Flowers In Dark – Recensione: Celestial Vengeance

“I Flowers in Dark sono una band storica milanese, fondata nel 1996 (grazie ad un annuncio su Secondamano), che ha all’attivo quattro lavori e live con nomi di rilievo come Anathema, Moonspell e Death SS” ma funestata da continui cambi di formazione che ne hanno in parte compromesso la continuità. L’occasione di recensire il loro ultimo lavoro è però data dall’annuncio che il sestetto pare aver finalmente raggiunto una composizione stabile, che consentirà di esibirsi più frequentemente dal vivo ed allargare il proprio pubblico: “Celestial Vengeance”, pur essendo stato finalizzato nel 2023, si pone dunque come il primo full-lenght che Simone Campo ed Eleonora Fiorentini (voce), Tommy Padalino e Lele Tebano (chitarra), Stefano Colombo (batteria) e Mauro Turini (basso) porteranno sul palco nell’anno in corso. Spalmato su nove tracce, per una durata complessiva di un’ora, “Celestial Vengeance” si presenta con una copertina elegante ed un’intro – affidata inizialmente a pianoforte e chitarra – dal carattere fortemente evocativo. Il connubio tra la voce scorticata di Simone e quella della giovane cantante di impostazione lirica non costituisce certo una novità, mentre rimane da segnalare la lunghezza dei brani, che va generalmente dai cinque ai sette minuti. Un dato che lascia intuire la struttura dilatata ed atmosferica degli stessi, carattere esaltato da una produzione attenta realizzata presso il Magnitude Studio di Seregno (MB). Una volta prese le misure con il carattere dell’album, più votato alla resa dei singoli passaggi che non alla coerenza ed incisività melodica di ogni brano, diventa chiaro come con “Celestial Vengeance” i Flowers In Dark abbiano fatto tesoro dei tanti anni di esperienza alle spalle.

Se dal punto di vista della sintesi si poteva forse fare di più, l’estensione di ogni traccia costituisce anche un modo per mettere in mostra la sicurezza che il sestetto esibisce senza sforzi: “Beneath The Tides”, ad esempio, è un esempio piuttosto convincente di eurodark tra The Gathering ed On Thorns I Lay, a volte leggermente prolisso, con una spruzzata di Katatonia – piuttosto evidente anche nella title-track – a creare un ulteriore motivo di incertezza, ruggine e tensione. Per quanto Simone ed Eleonora conducano le danze con un apprezzabile affiatamento, la personalità di “Celestial Vengeance”, così come la sua aspirazione matura ed elegante, sembra espressa con maggiore efficacia nelle parti pulite interpretate dalla voce femminile (“Crimson Onslaught”), meglio contestualizzata all’interno dei meccanismi e dei tessuti del disco. Certamente non mancano alcuni slanci di chiaro stampo death che dimostrano la padronanza stilistica in capo alla band (“Why?”), ma appunti di slanci si tratta, ovvero di sortite estemporanee che qui poco aggiungono in termini di personalità e risultato: senza considerare come il contrasto tra le voci sia un artificio ormai abusato che, se non supportato da un songwriting smaliziato ed in grado di favorire la chimica, difficilmente potrà sorprendere l’ascoltatore moderno abituato ad ogni tipo di accostamento ardito e dissonanza.

Celestial Vengeance” è un prodotto interessante, di una qualità intrinseca che travalica agevolmente i confini dell’autoproduzione, che in termini di consistenza paga ancora la discontinuità che ha afflitto il percorso dei Flowers In Dark, ma che tuttavia mostra chiaramente come l’ambizione in capo ai nostri non sia certo stata affievolita dai cambi e dagli eventi. Un’ambizione che è quella di proporre un disco vibrante e di ampio respiro, attento ai testi ed in grado di attingere al già sentito per proporre, in futuro, una sintesi dotata di maggiore controllo e personalità. La durata dell’album e dei singoli brani è essa stessa indice di una volontà di cercare e scavare che fa onore alla formazione lombarda, ma che non sempre si trasforma in un momento di ascolto riuscito, riconoscibile, al passo con tempi imprevedibili e complessi. Ed i brani che dopo tanti / troppi minuti di esplorazione e divagazione sembrano ricondurre al punto di partenza lasciano onestamente un po’ di amaro in bocca, alimentando un sentimento di progressiva diffidenza e compromettendo quanto di buono si è magari suonato (ed immaginato) altrove. Qui ci sono insomma preziose energie da ricomporre ed una nuova consapevolezza da ritrovare, niente tuttavia che non si possa sistemare con un songwriting in grado di coniugare con efficacia la notevole sensibilità estetica del sestetto, le delicate componenti atmosferiche (“Wooden Embrace”) elargite con generosità ed un focus che da se stessi e dalla propria ammirevole resilienza deve però virare verso il senso di scopo, ed il tipo di valore che ogni – singola – battuta intende offrire all’ascoltatore.

Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2023

Tracklist: 01. Dying Moment 02. Beneath the Tides 03. Crimson Onslaught 04. Why? 05. Wooden Embrace 06. Celestial Vengeance 07. Into Sand 08. Monolith of Doubt 09. Over The Shore
Sito Web: facebook.com/flowersindark

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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