Formati nel 1998 da Philippe Giordana e Willdric Lievin, che per il loro progetto avevano inizialmente scelto il nome “Fantasia”, i francesi Fairyland pubblicarono cinque anni più tardi un debutto che fece loro guadagnare la possibilità di andare in tour con i Sonata Arctica ed esibirsi allo Swedish Rock Festival. La storia si ripetè/ripettette con il successivo “The Fall Of An Empire”, lavoro da avere che vide l’avvicendamento alla voce tra la spagnola Elisa C. Martin (Dark Moor) ed il francese Max Leclerqc (Magic Kingdom) e che valse questa volta – complice l’accasamento presso Napalm Records – il biglietto per un tour europeo al fianco di Kamelot e Leaves’ Eyes. Leggermente calante in “Score To A New Beginning” per poi prendersi una lunga pausa prima di dare alle stampe con Francesco Cavalieri (Wind Rose) alla voce il godibile “Osyrhianta”, la formazione transalpina ha dovuto fronteggiare il suo momento più buio nel 2022, anno della morte (a soli quarantaquattro anni) del suo deus ex machina Philippe: messo di fronte ad un bivio, il co-fondatore Lievin ha trovato un nuovo cantante proveniente questa volta dall’Inghilterra e posto quindi le basi per la realizzazione di un nuovo disco, uno “The Story Remains” che si annuncia musicalmente più ricco e versatile senza però abbandonare quel taglio cinematografico che caratterizza da sempre la produzione dei Fairyland. Inframmezzato da alcune parti strumentali, il disco si apre – per davvero – con “To Stars And Beyond”, brano nel quale a spiccare sono soprattutto la dettagliata grammatica della batteria di Jean-Baptiste Pol ed il taglio drammatico delle orchestrazioni, che si fa più arioso e leggero in occasione del bel ritornello.
La voce gentile di Archie Caine non è propriamente traboccante di personalità, ma in un quadro che aspira ad essere collettivo, etereo e distante, la sua collocazione schiva e sospesa (“The Chosen Ones”) appare perfetta: nonostante il tasso tecnico di una band che non si è mai sottratta al giudizio del palco, è ancora una volta la visione d’insieme a prevalere, come si conviene all’idea stessa di sym-phonia, ed in questo ai francesi va riconosciuta un’integrità che rappresenta il miglior omaggio alla memoria di Giordana e alla sua originale visione. Disponibile solo in formato ottico, l’album si snoda intorno ad una serie di episodi fluidi e leggeri nei quali, a sorpresa, sono proprio le orchestrazioni a dare il tocco più pesante (“Postscript”): questa loro caratteristica – che a più riprese mi ha ricordato la spettacolare colonna sonora di “Dragon Trainer” composta nel 2010 da John Powell – le rende parte integrante dell’esperienza, e non semplici orpelli come avviene in tanto metal sinfonico contemporaneo. Qui non si tratta insomma di moda o semplice sfizio, quanto di una visione profonda (vedi il sontuoso arrangiamento di una “A New Dawn” malinconica e dai tratti folk) che assegna ad archi e strumenti a fiato tradizionali il ruolo di un contrappeso, necessario alla resa finale ed al significato stesso dell’opera.
La qualità delle melodie, che in occasione dei ritornelli si affidano a soluzioni intelligenti, semplici e di buon impatto, aiuta il disco a mantenersi sempre in equilibrio tra la complessità delle sue orchestrazioni e la freschezza che caratterizza i suoi suoni: “The Story Remains” è insomma un disco che riempie lo spazio di note e suggestioni (“Unbreakable” è un’elegante suite di dieci minuti che non lascia indifferenti) ma senza eccedere al punto da risultare barocco, stucchevole, vittima di quell’amore per una complicazione fragile che alcuni battezzerebbero – suscitando naturalmente il nostro più convinto sdegno – “francese”: alla base di questo disco c’è invece un carattere sorprendentemente asciutto (“Hopeless Still”) che forse, dico forse, ha anche i colori scuri del lutto, della fatica di dover ripartire ancora una volta, di un materiale di partenza composto da Philippe proprio quando la sua salute ed il suo sogno di musica/cinema cominciavano a deteriorarsi.
Le tracce nelle quali questa sofferenza è raccontata, elaborata ed accolta (“Unity”) rendono questo un disco felicemente diverso, più autentico di altre produzioni di genere, più personale e meno dipendente dall’immaginario fantasy della sua copertina: in questa occasione il sinfonico è il mezzo e non il fine, con un cambiamento di prospettiva che invoglia ad adottare un approccio nuovo e differente, come spesso avviene quando si ha la fortuna di incontrare un’occasione di rinascita. Con “The Story Remains” i Fairyland celebrano l’inizio di un nuovo capitolo senza artifici né scappatoie, elaborando le ultime idee del loro fondatore in un modo che tiene conto del tempo che passa e della necessità di proteggere la memoria, volgendo però lo sguardo al futuro. In questo, la loro è una favola attuale e moderna, nella quale la parte epica non sta nel cavalcare un drago o affrontare impavidi una battaglia, ma nel coraggio di guardare dentro se stessi alla ricerca della forza per continuare il cammino.

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2025 Tracklist: 01. Downfall 02. To Stars And Beyond 03. Karma 04. A New Dawn 05. We Shall Hunt The Sun 06. Hopeless Still 07. Samsara 08. Unity 09. Council Of The Gods 10. The Chosen Ones 11. Unbreakable 12. Postscript 13. Suffering Ages (Feat. Elisa C. Martin) Sito Web: facebook.com/Groupe.Fairyland.Officiel |
