Cephalic Carnage – Recensione: Exploiting Dysfunction

E’ indubbiamente difficile accostarsi ai Cephalic Carnage, che hanno i numeri per diventare uno dei gruppi che si citano spesso fra i propri preferiti, ma che sicuramente non fanno visita molto spesso al lettore CD. Il suono è compresso, disturbante, genuinamente schizofrenico (aggettivo usato quasi sempre a sproposito), e caratterizzato da una produzione curata ma non certo canonica, visti gli interventi eccentrici su volumi e loro bilanciamenti. La base da cui si sono mossi i Cephalic Carnage è il grind-death americano, e fra i gruppi a loro più vicini musicalmente ci sono sicuramente i Soilent Green e i Dillinger Escape Plan: coi primi condividono l’approccio vocale e il riffing, mentre dei secondi si rinvengono l’attitudine malata, i giochi chitarristici al limite della fusion, il senso di stordimento e caos. Un disco disordinato e -permettete- “disordinante”, che mette in scena ossessioni chimico-patologiche indotte dal consumo di marijuana insieme a bordate anarco-proletarie degne della migliore tradizione crust. Impossibile non citare i 15 minuti conclusivi della title-track, ben più vicini al sadismo che non all’arte normalmente nota come musica.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Audioglobe

Anno: 2000

Tracklist:

Tracklist: Hybrid / Driven To Insanity / Rehab / Observer To The Obliteration On Planet Earth / On The Six / Cryptosporidium / The Balld Of Moon / 9’ Of Smoke / Warm Hand On A Cold Night (A Tale Of Onesomes) / Invertus Indica (The Marijuana Convictions) / Molestandos Plantas Muertos! / Eradicate Authority / Paralyzed By Fear / Exploiting Dysfunction


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