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Folkstone + Kissin’ Dynamite + altri: Live report della data di Russi

L’appuntamento con la piazza centrale di Russi è ormai diventato una tradizione consolidata per chi non rinuncia a una buona dose di sano metallo (per di più gratis) anche in un giorno di festa. Del resto non è impossibile conciliare un buon pranzo (siamo in Romagna, ci mancherebbe altro) a prezzo contenuto e un pomeriggio – sera all’insegna della musica dal vivo, con buona pace di pensionati e famiglie indigene che passano, bicicletta a mano e aria a metà fra lo scettico e il divertito, lungo la piazza della piccola città romagnola e si mischiano al pubblico.

Anche per l’edizione 2013 l’associazione La Pallacorda dimostra di avere una buona ampiezza di vedute, sfoderando un insieme di gruppi che vanno dal glam al folk passando per il thrash e il power. È scontato quindi che anche fra il pubblico si possano notare un’infinità di look differenti, che ascoltano con paziente attenzione tutte le band, a cominciare dai Freedom Underground, forse il gruppo dal look più sobrio, quartetto dall’apparentemente giovane età media, proveniente dalla vicina Lugo. I Freedom Underground suonano un rock and roll modernizzato, veloce e frizzante, che riesce a catalizzare abbastanza bene l’attenzione; la loro esibizione comunque dura solo venticinque minuti, ma del resto siamo appena all’inizio, la giornata è ancora lunga e le band da vedere ancora molte. Ecco quindi chi si è succeduto sul palco di Russi per questa edizione 2013 del concerto del 1° maggio.

Rising Dark: a ben guardare, sono probabilmente loro la band più estrema del lotto presente a Russi, grazie alle loro influenze che spaziano dal thrash vecchia maniera al death metal. Anche i Rising Dark provengono dalle vicine terre di Romagna, vantano una buona presenza scenica e presentano un repertorio proprio, che si conclude con una classica “Angel Of Death”, accolta con entusiasmo dai presenti.

Alla quarta esibizione ci accompagnano in un viaggio tra le nebbie i Fogalord, quartetto modenese fautore di un symphonic power metal di ottima caratura. I nostri propongono una musica di ispirazione epica che rimanda ai paesaggi della bassa emiliana e alla loro magia. I Fogalord mettono sul palco un bello spettacolo forte della presenza scenica di Dany All che ce la mette tutta per coinvolgere il pubblico pomeridiano del festival. Peccato solo l’imprevisto taglio di scaletta che ha lasciato l’amaro in bocca ai presenti.

Speed Stroke: anche gli imolesi, come i gruppi che li hanno preceduti, provengono da zone limitrofe (il nucleo principale ha sede a Imola), ma la loro fama li precede, e i cinque glamster si presentano accompagnati da un codazzo di fan armate di perizomi variopinti che lanciano sul palco. La band ricambia l’affetto prima innaffiando le prime file con una sana doccia a base di birra, poi abbeverando (sempre con la birra) i presenti con altrettanto entusiasmo. In mezzo a questi gesti a metà fra Motley Crue e Hardcore Superstar, una serie di estratti dal primo full length, uscito non molto tempo fa, che ci confermano la buona riuscita di pezzi fra cui “Sick Of You”, “Out Of The Pen” e “Age Of Rock’n’ Roll’ non solo su disco ma anche dal vivo. Entusiasmante come sempre la tenuta di palco, sempre notevole l’affiatamento fra i musicisti. Ottimi.

From The Depth: Ormai sempre più affermata, la band parmigiana si presenta con una forte esperienza alle spalle da chi è già oltre dall’essere solo emergente. Il pubblico dei From The Depth a inizio performance è composto principalmente da curiosi che li hanno sentiti nominare di fama e ascoltano con interesse i loro brani. Mano a mano che il tempo scorre il calore del pubblico è sempre più grande, anche grazie alla loro magnifica prestazione sul palco e dai loro brani carichi e d’impatto, come il loro singolo “The Will To Be The Flame”, cantato a gran voce anche da una buona parte di pubblico. Apprezzate anche le cover “I Want Out” interpretata nella versione dei Sonata Arctica e “Black Diamond” degli Stratovarius, ottima strategia. Nonostante la pioggia che a metà performance inizia a cadere minacciosa, la loro esibizione finisce con il pubblico pienamente conquistato e con calorose grida e applausi meritatissimi.

