ottimo prodotto discografico.

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