Firenze Rocks 2023: Live Report e foto del Day 1 con The Who, Tom Morello e altri

Il ritorno del Firenze Rocks per quest’anno è stato contraddistinto, almeno per una parte di pubblico affezionato ai concerti, da qualche polemica. Sulla carta, in effetti, il paragone con le edizioni precedenti, in particolare con quella del 2022, poteva risultare impietoso: due giorni di festival invece di quattro, e un headliner per la seconda giornata (i Maroon 5) che di rock ha ben poco. Il discorso è differente per la prima giornata di festival, quella di sabato 17 giugno, di cui andiamo appunto a parlare. Il nome dei The Who come headliner è uno di quelli che fa strabuzzare gli occhi per la meraviglia e che farebbe percorrere distanze siderali ai fan di tutte le generazioni per accorrere al loro cospetto. Il bilancio della giornata è quindi ampiamente positivo,
Il sole non è eccessivamente caldo, il che consentirà ai presenti di vivere la giornata in modo abbastanza tranquillo. Rispeto agli ultimi passaggi alla Visarno Arena, inoltre, sembra che il festival voglia diventare un momento di svago ad ampio raggio e, oltre alla solita area di svago per i bambini, sono presenti anche un piccolo campo da pallavolo, una scacchiera gigante per una partita a dama, insomma una serie di svaghi per rocker annoiati. Certo, l’affluenza di pubblico non è esagerata; il confronto con le edizioni precedenti riporta alla mente, per esempio, la folla al concerto degli Aerosmith, tanto che ci eravamo dovuti accontentare di vedere il live dai maxi schermi. C’è poi la questione annosa dei token usati come modalità di pagamento, che fa storcere il naso (a rasgione) a molti. L’impressione, comunque, è che i presenti dovrebbero avere vissuto la Visarno Arena in modo soddisfacente.

LE DISTANZE

Un leggero ritardo nell’apertura dei cancelli non influisce sugli orari di esibizione e, poco dopo le quattro del pomeriggio, tocca a Le Distanze il compito di dare il via ai concerti. Sono in quattro, giovanissimi, tre ragazzi e una bassista, e suonano un rock semplice e diretto: vi ricordano qualcuno? La loro espressione è quella di chi ha trovato la famosa pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno (e non gli si può dare torto) e, anche se la loro esibizione non è perfetta a livello tecnico, risulta piacevole.

PIQUED JACKS

I Piqued Jacks hanno già esperienza con i palchi di una certa importanza, se consideriamo la loro esibizione allo scorso Eurovision Song Contest come rappresentanti della repubblica di San Marino. Non manca, naturalmente, nella loro esibizione anche il brano presentato in questa circostanza, “Like An Animal“. Molto curati dal punto di vista scenografico, con una tenuta di palco professionale e che presenta già uno stile proprio, i Piqued Jacks sono incoraggiati da una claque consistente nelle prime file e portano a casa il risultato con il loro alternative rock che sembra arrivare da inizio anni 2000.

LUCIO CORSI

E va bene, siamo d’accordo, Lucio Corsi con il metal non c’entra niente, per cui si potrebbe sorvolare sulla sua esibizione e passare diretti a Tom Morello. Invece riteniamo se ne debba parlare, un po’ perché Lucio Corsi è un artista di grande profondità e dal carisma raro, un po’ perché conosciamo (e magari ne conoscete anche voi) fan del metal che apprezzano anche il cantautorato italiano d’autore. Se non siete fra questi, passate pure oltre. Comunque, sul palco sale questo folletto che peserà sì e no due etti e mezzo, capelli lunghi, cerone bianco da clown sul viso e una chitarra acustica tappata con un CD. Lucio Corsi sembra un personaggio fuori dal tempo che, quando inizia a cantare, ti cattura subito, grazie a testi dal sapore vagamente surreale, che ricordano un certo Ivan Graziani d’annata, e ti riporta di botto alle atmosfere degli anni 70. Un artista completo e comunque innovativo, che sta salendo alla ribalta in modo più che meritato. Forse più adatto a un piccolo club, che consente un raccoglimento maggiore e rende possibile un ascolto più attento dei suoi brani, rende fra l’altro omaggio al glam con una cover di “20th Century Boy” dei T.Rex e conquista tutti.

