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Memorain – Recensione: Evolution

Ritornano sulle scene gli (ormai solo in parte) ellenici Memorain, forti di una line up che comprende grandissimi nomi della scena metal mondiale.

In effetti, ci si chiede come abbia fatto il solo sopravvissuto Ilias Papadakis a mettere su un combo che comprende nomi del calibro di Gene Hoglan, Steve Di Giorgio e Ralph Santolla (completati da Chris Valagao alle voci) ed in più, come se non bastasse, ad avvalersi, per questo “Evolution” di musicisti ospiti come David Ellefson, Tim “Ripper” Owens e Jeff Waters.

Alla luce di questi fatti (e soprattutto nomi), è chiaro, dunque, come l’intento del quarto full-lenght targato Memorain sia quello di presentare un thrash old-school, con un approccio più moderno.

Missione compiuta? Solo in parte, visto che soluzioni, riff e ritmiche vocali, ricalcano inesorabilmente un passato più glorioso (chi ha detto Megadeth?), non offrendo nulla di nuovo sotto questo inaspettato sole autunnale e, più in generale, nel panorama metal odierno.

Certo, canzoni come “Circle” o la strumentale “A New Era” e assoli parecchio comunicativi come quello di “Misery” o di “Death Shop”, sorprendono per perizia tecnica e tostaggine, però la sensazione è che, quel che esce dalle casse, sembra davvero un copia/incolla di tipo “compitino ben svolto”, piuttosto che un qualcosa di personale e vero, non artefatto.

Un album, in definitiva, godibile per gli appassionati, ma troppo poco per una quasi all-star band. E qui si potrebbe aprire una parentesi polemica sulla schiera di super gruppi che nascono e muoiono nel giro di una stagione e che propinano prodotti quasi mai all’altezza dei nomi coinvolti e, soprattutto, dalle attese da essi generate. Ma non è questo il luogo…

Qui bisogna pensare ai Memorain e, eventualmente, sospirare per l’ennesima promessa non mantenuta.

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