Autori di un power metal britannico con influenze asiatiche, medievale e barocco ma senza ricorrere in modo esagerato a costumi e cotonature, i Fellowship sono un quartetto formatosi nel 2019 in una piccola cittadina dell’Essex affacciata sul Mare del Nord, che ha debuttato un paio di anni fa per Scarlet Records con la pubblicazione di “The Saberlight Chronicles”: disco orecchiabile e tecnicamente ineccepibile ma molto prevedibile dal punto di vista dei contenuti, come noi stessi lo avevamo bollato al momento della recensione, e che in ogni caso è valso ad avviare un percorso che in “The Skies Above Eternity” trova il suo secondo stadio. Prodotto da Rich Campbell allo studio Orpheus di Londra e mixato in Svezia da Alexander Backlund, il nuovo album – disponibile anche su vinile in edizione limitata – mette nel mirino i fan di Twilight Force, Sabaton, Gloryhammer, Majestica e Galneryus, aprendosi con una “Hold Up Your Hearts (Again)” felice di sposare, fin dalle prime battute, un approccio melodico che mi ha ricordato quello delle sigle dei cartoni animati. Un’epica semplice ed immediata, insomma, nonostante sia sempre sospinta da una batteria veloce e da costruzioni sinfoniche che arrotondano il suono, senza mai diventare davvero protagoniste. L’idea alla base di questo e degli altri brani è sempre semplice ed improntata alla pulizia delle melodie, che ben si sposa con un cantato altrettanto lindo e vellutato: lo stile di Matthew Corry assomiglia più a quello di un timido cantastorie che non a quello di un artista in grado di coinvolgere e trascinare le masse, una scelta che rende questo power sospirato (“Victim”) di ascolto facile, accomodante, a tratti perfino rilassante tanto rotondi sono i suoi suoni e morbidi i suoi romantici ritornelli.
Rispetto alle controparti provenienti dalla scena orientale, e giapponese in particolare, le linee vocali sono più rifinite ed affini al gusto europeo, a partire dalle strofe che propongono sempre un crescendo interessante, in grado di solleticare la curiosità ancor prima di giungere al chorus. Non c’è niente di particolarmente spumeggiante, né tantomeno innovativo, ma l’equilibrio che informa il prodotto nel suo insieme è degno di nota, ed ancor più apprezzabile se si considera che “The Skies Above Eternity” rappresenta solo la seconda prova della formazione inglese. La produzione soft non lo è al punto, per fortuna, di nascondere la bravura di tutti i musicisti coinvolti: la sezione ritmica, benchè volutamente tenuta a bada per evitare la presenza di spigoli, si presenta ad esempio molto compatta ed affiatata. Il drumming di Callum Tuffen è veloce ma senza sacrificare una certa varietà, così come Ed Munson non manca di approfittare di alcuni momenti interlocutori per riempirli con le sue quattro corde: dettagli che le scelte produttive operate “a monte” non permettono di cogliere come forse avrebbero meritato, ma che dal vivo potranno certamente dare quel qualcosa in più alla prestazione di una band comunque solida e competente oltre ogni ragionevole dubbio.
Con brani che si attestano sempre attorno ai cinque minuti, con una fetta sostanziosa del tempo occupata da parti strumentali nelle quali cori ed assoli si susseguono a velocità vorticosa, è chiaro che il genere dei Fellowship si propone di coniugare il suo messaggio luminoso e positivo con uno sviluppo ragionato, di quel tipo che ti fa credere di avere sentito già molte cose interessanti… quando invece sei arrivato appena alla quarta traccia delle nove in scaletta. Che si tratti di frizzanti tempi in levare di derivazione disco, oppure di cori più seriosi di vaga ispirazione gotica, i quattro inglesi riescono ad infarcire il loro lavoro di dettagli che rimangono sempre coerenti con lo spirito visual della loro proposta, evitando con notevole bravura l’effetto pastiche: è forse questa la caratteristica che rende questo secondo lavoro più controllato e maturo rispetto a quanto pubblicato nel 2022, pur senza sacrificare quel brio e quella freschezza (“Eternity”) che accompagnano un power poco interessato ad una volgare dimostrazione di potenza, a favore di un racconto dal ritmo incalzante ed allo stesso tempo dal tocco dolce e sussurrato, Gdr ed a tratti perfino natalizio (“Memories On The Wind”).
Rappresentante autorevole di un kawaii metal però dal tocco europeo, che si rivela soprattutto nell’efficacia delle linee vocali, “The Skies Above Eternity” è un disco che affronta a testa alta e risolve con decisione tutte le scusabili incertezze che potevano essersi manifestate su “The Saberlight Chronicles”. Il suo pubblico continuerà a far orgogliosa parte di quella che rimane una nicchia, di un sottogenere che nella parola “power” intravede un concetto più ampio e contaminato, intriso di cultura pop e riferimenti romantici (“World End Slowly”) che con la concezione classica del metallo sembrerebbero avere poco a che spartire. Agli scettici i Fellowship rispondono sorridenti e con un lavoro avventuroso, scorrevole e sempre in pieno controllo, forte di alcuni passaggi più personali di altri, in grado di affermare la propria identità senza il bisogno di ricorrere alla solita iconografia, all’omologazione di un’immagine troppo curata ed ai soliti luoghi comuni. Non è forse questo ciò che più amiamo, in fondo, del metal?

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Etichetta: Scarlet Records Anno: 2024 Tracklist: 01. Hold Up Your Hearts (Again) 02. Victim 03. The Bitter Winds 04. Dawnbreaker 05. Eternity 06. King of Nothing 07. World End Slowly 08. A New Hope 09. Memories on the Wind Sito Web: facebook.com/FellowshipUK |
