Farcry – Recensione: Balance

I FarCry sono una band di rock melodico statunitense, autrice di due album usciti nel 2009 (“High Gear”) e 2011 (“Optimism”). Fermatisi ai box nel 2013 e successivamente costretti a riaggiustare la formazione per rimediare alle defezioni intervenute negli anni successivi, gli americani sono tornati in studio nel 2019 per riprendere le fila di un discorso interrotto otto anni fa. Cosa suonano dunque I Farcry? L’ascolto di “Balance” non lascia spazio a dubbi: il loro è un rock melodico e compassato, scolastico e privo di particolari acuti. Certamente nel loro incidere regolare c’è qualcosa di rassicurante e piacevolmente ipnotico (“Balance”) e la capacità di conferire al rock una forma così levigata denota competenza ed ispira simpatia. “Balance” è dunque un disco di rock cortese che ama prendersela comoda: ogni cosa è al suo posto ed attenta a non prevalere, ogni atteggiamento ribelle stroncato sul nascere, ogni possibile trasporto affievolito da una linea compositiva semplice, commerciale e fluida. La produzione, volutamente neutra ed a cura della stessa band, sembra voler assecondare la natura rilassata dei Farcry: i suoni sono generalmente piatti e – con la possibile esclusione della voce pulita di Bob Malone tenuta in primo piano – tutto il resto è utilizzato come contorno tiepido.

Se da un lato dispiace ascoltare una ritmica di chitarra così addomesticata, ridotta per la maggior parte del tempo ad esprimere una elementare successione di accordi, dall’altro viene naturale apprezzare “Balance” per la cocciutaggine con la quale rivendica la sua natura educata attraverso uno stile composto e sottovoce. E’ un profumo che non inebria, insomma, ma che certamente sa di fresco e pulito. Senza raggiungere vette propriamente AOR né proporre niente di particolarmente brutto, i suoi racconti sentimentali (“I’ll Find The Way”) si susseguono con ordine certosino, tutti uguali ma anche tutti ugualmente piacevoli quando alla musica si chiede di accompagnare con dolcezza, tatto e discrezione. Sarà particolarmente ingrato il compito di chi dovrà individuare uno o due singoli all’interno dell’album che siano in grado di accendere la scintilla della curiosità, dal momento che “Balance” non è certo un lavoro di fuochi e fiamme. Tuttavia, una volta prese le misure con il disco e la sua dimensione timida, ci si impara facilmente a convivere, piluccandolo con la grazia che il disco stesso invoca: e allora eccoli, a guardar bene, una bella linea di basso in “I Am Your Man” (scritta da Steve Newman), i cori in loop di “Reaper” che alla band devono essere sembrati irresistibili e ancora un inaspettato vigore in “Long Distance Love Affair” e, con la complicità aggiuntiva di un assolo ben riuscito, in “Mr Destiny”. Meteore nel firmamento di un cielo immobile, forse, eppure custodi di una vitalità piccola e gradevole, “well suited to smaller club stages” come loro stessi la definiscono con chiara e rara onestà.

Difficilmente vi sentirete musicalmente sazi dopo un pasto a base di questi delicati stuzzichini, ma probabilmente “Balance” non nasce con lo scopo di riempire le pance, agitare le teste ed inondare di decibel: i suoi brani sono piuttosto esercizi minimi e calibrati, in bilico tra teoria e pratica, puri ma non al punto da sembrare fermi ad uno stato embrionale, nè incompiuti. Il suo andamento conservativo caratterizza oggi tanti dischi del ritorno, quelli di band che dopo anni di silenzio devono ritrovare se stesse e misurare il proprio nome con un mercato complicato, un pubblico volubile, un’identità da riconquistare a suon di like e condivisioni. E’ un atteggiamento di esplorazione felpata e comprensibile, teso a contenere il rischio ed avvolgere un nuovo esordio in una bolla protettiva che proprio nel bilanciamento trova il suo principale punto di forza. Quella descritta dal gruppo americano, anch’esso autore di un ritorno, è una bellezza intima che va ricercata tra le acque di un mare relativamente piatto, certo, ma non per questo meno affascinante: l’importante è che nelle orecchie dell’ascoltatore vi sia lo stesso sentimento accomodante e benevolo che colora con delicatezza queste dieci tracce.

Etichetta: AOR Heaven

Anno: 2021

Tracklist: 01. Balance 02. Stay Away 03. I’ll Find The Way 04. I Am Your Man 05. Reaper 06. Broken Dreams 07. Love Distance Love Affair 08. Mr. Destiny 09. Chasing Rainbows 10. Redemption
Sito Web: farcryband.net

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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