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Fifth Note – Recensione: Here We Are

Vengono dall’India i Fifth Note, ma portano avanti una proposta musicale che non faticherà a fare breccia di chi è innamorato dell’hard rock melodico, spruzzato con un po’ di prog e con una vena di spiritualità che è retaggio delle loro terre ma pure dei loro esordi nel Christian Rock. Ne esce fuori un’opera dalle sonorità originali eppure in qualche misura familiari, con richiami che vanno dagli Stryper ai Vanden Plas, passando per i Dream Theater.

Fifth Note - "Here We Are" - Official Music Video

Un incipit aggressivo con “Rider”, la ruvida voce di Samuel Thapa a graffiare sui riff di chitarra di Khriekethozo Sekhose, si scioglie nell’ariosa e liquida “Always Love”, le tastiere di Sheduto Kezo ad intrecciare un tappeto su cui si innesta un ritornello di sicuro effetto. I Fifth Note passano con scioltezza da dolci ballad come “I Won’t Give Up” o “Drifted” alla scatenato hard rock della title track per arrivare agli stacchi e ai cambi di tempo in pieno territorio prog di “Misfortune”. La sintesi più riuscita è nell’emozionante “Confused Trauma”, piena di ripartenze e rapide risalite verso vette melodiche di grande impatto. Prima della chiusura, ancora aggressiva, affidata a “End Time’s”.

“Here We Are” è un album che fa della varietà e dell’energia i suoi punti forti, una bella ventata di freschezza in un panorama affollato ma ancora in grado di regalarci piacevoli sorprese come questi Fifth Note.

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