Diabula Rasa: Una delle band che ha  più complicazioni all’interno dell’intera giornata a causa della pioggia, ma che nonostante tutto riesce ad andare avanti fino alla fine in maniera trionfale. La band romagnola è famosa ormai più che per i loro brani (di altissima qualità, in quanto modernizzazioni di autentici brani medioevali) per la loro performance pittoresca e dai toni non molto “politicamente corretti”, rendendo lo spettacolo un vero e proprio show per chi ha la mente aperta. I Diabula infatti hanno anche il loro modo di chiamare i fans, che una volta capita la filosofia della band vengono chiamati “gli indiabulati”. Ciò si aggrava ancora di più quando a metà della loro esibizione la musica si deve fermare per circa dieci minuti per permettere ai tecnici di coprire i cavi elettrici delle luci, dando ufficiosamente l’ordine alla band folk metal di “sguinzagliare i cani”. Il loro tempo a disposizione finisce con la carichissima “Tsanich” che fa ballare l’intera piazza. Un enorme applauso e la giornata continua.

Kissin’Dynamite: C’è stato chi, tirando le somme, ha criticato la band tedesca, unici ospiti stranieri di Russi, non tanto per il loro atteggiamento sul palco, per il quale non ci sarebbe poi molto da recriminare, quanto per gli atteggiamenti eccessivamente precisi con cui i Kissin’ Dynamite anticipano la loro apparizione: soundcheck molto lungo, e  sì che si era già ampiamente in ritardo, prova della voce da dietro il palco, in modo che non si potesse vedere in anticipo il frontman Hannes, puntigliosità che sembrano più perdite di tempo che altro. Dal vivo comunque i tedeschi offrono un buon spettacolo, cercano di coinvolgere a più riprese il pubblico ottenendo buoni risultati, ringraziano più volte e ripetono le solite, scontate, ma sempre gradite, frasi di apprezzamento sull’Italia, e i brani del nuovo disco, “Money, Sex & Power”, per quanto non brillino di originalità, si fanno apprezzare dai più. Conosciamo probabilmente gruppi glam che danno un po’ meno importanza al look e un po’ più alla sostanza, ma tutto sommato la performance è divertente e piacevole.

Folkstone: con un’ora di ritardo e con la pioggia che sembra rimanere poca ma costante,  la piazza è comunque gremita di gente e con “Nebbie” il concerto incomincia. La band bergamasca si presenta con un enorme telo calato dietro la batteria con il nome “Folkstone” scritto sopra, una presenza scenica da fare invidia e persino performance pirotecniche. Ottimi anche i suoni e ottime le luci. Anche la scaletta non è da meno, da “Folkstone” a brani come “Il Confine” ,”Non sarò Mai”, “Damnatio ad Metalla” e la bergamasca “Luna” . Purtroppo però a neanche quaranta minuti di concerto la sfortuna cade su di loro e nonostante la pioggia sia poca, è abbastanza da creare un black-out, e in pieno show tutto si spegne. I tecnici fanno quel che possono, mentre il pubblico non si arrende e a gran voce urla “AL BU-IO! AL BU-IO!”. Le luci tornano ad accendersi, ma i microfoni non funzionano e nemmeno gli amplificatori. Davanti all’ovvietà che il concerto non può andare avanti, i Folkstone si riuniscono davanti al palco, con un coraggioso “Lore” che incita l’intera piazza a cantare a gran voce “Passo Pesante”. E di fatti così accade, con solo un tamburello a fare da ritmo, tutti i fan dei Folkstone cantano all’unisono la consueta canzone di chiusura di ogni concerto della band bergamasca, trasformando un brusco finale in un bellissimo gesto di unione e solidarietà, creando una scena quasi commovente, per poi sfociare in un grandissimo e caloroso applauso.

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