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Paradise Lost – Recensione: Faith Divides Us – Death Unites Us

“Faith Divides Us – Death Unites Us”, percorre fedelmente il sentiero che i Paradise Lost hanno deciso di intraprendere negli ultimi anni, ossia un sentito ritorno alle sonorità primigenie, che nel nuovo album appare ancora più marcato.

Il disco è proiettato senza dubbio in un’ottica moderna, ma l’aggressività e la malinconia dei tempi andati ritornano struggenti. Basti guardare una cover che sa di antico, in questo rigoroso bianco e nero che si riflette tra le sensazioni trasmesse dall’album. La performance vocale di Nick Holmes è perfetta: il front-man diluisce sapientemente la voce pulita con dei ricami di growl, non semplici pennellate questa volta, ma uno stile che si ritaglia delle parti piuttosto ampie.

Tutto è molto quadrato e severo, ma le canzoni sono irrorate di melodia in modo costante. Spesso, parti sinfoniche plumbee ma romantiche, intervengono a donare al brano una sensazione di pienezza e, termine da prendere con le molle, tiepida solarità. Anche Greg Mackintosh svolge un lavoro senza imperfezioni: i suoi riff ricalcano i ritmi del death/doom inglese degli anni ’90 ma il senso di derivazione è pienamente arginato dalla bellezza delle composizioni, sempre snelle e senza indugi.

I britannici sono una garanzia di qualità superiore e “Faith Divides Us – Death Unites Us”, è un must per tutti gli appassionati di gothic e doom metal.

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