TOM MORELLO

Il pomeriggio gocciola via, un po’ di nuvole salgono a rinfrescare il sole abbagliante, e arriva il momento di Tom Morello. Che sale sul palco preceduto da una delle mille versioni di “Bella Ciao” suonata a tutto volume, indossa una maglietta con falce e martello e il nome di Gramsci e durante la serata alzerà la sua chitarra a fare vedere la scritta incollata sulla parte posteriore, che recita “Niente fascismo”. Pochi discorsi a inframmezzare il live, ma significativi: un breve riferimento alle proprie origini italiane, al fatto di essere a Firenze per suonare contro tutti i fascismi, un pensiero breve a Chris Cornell prima di introdurre una versione altrettanto breve di “Like A Stone”. Tom Morello preferisce suonare e cantare, e spazia nel proprio repertorio fra brani degli Audioslave, appunto, alla recente “Gossip” (accolta per la verità in modo abbastanza tiepido) che lo ha visto approdare a Sanremo insieme ai Måneskin. La seconda parte del live è comunque la più emblematica, espressione di una libertà di pensiero e della vicinanza agli ultimi. Uno dei momenti migliori è la cover di “The Ghost Of Tom Joad“, caratterizzata da un arrangiamento notevole, ma si va sempre in crescendo, fino all’epilogo, con una “Killing In The Name” cantata all’unisono dalla maggioranza del pubblico. Il messaggio che Tom Morello, lasciandoci sulle note di “Power To The People“, voleva trasmettere, quindi, sembra essere arrivato ed essersi consolidato nel tempo. Non siamo di fronte solo a un chitarrista dalla tecnica impeccabile e dalle sonorità dure, ma anche a un pensatore libero che ha superato gli anni e mantenuto la propria coerenza.

Setlist: One Man Revolution
Let’s get the Party Started
Hold the Line
Riff Medley (Bombtrack; Know your enemy; Bulls on parade; Guerrilla road; Sleep now in the fire; Cochise; like a stone)
Vodoochild
Gossip
Lightning Over Mexico
Secretariat
Cato stedman and Neptune frost
Keep Goin’ Acoustic
Vigilante Nocturno
The Ghost of Tom Joad
Killing in the Name
Power to the People

THE WHO

Forse qualche fan convinto dei The Who potrebbe avere storto il naso leggendo quel “with orchestra” di fianco al nome della band. Anche nel metal, comunque, possiamo citare esempi pregevoli di come sia possibile il connubio fra una band di questo tipo e un accompagnamento orchestrale. La presenza dell’Orchestra del Maggio Fiorentino, per la seconda data di questo tour orchestrale, è però un arricchimento e non diventa mai predominante. Il protagonista è sempre il rock vero, che si materializza e assume le sembianze di Roger Daltrey e Pete Townshend.

Il live dei The Who si compone di tre parti, di cui la prima e l’ultima vedono la presenza dell’orchestra, mentre in quella centrale c’è solo la band. La prima parte è incentrata su brani tratti da “Tommy“, la terza esplora “Quadrophenia“, quella centrale riprende estratti dal resto della carriera della band, fra brani immortali e tracce più recenti. L’orchestra, lo ricordiamo di nuovo, è un accompagnamento piacevole, che sa emergere quando serve e si mette in secondo piano quando non è necessario. Basta che Pete Townshend alzi il braccio e lo faccia roteare sulla chitarra, in quel gesto che lo ha reso un’icona, per far scatenare il pubblico in un tripudio di urla e applausi. Chi temeva quindi un concerto dai toni smorzati si deve quindi ricredere subito. Roger Daltrey e Pete Townshend sfiorano ormai gli ottant’anni, ma il fuoco sacro del rock arde ancora come sempre. Fra i due è Townshend il più loquace, quello che ringrazia i presenti e l’orchestra, che si scusa per qualche piccola imprefezione esecutiva dicendo che è solo la seconda data del tour (le imprefezioni, se ci sono, non si sentono, sia chiaro), che introduce “The Seeker” con qualche frase sulla nascita del brano. Roger Daltrey, è vero, non è sempre perfetto, ma bastano l’urlo liberatorio durante “Won’t Get Fooled Again” e il microfono roteato come un lazo per far dimenticare le imprecisioni. A dispetto dell’età anagrafica, quindi, i The Who rimangono padroni del campo in qualsiasi momento, al punto che il pensiero di essersi trovati ancora una volta al cospetto di un pezzo così importante della storia del rock fa venire un po’ di pelle d’oca anche a qualche giorno di distanza. Circa due ore di concerto, costellate da tanti momenti che si imprimono nel cuore, una “Pinball Wizard” a inizio serata, selvaggia e ruggita da Daltrey, “Behind Blue Eyes” accompagnata da violino e violoncello che fa commuovere fino alle lacrime, “Love, Reign O’er Me“, accompagnata da una carrellata di immagini che riprecorrono la storia mondiale nel bene e nel male, da Obama ai titoli per la morte della regina Elisabetta, alla guerra in Ucraina. Ma non si può sognare in eterno, e arriva “Baba O’ Riley” a ricordarcelo. Staccarsi dal sogno che i The Who ci hanno fatto vivere non è semplice, ma almeno abbiamo la certezza che, a dispetto delle polemiche della vigilia, chi ha dato fiducia al Firenze Rocks e soprattutto alle band che hanno preso parte alla prima giornata ha avuto ragione.

Setlist:

  1. Tommy Overture
  2. 1921
  3. Amazing Journey
  4. Sparks
  5. Pinball Wizard
  6. We’re Not Gonna Take It
  7. Who Are You
  8. Eminence Front
  9. Ball and Chain
  10. You Better You Bet
  11. The Seeker
  12. I Can See For Miles
  13. Substitute
  14. Another Tricky Day
  15. Won’t Get Fooled Again
  16. Behind Blue Eyes
  17. The Real Me
  18. I’m One
  19. 5:15
  20. The Rock
  21. Love, Reign O’er Me
  22. Baba O’Riley

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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