Evermore – Recensione: In Memoriam

A distanza di due anni dall’album di debutto “Court of the Tyrant King”, tornano (una volta si diceva a far parlare di sé) gli Evermore, formazione svedese che, se da un lato si ispira senza farne troppo mistero a Avantasia, Edguy, Judas Priest, Stratovarius, Nocturnal Rites e Europe, dall’altro si propone – nei termini perdonabilmente enfatici utilizzati da Scarlet Records – di contribuire con il proprio lavoro a riscrivere le regole del power metal europeo. Trattando tematiche legate soprattutto alle difficoltà del quotidiano, da affrontare anche con il supporto di qualche ora di buona musica, il terzetto composto da Johan Haraldsson (voce), Johan Karlsson (chitarra, basso e tastiere) ed Andreas Vikland (batteria e chitarra) propone nove tracce e quarantadue minuti di esecuzione che, sebbene dell’innovazione promessa non vi sia traccia, riesce comunque nell’intento di fondere con esiti decisamente positivi elementi sinfonici, cori imponenti e melodici e – come auspicabile e prevedibile – ritmi sempre sostenuti. Ma non solo: gli assoli di chitarra sono di chiara e nostalgica ispirazione heavy (“Forevermore”), la voce si muove con sicurezza tra registri differenti e su tutti i brani aleggia una vena ruvida e dissonante che non fa di “In Memoriam” il solito metal. L’impressione, nel caso del trio svedese, è infatti quella di un power più autentico e diretto, forse solo più generosamente contaminato dall’heavy classico, il cui impatto non manca mai di colpire nel segno: se infatti si esclude l’intro “Nova Aurora”, le singole tracce suonano sempre ricche di suoni e spunti di taglio anche cinematografico, forti di uno sviluppo fresco e lineare che le mantiene agevolmente nell’ambito di una consumabilità – e godibilità – senza pensieri (“Nightfire”).

Anche gli elementi sinfonici appaiano utilizzati con un raro mix di sensibilità e personalità: benchè sempre presenti, la loro quantità ed il loro volume non li porta mai a prevalere sulla liberatoria pesantezza delle ritmiche (“Empire Within”), come avviene in altri e più sfortunati casi nei quali le tastiere sono chiamate, soprattutto, a coprire e nascondere. Qui a prevalere è invece l’idea precisa di un prodotto nel quale tante parti di eccellente fattura si combinano in modo armonico ed allo stesso tempo potente (si chiama power, in fin dei conti!), spingendo volentieri sull’acceleratore ma rivolgendo allo stesso tempo uno sguardo alla natura intima di un particolare, alla suggestione di un’immagine acquatica (“Queen Of Woe”) o ancora all’apparente e nuda semplicità di una soluzione acustica. Complice una durata abbastanza contenuta, se si esclude anche l’intro, questo secondo disco rappresenta dunque un lavoro di tutta sostanza che dà la bella impressione di finire troppo presto, le cui strutture robuste hanno il merito di ospitare elementi differenti (come le voci sognanti di “Broken Free”) in grado di offrire quel pizzico di varietà e spettacolo che non guasta. Anche i Bloodbound meno pretenziosi e più efficaci (“Parvus Rex”) e gli Helloween di metà anni novanta meriterebbero di essere menzionati. In particolare, la successione di accordi di “I Am The Flame” ricorda molto da vicino l’apertura scoppiettante di “Soul Survivor” (1994), un accostamento che meglio di altri aiuta ad inquadrare la proposta degli Evermore: un metal che vuole divertire senza scadere nella banalità, ed in cui le alte professionalità impiegate, compreso il mastering di Svante agli studi finlandesi Chartmakers West, nulla intende togliere in termini di feeling, coinvolgimento ed immediatezza. Che la proposta arrivi dalla nostra Scarlet Records, etichetta capace di uno sguardo attento e laterale sulla scena metal ed hard rock, è la classica ciliegina sulla torta che spinge ad ascoltare “In Memoriam” con un’ulteriore dose di soddisfazione e complicità.

Una volta segnalata la disponibilità di un’edizione in vinile in quantità limitate, non rimane che da bollare come decisamente positiva l’esperienza offerta dal trio scandinavo, autore di una prestazione pensata bene ed eseguita ancora meglio, nella quale davvero non si fatica a segnalare con entusiasmo – per un motivo o per l’altro – ogni singola traccia: se anche sull’efficacia della sua natura innovativa si potrebbe sterilmente dibattere, la qualità della produzione e del songwriting, che fonde tanti spunti differenti in un insieme melodico e sempre vivace (come nel caso della bella e ben architettata title-track), sono i fattori che rendono questo lavoro perfetto per gli amanti del classico rivisitato, del moderno con l’anima e di tutto quanto sappia divertire ed appagare con una robusta, potente dose di intelligenza artistica.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Nova Aurora 02. Forevermore 03. Nightfire 04. I Am the Flame 05. Empire Within 06. Broken Free 07. In Memoriam 08. Parvus Rex 09. Queen of Woe
Sito Web: facebook.com/EvermoreMetal

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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