Faces Of Death 2024: Live Report e Foto della data di Milano

Giornata all’insegna del Deathcore quella programmata a Milano il 7 novembre al Legend Club in occasione del Faces Of Death tour 2024, sebbene abbia avuto un importante cambio di lineup dovuto alle dimissioni volontarie dei co-headliner Veil Of maya (assenti in Italia dal 2019) che con un post generale hanno comunicato ai fan di dover mettere in pausa la band per rivalutare il proprio futuro. Al loro posto, si aggiungono alla lineup già composta da Signs Of The Swarm, Varials e To The Grave i Cabal. 

To The Grave

Il Legend Club è relativamente vuoto quando i To The Grave salgono sul palco per portare la loro proposta deathcore, fermamente orientata verso temi vegani. Difatti, la scritta “Kill your local animal abuser” rimane sugli schermi dietro al palco per tutta la durata del loro show. Gli australiani salgono sul palco senza guardare nessuno in faccia e, a tempo zero, partono con il loro massacro sonoro, guidato dal frontman Dane Evans, che nei primi brani indossa un grembiule da macellaio e una maschera da maiale. Lo show dà una forte scossa al pubblico presente, che nel frattempo cresce sempre di più in numero. L’esibizione è davvero notevole e sebbene ciascuno ritagli il proprio spazio sul palcoscenico, è il leader a dominare la scena, con la sua tecnica vocale che spazia dallo scream al growl, deliziando il pubblico anche con parti in pig squeal, a completamento della performance. Non mancano qua e là alcuni messaggi pro-vegan espliciti, tuttavia quello che manca nella scaletta sono dei veri e propri capolavori del passato che il pubblico si aspettava di sentire ma che, purtroppo, non sono stati inclusi.

Cabal

La formazione danese, vista l’ultima volta in Italia nel tour del Never Say Die 2022, sale sul palco accolta dal calore di un pubblico già carico per lo show d’apertura. La ricetta della band mescola il tipico sound modern deathcore e hardcore con qualche fraseggio che rimanda al black metal, il tutto sostenuto da una base elettronica ben presente. La band domina il palco e incita i presenti, che non si trattengono dal creare un piccolo moshpit al centro della sala, dove qualcuno inizia a calciare l’aria mentre i capelli degli altri, appena fuori dal pit, si muovono su e giù al ritmo serrato di breakdown e tempi incalzanti. L’energia della band non fa altro che aumentare le aspettative per chi si esibirà dopo. E mentre lo show sta per finire, mi appunto di ascoltare meglio il gruppo danese una volta a casa, perché se all’ultimo show non mi avevano fatto una grande impressione, oggi questa è stata completamente ribaltata.

Varials

L’assenza dei Veil Of Maya ha indirettamente dato ai Varials uno slot decisamente più interessante, piazzandoli giusto giusto prima degli headliner. Slot più importante ma anche dal peso diverso e, sebbene penso che anche i Varials abbiano fatto un buono show, devo onestamente dire che, tra tutti, questa è la band che mi ha impressionato di meno sul palco. Forse è per l’assenza del frontman, sostituito da Eddie Knight (che tiene il palco in modo impeccabile), o per l’assenza di una seconda chitarra, dovuta anche all’assenza del chitarrista solista James Hohenwarter, ma i Varials non mi hanno completamente soddisfatto. Parte del pubblico, comunque, non sembra badare a questi dettagli e si diverte ugualmente come se non ci fosse un domani, ed effettivamente, questo è lo spirito giusto per concerti del genere.

Signs Of The Swarm

L’entrata dei Signs of the Swarm è stata accolta dal pubblico come la campanella della ricreazione a scuola. Questo è il primo show in cui vedo la band dal vivo e, se prima ne avevo solo sentito parlare bene, ora posso confermare che la band di Pittsburgh ha davvero quel qualcosa in più, quell’arroganza che permette loro di attirare il pubblico a proprio piacimento. Il cantato del frontman non fa altro che rafforzare la potente sinergia che il resto dei musicisti crea sul palco. Oltre a essere estremamente precisi con i loro strumenti, riescono anche a garantire una presenza scenica notevole. I toni gravi degli strumenti a corda, mescolandosi ai blast beat della batteria, rendono l’atmosfera brutale, e l’energia che si respira è fantastica. Il moshpit non si ferma un attimo: c’è perfino un tentativo di wall of death, e finalmente qualcuno si lancia in un sano crowd surfing, che non può fare altro che completare perfettamente la serata. I nostri sono straordinari e rendono impossibile restare fermi grazie alla loro energia e alla passione che emanano da quell’inferno chiamato palcoscenico. Non ero particolarmente legato alla band, ma come per i Cabal, dopo questo show i ragazzi si sono guadagnati la mia attenzione.

La splendida serata si conclude con qualche foto insieme ai musicisti nell’area merch. I concerti sono stati fantastici, ed è stato davvero un piacere poter essere presente. L’affluenza poteva sicuramente essere maggiore, ma è comprensibile, dato che molti di noi aspettavano i Veil Of Maya. Detto questo, non ci siamo fatti mancare nulla: dalla musica alle emozioni, fino alle sorprese sul palco. Durante tutte e quattro le esibizioni ci sono stati alcuni featuring qua e là con membri di altre band, come il cantante dei TTG insieme ai SOTS o il “merch guy” dei Varials, che ha cantato più volte con diverse band.

Una bella serata che si conclude più che degnamente.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi