Everdawn – Recensione: Venera

Gli Everdawn sono una band americana, proveniente dal New Jersey e formata nel 2014 da Mike LePond (bassista dei Symphony X), Dan Prestup (batteria), Boris Zaks (tastiere) e Richard Fischer (chitarre). L’interesse per il loro primo album è notevole: alla parte tecnica di “Midnight Eternal” collaborano Eric Rachel (Skid Row, Symphony X) e Tommy Hansen (Helloween, Pretty Maids, Jorn) e sia Marquee/Avalon (Asia) che Inner Wound Recordings (Europa/Nord America) non ci mettono molto ad assicurarsi i diritti di distribuzione di questo atteso debutto. Consigliato senza riserve ai fans del metal sinfonico, del power metal più melodico, e delle vocalist femminili in generale, il disco ottiene un buon riscontro ed assicura alla formazione statunitense la possibilità di esibirsi dal vivo ed entrare nuovamente in studio di registrazione – questa volta con la nuova cantante Alina Gavrilenko ed il produttore Dan Swano (Opeth, Evergrey, Oddland, Omnium Gatherum) – per realizzare il successore, intitolato “Cleopatra”. La sua pubblicazione, avvenuta nel 2021, segna anche la contestuale dipartita dagli Everdawn di LePond, troppo impegnato con i suoi altri progetti, al quale subentra l’ultimo arrivato Alan D’Angelo. E’ dunque con questa nuova line-up che la band di New York va in tour a fianco di Michael Schenker e comincia la scrittura di “Venera”, album che segna anche una nuova collaborazione con Frontiers. I frequenti riferimenti alla linea ultramelodica sposata dagli Everdawn aiutano a mettere a fuoco le aspettative, al punto che le prime note di “Cassiopeia” suonano in qualche modo già famigliari, rese però accattivanti dall’eccellente lavoro di registrazione e missaggio svolto dal danese Jacob Hansen (Volbeat, Amaranthe, Destruction, Pretty Maids).

Di buono va subito segnalato che l’apertura è sì melodica, ma anche imponente dal punto di vista delle orchestrazioni (“Orion’s Belt”), dell’elettronica e della personalità della canadese Gavrilenko, soprano che all’occorrenza sa anche graffiante (“Northern Star”) per esaltare la parte metal che dovrebbe sempre essere affiancata al symphonic. La bontà della produzione ed un certo dinamismo, favorito dalle ritmiche sveglie e dagli assoli, rende questo approccio melodico meno statico di quanto spesso osservato altrove: i chorus sono efficaci, le aperture della title-track ariose e su “Venera” aleggia anche una palpabile atmosfera gotico/cinematografica che dona a questo terzo lavoro un discreto spessore. A differenza di altro materiale concorrente, quello degli Everdawn è un sinfonico abbastanza diretto, con i ritornelli che si avvalgono più della semplice ripetizione (“Silver Lining”) che dell’effettiva efficacia per fissarsi nella memoria: essi hanno anche il pregio di non farsi eccessivamente attendere, dal momento che nella maggior parte dei casi bastano poche battute per entrare nelle sezioni più immediate, divertenti e cantabili. Questo carattere di meccanica ed appassionata riproposizione (ma non necessariamente ripetitività) finisce con il costituire anche un carattere di riconoscibilità – per quanto a volte cantilenante – a favore del quintetto americano: se si arriva veloci al ritornello, innescandone un’ossessiva e felice ripetizione, devono essere gli Everdawn.

Prima che questo si tramuti in un difetto, intervengono brani più lenti nei quali la presenza della Gavrilenko ed il carattere narrativo del disco prendono il sopravvento: “Karmic Partner” ed “Images Everlasting” non hanno niente da invidiare ad una bella canzone di Tarja o dei migliori Nightwish, ad esempio, e testimoniano entrambe un’evoluzione nel sound della band americana che può essere apprezzata sotto diversi punti di vista. Da segnalare anche la notevole sensibilità esibita in molti passaggi strumentali, come nel caso di una “Crimson Dusk And Silver Dawn” prima e di una “The Promise” poi che, pur attestandosi quest’ultima al di sotto dei quattro minuti, esibisce un carattere da grande brano e rappresenta uno dei punti più alti di questo nuovo prodotto. Rispetto a (molto) altro materiale, nel quale l’etichetta di symphonic metal finisce col assumere le forme di un blob slegato e poco invitante di vocalizzi, rime scontate e ritmiche banali, il prodotto offerto dagli Everdawn appare progettato, arrangiato e confezionato con tutta la cura data dall’esperienza, dai tour e – forse – anche dalle affermate case discografiche con cui gli americani hanno potuto lavorare. Il carattere melodico di “Venera” non è opprimente al punto da nasconderne i guizzi, le grigie variazioni (“Justify The Means”) ed un certo caratterino che – benchè sempre addolcito – emerge soprattutto nella seconda parte della scaletta anche grazie all’eccellente e puntuale produzione di Hansen. Complice anche una durata generosa, che eccede i sessanta minuti, “Venera” è un disco di qualità e quantità, che pur non rinunciando al suo DNA accessibile, riesce a suonare piacevolmente fresco, agile e moderno. Rimane un prodotto di genere, certo, ma anche uno che – all’interno dei suoi chiari confini – si può consigliare con inaspettata convinzione.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. CASSIOPEIA 02. CENTURY BLACK 03. SILVER LINING 04. KARMIC PARTNER 05. NORTHERN STAR 06. JUSTIFY THE MEANS 07. THE PROMISE 08. CRIMSON DUSK AND SILVER DAWN 09. VENERA 10. ORION’S BELT 11. IMAGES EVERLASTING 12. SAMSARA 13. TRUER WORDS EVER SPOKEN 14. BENEATH THE WELL
Sito Web: facebook.com/EverdawnOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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