False Memories – Recensione: Hybrid Ego System

Formati quasi dieci anni fa dal chitarrista Francesco Savino (Demons Down, T3NORS), i False Memories hanno compiuto un deciso balzo in avanti con l’ingresso in formazione di Rossella Moscatello, vocalist con la quale hanno registrato per Frontiers Records “The Last Night Of Fall” e l’EP di cover “Echoes Of A Reflection”, entrambi nel 2021. Dopo un 2022 che li ha visti alle prese con un tour europeo, con la pubblicazione di un ulteriore EP registrato dal vivo e con la collaborazione per la stesura di alcuni brani dei compagni di etichetta Revolution Saints, per il quintetto lombardo completato da Moreno Palmisano (chitarre), Davide Tavecchia (basso) ed Emanuele Cossu (batteria) è finalmente giunto il momento di dare alle stampe un nuovo lavoro all’insegna di quel metallo dark e progressivo che i loro stessi beniamini – come Lacuna Coil, Paradise Lost, Katatonia, The Gathering ed All About Eve – hanno contribuito a plasmare negli anni. Molto amati negli Stati Uniti, i False Memories lasciano che ad aprire le danze sia un brano interpretato con il contributo di Anette Olzon, interprete svedese nota per il proprio lavoro con Nightwish ed il duo Allen/Olzon. “The Storm Inside” è un brano cadenzato ed atmosferico che mette sul piatto non solo l’impeccabile performance delle due cantanti, ma anche un intermezzo strumentale particolarmente elegante ed esigente. E se queste prime note devono valere come introduzione all’intero lavoro, si capisce come “Hybrid Ego System” non si proponga di ricercare quelle soluzioni facili e quelle scorciatoie delle quali molto dark/sinfonico/femminile è spesso infarcito.

Qui l’ascolto è inizialmente più ostico ed il lavoro ritmiche delle chitarre preponderante, con linee melodiche che faticano a fissarsi nella memoria (“Holdin On”) più di quanto non facciano arpeggi decadenti ed assoli tecnicamente notevoli, con un orizzonte dark/doom che non ha nemmeno bisogno del cannocchiale per essere visualizzato in tutta la sua nebbiosa ed intrigante interezza. Con la maggior parte dei brani che si attestano intorno ai cinque minuti, l’album si prende tutto il tempo per costruire alcune solide impalcature teatrali e sperimentare con suoni ed effetti, costituendo certamente un ascolto radicalmente diverso da quanto generalmente offerto da Frontiers, e testimoniando allo stesso tempo la riuscita di quel programma “Frontiers & Beyond” col quale l’etichetta di Napoli intende accogliere nel proprio roster band giovani e talentuose, benchè non necessariamente allineate con quanto proposto per la maggior parte a catalogo. Ed allineato, “Hybrid Ego System” non lo è: i suoi sono territori nudi e ferrosi, più fuori dal tempo di quanto la copertina sexy-futuristica non lasci presagire, sui quali l’ascoltatore è catapultato e lasciato solo a contemplare. Se si escludono una manciata di accordi in progressione o passaggi in levare (“Insanity”), su questo disco gli elementi consolatori (melodie facili, ritornelli accattivanti, drive) sono del tutto assenti, privilegiando una coerenza di cinquantacinque minuti incredibilmente efficace nel dipingere, nell’attrarre, nell’insinuare e nel distruggere (“The Other Side”).

Non c’è dubbio che un approccio di questo tipo renda la nuova proposta dei False Memories un prodotto adatto agli amanti di queste sonorità, un’espressione di una banalità sconcertante ma che – proprio nel richiamo esplicito alle sonorità ed alle suggestioni – può contribuire alla presentazione di questa esperienza. “Hybrid Ego System” è un disco atmosferico, lento e laterale, vicino a certe sensibilità nordiche ma non propriamente scandinave (il richiamo agli olandesi The Gathering, nella fase meno melodica e per alcuni più prolissa, appare particolarmente calzante) che questo tipo di musica ha trovato il modo di tratteggiare con le parole, i suoni, i movimenti, le pause improvvise, gli scream e le metodiche alternanze. Per nulla accomodanti né disponibili al compromesso, come bonariamente ci si potrebbe aspettare da amabili/tenebrose creature del Bel Paese, i False Memories propongono al contrario un ascolto volutamente ostico e stilisticamente uniforme, così pieno di vuoti che difficilmente lo si potrebbe definire “compiuto” secondo i canoni della canzone da hit-parade, ma che non mancherà di affascinare chi in questa continua stratificazione dei grigi, ancora più implacabile e fisicamente probante nella seconda parte della tracklist, trova una qualche forma di comprensione, di vicinanza o semplicemente di opprimente assenza.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. The Storm Inside (Ft. Anette Olzon) 02. Holding On 03. Rising Tide 04. The Other Side 05. Rise Again 06. Stains 07. Concrete 08. Insanity 09. From Dust 10. Fragments Of Your Ego 11. Shed My Skin
Sito Web: facebook.com/falsememoriesband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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