Fantomas: Live Report della data di Bergamo

"Ne volete ancora di questa tortura?"

Siamo sempre lì, in bilico tra avanguardia e presa in giro, tra musica e rumore, tra ricerca e autocompiacimento.

E il giudizio rimane in bilico per la prima mezz’ora, con il forte dubbio che se i quattro signori sul palco non avessero i nomi che hanno – per la cronaca al posto di Lombardo impegnato con gli Slayer c’è sua maestà Terry Bozzio alla batteria – invece di qualche centinaio di persone adoranti avremmo qualche decina di energumeni incazzati che tirano uova marce… Ma piano piano il rumore sincopato e urlato prodotto dal gruppo con millimetrica precisione coinvolge anche gli scettici (ma non quelli che erano lì per caso), e se non si capisce bene che senso abbia la loro musica si riesce in ogni caso a farsi coinvolgere dai ritmi spezzati, dalle urla di Patton, dai rumori di Buzz e Dunn, dalle sfuriate di Bozzio, dalle rare aperture melodiche e atmosferiche, per un’ora giocoforza breve ma assolutamente intensa.

"Zitti, merdallari!"

Impressionano la precisione e la coordinazione tra i quattro, Bozzio che detta i ritmi leggendo gli spartiti e Patton che dirige gli altri due come fosse Muti, mentre sacramenta dietro a mille consolle per rendere ancora più totale il caos generato. Sicuramente tantissime prove per generare questo assalto controllato, questa violenta sfuriata avanguardista.

La cornice è splendida, in un parco sulle mura di Bergamo alta; la gente è parecchia, divisa tra fans dei Melvins, dei Faith No More, di Terri Bozzio, e curiosi che si trovavano lì più o meno per caso, e reagiscono tra curiosità, fastidio e voglia di trovarsi da un’altra parte. Comprensibilmente.

Ma la follia attira i fans e tutto sommato non respinge gli altri, e alla fine comunque c’è soddisfazione per avere assistito a un evento sicuramente inusuale, avere visto suonare un batterista leggendario, avere assistito a uno show di un Patton troppo compreso nella sua parte di master mind per lasciarsi andare alle solite gag istrioniche col pubblico, insomma esserci stati. In fondo un’ora passa alla svelta.

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